Il maiale non è il porco: parte terza

(Pinella Bongiorno)

Le grandi religioni monoteiste si sono trovate, ad un certo punto, concordi sull’osservanza di alcune regole dietetiche, il cui intento disciplinare mira alla formazione etica dei propri adepti. Il divieto di alimentarsi di certe carni – forse le più gustose – implica necessariamente la rinuncia a soddisfare il gusto, per perseguire, attraverso il sacrificio, la virtù. San Benedetto invita i suoi seguaci a scegliere con oculatezza il proprio cellerario, il quale deve essere «sobrio, non forte mangiatore». In riferimento poi alla quantità di cibo  giornaliero, bisogna che i monaci «tutti si astengano dal mangiare carne di quadrupedi, eccettuati quelli molto deboli e gli ammalati».[1] Il Santo non specifica quali quadrupedi per cui si può evincere, nella generalità, sia compresa il maiale. Non nutrirsi con carne di maiale, per gli ebrei, è appunto un rigido precetto morale a cui i musulmani fanno coincidere anche il precetto medico che vieta il consumo di carne suina poiché è particolarmente indigesta nei climi caldi e desertici, anzi esiste una dieta appropriata da seguire, come suggerisce Avicenna.

«Ragion per cui raggiunge la virtù, chi tiene l’anima lontana dal vizio […] evita qualsiasi tipo di carne pesante, preferisce […] capretti e agnelli, pollastri, galline pernici».[2] In questo scritto del medico-filosofo, in conformità delle normative coraniche, il maiale non è neanche considerato sia pure in un elenco di cibi sconsigliati. Ai nostri giorni, l’integralismo musulmano condanna ogni forma di cedimento alla cultura occidentale, e quando ciò avviene provoca rigurgiti ortodossi, a maggior ragione quando grava il sospetto di alterazione delle norme alimentari. Una notizia allarmante si era diffusa a Jakarta, in Indonesia, riguardo ai comuni prodotti alimentari e cosmetici e che sembrava contenessero grasso di maiale. Immediatamente, «una nota azienda produttrice di cibi in scatola si è precipitata a fare un’inserzione sui giornali della capitale, informando i lettori che i suoi prodotti sono halal, termine musulmano per indicare “accettabile alle norme religiose”».[3]

La conoscenza di questa disposizione permise ai mercanti veneziani, nell’828 d. C. ad Alessandria d’Egitto, di trafugare le reliquie di San Marco; costoro, con un’abile manovra occultarono il prezioso reperto fra la carne di maiale: ciò permise di sfuggire al controllo dei musulmani, saliti a bordo della nave per una perquisizione.[4]

Le prescrizioni religiose regolano la dieta alimentare ed hanno alla base l’obiettivo di raggiungere la santità; un obiettivo che, da solo, spiega le difficoltà che si pongono per il suo raggiungimento.

Nel capitolo intitolato «Gli abominî del Levitico», l’antropologa Mary Douglas evidenzia alcuni passi della Bibbia relativamente al sistema classificatorio che separa gli animali puri da quelli impuri, secondo il principio dicotomico del Bene e del Male. Perciò tutto quello che non si presta a tale distinzione è equivoco, sordido, dunque pericoloso: l’incontro dell’uomo con la natura deve essere governato da leggi che ne impediscano la contaminatio.

Il maiale – pur rispondendo alle caratteristiche di quadrupede con lo zoccolo spaccato e l’unghia divisa – non è però un ruminante, aspetto che lo inserisce fra gli animali da aborrire. Però, incalza la studiosa inglese, «non viene detto assolutamente nulla a proposito delle sue abitudini sozze di cibarsi di immondizie […] la mia ipotesi è che in origine la sola ragione per classificarlo come immondo è che non poteva rientrare, come cinghiale, nella classe [che] ha una sola delle due caratteristiche che classificano il bestiame […] Ma in generale il principio di fondo della purezza degli animali è che essi devono essere pienamente conformi alla loro classe: sono immondi quelle specie che sono membri imperfetti della loro classe, o la cui classe stessa rende ambiguo il disegno generale del mondo».[5] Nei testi teologici gli attributi degli animali si prestavano magnificamente per simboleggiare i valori morali e cristiani. La vasta gamma di indirizzi esistenziali ha come estremi l’astensione, che conduce l’uomo a una vita morigerata o contemplativa, e l’intemperanza che conduce a una vita gaudente o licenziosa. Senza propendere né per l’uno né per l’altro stile di vita, è preferibile applicare la sentenza gnomica del savio Cleobulo: Ottima è la misura. Oggi, la norceria presenta, nella variegata tipicità locale,  prodotti garantiti e di qualità per la gioia dei consumatori, in netto contrasto con quelle merci contraffatte che minano alla qualità alimentare. Gli stessi nutrizionisti e dietologi affrontano oltre il pregio il problema della quantità di cibo puntando su diete mirate che includono tutti gli alimenti purché in modo equilibrato. I salumi, a base di carne suina, sono spesso sotto l’accusa di un consumo eccessivo, specialmente fra gli adolescenti, allora ragazzi Nulla troppo! Lo raccomanda Solone, così facendo si eviteranno drastici divieti.

Intanto privarsi del gusto di un prosciutto di Parma o di un salamino di Sant’Angelo di Brolo (come non ricordare il maialino nero dei Nebrodi!) comporta un impoverimento non solo del sapore ma, soprattutto, di un felice rapporto con le proprie origini e con il proprio territorio: mangiare è soprattutto cultura.


[1] Gregorio Magno, Vita di S. Benedetto e la sua regola, (la traduzione è curata dai PP. Benedettini di Subiaco), Città Nuova Editrice, Roma 1995, pp.173-185, passim.

[2] Avicenna, Il poema della medicina, a cura di Andrea Borruso, Silvio Zamorani ed., Torino 1996, pp. 42 e 96.

[3] Grasso di  maiale in prodotti di uso comune, protesta musulmana, a cura del Centro Missionario P.I.M.E., dal Sommario sotto la voce: Indonesia in Asia News, 1-15 dic., Milano 1988, p.508.

A Palermo, nel centro storico, è attiva una macelleria nella cui insegna compare il rassicurante termine Halal

[4] Cfr. Marina Falla Castelfranchi, Icone reliquie e il mare,in La preghiera del marinaio. La fede e il mare nei segni della chiesa e nelle tradizioni marinare, a cura di  A. Manodori, (Genova 22 maggio-20 ottobre 1992), Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 1992, p. 401

[5] Mary Douglas, Purezza e pericolo. Un’analisi dei concetti di contaminazione e tabù, trad. ital., Il Mulino, Bologna 1993, p. 101.

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