Pane consato

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(di Mimmo Caruso)

«Papà quanto manca all’acqua du pumu ?».
L’arrivo all’abbeveratoio sulla strada per San Mauro Castelverde era una consolazione per me e mia madre: l’unica pausa concessa ai nostri stomaci.
«Quando ti prenderai la patente ste curve le saprai tutte a memoria e non ti faranno impressione» mi diceva mio padre.
Era la mia prima estate, passata ò paisi, i miei compagni sul tema a Settembre avrebbero parlato di viaggi in Toscana o di giornate trascorse a mare.
«E tu scriviglielo in francese» mi disse un mio zio «scrivi sono stato a Saint Mauritz Chateauvert!… accussì a maestra pensa ca t’innisti a sciare».
Era Agosto, la mia prima sera a San Mauro, mio padre mi aveva dato 7000 lire: «mille al giorno per una settimana», mi aveva detto.
Nel corso c’erano i vecchi. Non ne avevo mai visti tanti tutti assieme, passavo tra di loro e sentivo che l’uno spiegava all’altro “a chi appartenevo” e se non era chiaro dal cognome glielo faceva capire dalla ‘nciuria.
Ricordo che davanti al circolo “Buoni Amici”, un vecchio con la faccia dello stesso colore del bastone, che lo reggeva in piedi, disse: «sta arrivando la paesana», dieci minuti dopo scese la nebbia.
I materassi di lana sono diversi da quelli di casa: mi facevano addormentare subito e svegliare fresco e riposato alle sei di mattina.
Sembrava che avessero assimilato per anni i ritmi du’ paisi, per trasmettermeli in una sola notte.
Alle sei mio padre era già pronto per uscire, «esco una rancata», diceva.
Quanto fosse “una rancata” mia madre proprio non lo capiva.
Un’ora? Mezza giornata?
Ma lei, come me, è cittadina ed il tempo per noi di città è importante: va a peso.
Quel giorno la “rancata” durò pochi minuti, mio padre tornò con un pane da mezzo chilo appena uscito dal forno.
Lo posò sul tavolo e, sorridendo, esclamò:
«Consiamolo!».
Sfilettò le acciughe sopra il pane tagliato. Sembravano sciogliersi a contatto con la mollica calda. Aggiunse il pecorino grattato, pepe ed annaffiò tutto con l’olio.
«Questo è l’olio di Karsa» mi disse fiero. Lo conosce l’olio lui.
«Tuo nonno vendeva l’olio, e quando sono nato io, siccome acqua non ce n’era mi ha lavato nella giara», così ogni tanto mi ripete per scherzo.
Fui io il primo ad assaggiare quella cosa nuova. Mi sono sempre vantato di saper descrivere ogni sapore. Quello ancora oggi non riesco a rappresentarlo a parole nella sua completezza.
Ricordo come era piacevole il calore del pane tra le mani fredde.
Ieri sono tornato con mio padre al paese, la luce a casa è staccata. Una colomba ha sfondato un vetro per morire in cucina. Le imposte non chiudono più bene e dal tetto piove. Mio padre guarda ogni angolo della casa, soppesando i danni dell’incuria.
Mi guarda mio padre:
«Dobbiamo deciderci» mi dice «si sta perdendo sta casa: che dici la vendiamo? ».
«No papà, ora la consiamo».

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