Preveniamo l’infertilità maschile

(Dott. Vincenzo Ajovalasit*)

Secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 10-20% delle coppie nei paesi industrializzati soffre di problemi di fertilità.
La sterilita di coppia è un fenomeno in aumento e la responsabilità maschile è intorno al 50% pari a quella femminile. Per infertilità s’intende la mancata gravidanza dopo un anno di rapporti continuativi non protetti. Quarant’anni fa’ la percentuale d’infertilità attribuita al sesso maschile, si aggirava intorno al 20%. Diversi fattori hanno contribuito a incrementare questo dato:

  • L’infertilità maschile era considerata una vergogna (paragonata all’impotenza) quindi non indagata, si preferiva dare la responsabilità della non procreazione alla donna e quindi gli eventuali accertamenti erano eseguiti esclusivamente sul sesso femminile. Il miglioramento culturale della società, l’emancipazione della donna, ha portato a obiettivi accertamenti della coppia e si sono rilevati casi d’infertilità maschile prima ignorati.
  • Patologie andrologiche non riconosciute in precedenza sono state evidenziate grazie a recenti metodi d’indagine.
  • L’informazione e la prevenzione di queste patologie di coppia sono migliorate.

Le cause di deficit nella procreazione nell’uomo sono numerose e molteplici, infatti, l’apparato riproduttivo maschile, per la sua complessità funzionale e anatomica è assai più vulnerabile, di quello femminile, all’influenza di fattori negativi. Non bisogna collegare l’infertilità alla disfunzione sessuale, infatti, nella seconda una serie di alterazioni funzionali/organiche o fattori psicologici determinano una mancanza di erezione del pene e/o del desiderio sessuale e quindi provocano infecondità. Nella maggioranza dei casi, la sterilità si presenta in soggetti con attività e desiderio sessuale normale, inoltre è importante ricordare che essa è una condizione medica e non un disordine sessuale.
Ci occuperemo di quelle forme d’infertilità in cui la prevenzione o la tempestiva  terapia medico-chirurgica, può evitare la sua comparsa.
Le principali cause di sterilità nel maschio:
a) congenite
b) acquisite
c) ambientali
I difetti congeniti devono essere evidenziati e curati sin dai primi anni di vita, prima che le lesioni diventino irreversibili, è importante che il pediatra o il neonatologo evidenzi, alla nascita o subito dopo, la presenza del criptorchidismo o di malformazioni genito-uretrali (ipospadia,incurvamento dell’asta,epispadia etc.).
Le forme acquisite sono patologie che compaiono dopo la nascita a seguito d’infezioni, predisposizioni, eventi traumatici o altre cause, le più frequenti sono il varicocele, le torsioni testicolari, le forme flogistiche del didimo e dell’epididimo, l’ostruzione dei dotti che trasportano gli spermatozoi verso l’esterno, i traumi, le malattie trasmesse sessualmente e i tumori.
Tra le malattie acquisite dobbiamo inoltre elencare le disfunzioni ormonali, quali ipotiroidismi e quelle con bassi livelli di testosterone, alti valori di FSH, eccesso di prolattina. Quest’ultime possono causare alterazioni sia quantitative sia qualitative del liquido seminale attraverso l’inibizione dello GnRH (un ormone di origine ipotalamica che induce il rilascio di LH dall’ipofisi anteriore), bassi livelli di LH (provvede alla stimolazione delle gonadi) e deficit nella produzione del testosterone (l’ormone maschile più importante prodotto principalmente dai testicoli e, in minima parte, dalla corteccia surrenale).
Possono causare infertilità nel maschio alcune patologie di ordine generale:
il diabete mellito non compensato o malattie immunitarie con reazione antigene-anticorpo contro lo sperma, il reflusso ascendente vescico-deferenziale, le malattie veneree come la gonorrea o la sifilide, le prostatiti ricorrenti ed alcune patologie caratteristiche dell’infanzia come la parotite. Queste malattie possono essere responsabili sia della diminuzione del numero sia delle alterazione della morfologia e della mobilità degli spermatozoi.
Inoltre tra le forme acquisite bisogna ricordare che è dannoso l’uso droghe, sostanze d’abuso e di alcuni farmaci:

  • Droghe e Sostanze d’abuso: l’uso dell’alcol, degli oppiacei, della cocaina e dei derivati della cannabis, usate da molti giovani per le loro presunte proprietà “afrodisiache”, svolgono un’azione nociva diretta sugli spermatozoi; anche il fumo della sigaretta ha un effetto deleterio, determina oltre un basso numero di spermatozoi, (in media dal 13% al17% inferiore a quello dei non fumatori) anche un aumento delle anomalie dello sperma, infatti, è ritenuto colpevole di avere un effetto mutageno.
  • Farmaci: dannoso per le gonadi è l’uso di steroidi anabolizzanti utilizzati illegalmente da alcuni “sportivi” per aumentare la massa muscolare, anche mascherati da integratori di aminoacidi e proteine; nocivo è l’uso di antidepressivi triciclici. della cimetidina (usato in passato nella cura dell’ulcera gastrica), di alcuni farmaci anti-ipertensivi, dell’aspirina, della colchicina (usato nella gotta) e di alcuni farmaci antitumorali.

Il paziente e i genitori devono essere istruiti sugli effetti secondari di alcuni farmaci o delle droghe e devono essere informati sulle patologie che possono determinare sterilità e quale sia la loro cura.
Il medico di famiglia o il pediatra deve visitare con il massimo tatto e nel pieno rispetto dell’innato pudore del giovane (che difficilmente chiede spontaneamente un controllo dell’apparato riproduttivo) e inoltre deve educare e informare, sia il paziente (anche in giovane età) sia la famiglia, sulla prevenzione delle malattie dell’apparato genitale maschile e sulle possibili cure mediche.
Le cause ambientali, rappresentano un importante causa dì infertilità maschile; recenti studi hanno documentato che la concentrazione degli sperma­tozoi nello spermiogramma comparata con quella di quarant’anni fa, è diminuita in media da ottantasette a sessantadue milioni per millimetro cubo, con un calo del 29.6% e inoltre hanno riscontrato un deterioramento della qualità seminale. Quest’aspetto, ultimamente, ha acquisito un valore sempre maggiore, infatti, si è assegnato un nuovo credito alla formula qualitativa e morfologica degli spermatozoi umani rispetto al solo valore quantitativo.
Il più importante imputa­to della lenta ma progressiva riduzio­ne degli spermatozoi e del loro deficit funzionale è l’inquinamen­to ambientale, Per questo tipo d’infertilità, una consapevole politica di prevenzione può ridurre o addirittura annullare la percentuale di sterilità dovuta all’ambiente.
I Tossici ambientali possono agire sia sul sistema ormonale ipotalamo-ipofisi-testicolo, sia direttamente con effetti tossici sulle cellule germinali.
Le seguenti sostanze sono responsabili di alterazione della spermatogenesi:

  • Pesticidi: sono sostanze chimiche di sintesi che si usano nell’agricoltura convenzionale per combattere parassiti, malattie e antagonisti delle piante coltivate. Spruzzati sulle piante durante il periodo di coltivazione, i pesticidi possono rimanere, in quantità consistenti, sul prodotto finale (frutta, verdura, cereali e così via). E’ evidente l’associazione fra l’esposizione prolungata ai pesticidi, danni al Dna degli spermatozoi o formazione di autoanticorpi contro il proprio sperma.
  • PCB: è l’abbreviazione di policlorobifenili, composti chimici contenenti cloro utilizzati in passato nella sintesi di antiparassitari, erbicidi, preservanti del legno, vernici, solventi, disinfettanti, come plastificanti nella produzione di adesivi e come fluidi dielettrici nei condensatori e nei trasformatori elettrici, e ancora oggi utilizzati per alcuni processi industriali.
  • Diossine: sono una classe di composti organici eterociclici, cancerogeni, persistenti, non biodegradabili, facilmente accumulabili nella catena alimentare. Le diossine si producono dalle reazioni di ossidazione, come quelle che avvengono negli inceneritori, nelle acciaierie di seconda fusione e in altri processi di combustione civile e industriale. Esse si presentano come molecole inodori, resistenti alle alte temperature (800°C), insolubili in acqua ma solubili nel grasso. Per le loro proprietà sono in grado di persistere a lungo nell’ambiente e accumularsi nel grasso dell’uomo e degli animali, entrando così nella catena alimentare, nella carne, nella frutta, nel latte e nei suoi derivati, nell’acqua, nei metalli pesanti: piombo, cadmio, mercurio, oltre che nell’aria ambiente.
  • Ormoni: livello dell’inquinamento ambientale da estrogeni è andato crescendo enormemente negli ultimi quarant’anni, in seguito a numerosi fattori, ma il più importante è l’uso degli estrogeni negli allevamenti zootecnici. Gli estrogeni sono ovunque, aria, acqua, cibo, fiumi, perfino nelle plastiche, nei nastri adesivi da imballaggio, nei pavimenti di vinile, negli inchiostri. Arrivano nel corpo anche attraverso la pelle quando usiamo shampoo, saponi e cosmetici. Gli estrogeni giocano un ruolo alterando il sistema endocrino deputato all’attività riproduttiva.

Queste sostanze tossiche ambientali possono essere responsabili di fallimenti alla fecondazione assistita o peggio ancora di malformazioni fetali, con pesanti ricadute sul piano personale, psicologico, economico e sociale.
I genitori devono fornire in età pediatrica – adolescenziale, le giuste norme igienico-sanitarie, istruire il giovane sulla sessualità sorvegliandone il comportamento.  Dovranno inoltre informare il proprio figlio, insieme al medico, sugli effetti nocivi delle droghe lecite (fumo, alcol) e di quelle non lecite, educarlo a un’alimentazione corretta, spesso non rispettata in questa età.
I sanitari possono ancora migliorare nella prevenzione e nella diagnostica di quelle malattie che causano sterilità, è necessario che l’apparato riproduttivo maschile sia visitato sempre, solo così si possono evidenziare quelle patologie o quelle situazioni di rischio potenziale che, se tempestivamente individuate, possono essere opportunamente corrette. Infine è  necessario formare  tutti gli operatori sanitari perché  questa  condizione clinica, pur colpendo il maschio, investe la coppia sia nella dimensione più intima e personale della riproduzione sia e soprattutto sul piano psicologico.

*Dott. Vincenzo Ajovalasit – Dirigente medico di Chirurgia Pediatrica – Responsabile dell’Ambulatorio di Andrologia Chirurgica Pediatrica –  Ospedale Casa del Sole – Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti – “Villa Sofia – Cervello” Palermo

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