Natale a Palermo

UN ITINERARIO TRA CULTURA E MUSICA

(Carmelo Fucarino)

Con questo programma si è voluto ripetere l’esperienza inaugurata a luglio con il Festino alternativo che ha inteso ritrovare la connotazione genuina e naturale ad una festa che, negli anni, amministrazioni di opposta estrazione politica hanno trasformato in un happening laico e folkloristico, affidato per ultimo non a maestranze locali, ma a format milanesi, in cui la partecipazione dei Palermitani, più che all’organizzazione e alla rivisitazione del miracolo tragico della Santuzza, è stata relegata solo alle forme emotive e magiche di culto o alla contestazione di piazza. Nella prosecuzione del progetto di riappropriazione della religiosità un plauso sentito va al comitato organizzatore e in special modo al prof. Manlio Corselli che lo ha fermamente voluto e crede nella necessità di ritrovare le radici interiori del sacro. Egli ha saputo riunire in un solo intento, sotto una sola insegna e in stretta sinergia un gruppo di organizzazioni private, dal Rotary al Conservatorio, all’Agimus, al Comando militare, con le strutture assessoriali comunali, che hanno dato il loro convinto e materiale sostegno.

Questo sorprendente itinerario ha colto nel segno e ha riempito di gioia chi, come me, in questo blog aveva già manifestato il suo disgusto per un Natale consumistico a stelle e strisce. Era l’ora che anche qualche rappresentante delle istituzioni pubbliche spostasse i riflettori dalla frustrante ricerca di milioni di euro di denaro pubblico per le consuete luminarie, botti e cantanti milionari di grido per celebrare santi e patroni, a eventi di formazione culturale, al di là della consueta sacra per il popolo bue che da sempre ci si illude di potere tenere buono con i tradizionali festini, dai tempi neroniani del panis et Circenses. A Palermo solo il viceré Caracciolo ebbe il coraggio di limitare il festino di S. Rosalia che ormai durava settimane, ma rischiò il linciaggio.

Dunque un Natale itinerario dell’anima tra i nostri monumenti disastrati da muffe e infiltrazioni, ma anche tra i rari gioielli restituiti alla pubblica fruizione. Il percorso monumentale nei luoghi del nostro interiore, stupendi e dimenticati davanti all’imperversare degli stranianti non luoghi (per ultimo a Palermo il Forum delle pazzie), organizzato dagli storici e dall’architetto Fanale, tanti piccoli tesori, nascosti e ignorati dai cittadini: la galleria S. Anna, il bistrattato palchetto del Foro Italico, l’oratorio dell’Angelo Custode, la chiesa di S. Matteo, l’oratorio ai Lattarini, la chiesa della Gancia, l’oratorio in S. Domenico, Santa Maria in Valverde, le Dame al Giardinello, l’Archivio Storico. Poi la complessità e varietà dell’itinerario musicale che ha toccato tutti i generi. Un programma a cadenza quotidiana, dal 26 dicembre al 6 gennaio, per dieci indimenticabili serate, che le associazioni concertistiche svolgono in un’intera stagione e che avrebbe sfiancato un toro. Eppure un pubblico nuovo a tali generi musicali ha partecipato con entusiasmo.

L’avvio in grande nello splendido spazio ritrovato del S. Anna. Certamente infelice la collocazione del concerto, sotto una struttura avveniristica in cui il tumultuoso Concerto di Schumann e la delicata Romanza di Dvorak, come la Sonata di Brahms, potevano anche starci come ambientazione modernizzata, rispetto ai sontuosi saloni dei palazzi ducali. Quello che però non concedeva alibi era l’acustica. Accettando pure con tenerezza gli applausi fuori luogo di un pubblico che non distingueva una sonata, una romanza o un concerto da una canzonetta impegnata di Jovanotti. Ma proprio questo fu il bello delle serate, la presenza di un pubblico non aduso a tali performance, tuttavia attento ed emotivamente colluso. Come nell’assorta partecipazione sotto la maestosa e solenne navata della Chiesa di S. Matteo, dove ancora il Natale fu quello classico da Mozart a Schubert, da Rossini a Lehar, da Berlin ad Adam e, perché no, a Lennon. La voce di una giovane che l’organizzazione dell’Agimus e della sua presidente Maria di Francesco ci ha regalato. Nei concerti la parte del leone l’ha avuto il pianoforte, con diversi accompagnamenti, violino, violoncello, clarinetto e chitarra, ma sono stati presenti tanti altri generi, la banda musicale dell’esercito, la chitarra classica, il Coro di voci bianche, l’arpa e la cornamusa, il concerto per soprano. Le meraviglie, in una parola, dei luoghi ritrovati e dell’invenzione musicale.

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