Immigrazione e anticlandestinità

(di Pietro Manzella)

Se vivo male nel luogo in cui sono nato, se non trovo lavoro e non posso sfamare la mia famiglia o se la società non è in grado di preoccuparsi di essa, mentre io voglio vivere, crescere e non morire, allora devo migrare in paesi che, offrono, almeno, tale speranza. Questo succedette ai nostri antenati quando lasciarono l’isola per raggiungere l’agognata America e questo accade oggi a molti altri uomini che vengono nella nostra terra immaginando di trovarvi la mitica “gallina dalle uova d’oro”. Come tutte le grandi migrazioni di massa, però, spesso diventano pericolose se non si provvede a regolarle. Il nostro territorio è diventato meta ambita, per diversi motivi, da uomini, donne, bambini che lasciano le terre d’origine tra pianti, disperazione e morte, ma con il cuore pieno di speranza. Loro sono gli esseri umani della società del futuro, sono giovani e pieni di voglia di rigenerarsi, non dimentichi, però, delle proprie origini e delle proprie tradizioni, che trasportano sempre dentro loro stessi.
La Sicilia e l’intera penisola è pronta ad aprire loro le braccia, le nostre città, le nostre officine e le nostre case, ma occorre regolare il loro ingresso, la loro libera circolazione e la loro commistione con noi, in un reciproco rispetto di diritti e doveri.
A tal fine il D.Lgs 25/07/1998 n. 286 e la L. n. 94/2009 hanno stabilito alcune regole al flusso della “speranza-clandestina”, stabilendo delle disposizioni, più o meno criticabili, nel tentativo di dare “luce al buio” a questi uomini, prevalentemente dal colore della pelle differente dal nostro.
Ecco, quindi, che le predette leggi, stabilendo le modalità di accesso e di residenza degli stranieri-migranti nel nostro paese, consentono di costruire insieme il futuro di una società europea multietnica, così come quella americana. Si spera, però, che i Governi di origine dei “barconi della miseria” comprendano che i costumi vanno cambiando anche per loro e che il radicamento, spesso fanatico alle proprie tradizioni e religione, deve essere rivisto, affinché si possa costruire una società civile che nel tempo diventerà certezza di vita fondata sul rispetto, sulla comprensione e sulla tolleranza del valore etico della vita umana.

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Una Risposta

  1. Caro Pietro,
    il tuo Immigrazione e anticlandestinità (Vesprino 14 novembre) sollecita più di una riflessione. Il tema è ampio e andrebbe suddiviso in sottoproblemi. Mi limito in questa sede a sollevare alcuni quesiti:
    1) Tu dici che “la Sicilia e l’intera penisola è pronta ad aprire loro le braccia” e ricordi l’analogo destino dei nostri antenati quando l’America fu per loro ciò che oggi è l’Italia per l’immigrato. Sei davvero convinto di ciò? Prova a salire su un autobus (ti consiglio la linea 101 alle ore 13) e vedrai come i pochi siciliani (perché noi siamo nobili e i mezzi pubblici ci disdegnano) trattano i molti (si, è vero, spesso anche “portoghesi”) “neri” (ma non tanto più neri di noi siciliani). Prova a fermarti nei pressi di un semaforo (ti consiglio Via Dante – Piazza Virgilio ore 13:30) vedrai come i molti palermitani (perché noi siamo nobili e l’auto ci è essenziale) “aprono le braccia” al lavavetri e o al venditore di fazzolettini. Si è vero, ci fanno “perdere tempo” ( e si sa che per una città come Palermo che sul dinamismo e sulla frenetica attività lavorativa fonda la sua stessa esistenza, il perdere tempo è morte), si è vero spesso sono fastidiosi e insistenti, ma che bisogno c’ è di sputare loro in faccia? Prova a chiedere ai tuoi, ai nostri amici e conoscenti quanti di loro diano la “giusta mercede” e paghino i contributi alla colf di turno e vedrai come le “nostre case” siamo pronte ad accogliere chi deve migrare.
    La nostra terra ha conosciuto Fenici, Romani, Visigoti, Longobardi, Arabi, Normanni, Francesi, Spagnoli, Tedeschi, la nostra è una città con un porto aperto sul Mediterraneo eppure siamo (o, forse, per questo!) profondamente razzisti. Quanto poi all’emigrazione in America fu cosa diversa da quella attuale; e non dimentichiamo i nostri nonni mandati a morire in Belgio o in Germania per un pugno di carbone che l’Italia ottenne in cambio delle loro vite!
    2) Tu dici che la L. n. 94\2009 tenta di dare “luce al buio a questi uomini”. E’ vero: migrazioni di tali proporzioni necessitano di regole. La mancanza di regole alimenta la pericolosità sociale e parallelamente esplode il sentimento latente di razzismo. Ma attenzione a non spacciare con l’etichetta della sicurezza sociale la xenofobia e l’odio per il diverso.
    Come si vede, il fenomeno va analizzato sotto diversi profili (sociali, giuridici, economici, criminologici) che si intersecano e qui si può solo sollecitare un’opinione. E’ un argomento che merita più di un dibattito. Perché non ne facciamo un OBIETTIVO SOCIALE INTERNO?
    Abbracci
    Donato Salvatore Messina

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