Per caso: quarta parte

(racconto di Gabriella Maggio)

Che può significare “quadrante”? Si chiede Vittorio. Lui aspetta un altro  tipo di comunicazione. L’indicazione precisa  di cosa deve fare. Si stropiccia gli occhi, si liscia le rughe della fronte. Si versa un altro bicchiere d’acqua. E la cassiera…chi è? Che sa ? Che c’entra? Ricorda di averla vista solo qualche volta al bar, quando va a fare colazione tra le nove e le dieci.  Fa i turni,  ha pensato. Non crede che quello sia il modo escogitato da Antonio per stabilire il contatto. La paura diventa ossessione. Teme che Antonio sia stato messo fuori gioco e sia stato persino costretto a rivelare la parte di piano che lo riguarda o tutto quanto. Si sforza di restare attaccato a ciò che ha in mano; è niente se gli manca l’indicazione della prossima mossa. Quella deve fare per concludere l’operazione. Fabrizio glielo diceva sempre, sin da quando si erano conosciuti, di non almanaccare, di stare lucido, di tenere sempre la mente attenta e sgombra. E quello il segreto del loro lavoro. Ma anche a Fabrizio non era servito a lungo, l’agguato in cui era morto non l’aveva fiutato nemmeno lui. Per stanchezza, abitudine al pericolo, imprevedibilità delle situazioni?  ( continua)

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