L’Archivio questo sconosciuto (I)

(Renata De Simone)

Sala Fondo Tribunale

Qualche giorno fa, uscendo come di consueto dal portone dell’edificio monumentale, ubicato nel quartiere un tempo nobilissimo e oggi in parte  degradato della Kalsa, sede di quello che da più di venticinque anni è il mio ufficio, mi imbatto in un gruppo di turisti in visita nella nostra città. Sono accompagnati da una guida locale che, indicando il Convento della Gancia, lo liquidava frettolosamente con le parole: “In questo Convento è conservato un importante archivio siciliano”.
Mortificata da tanto approssimativa definizione, comincio a rimuginare come sarebbe stato più dignitoso presentare un così prestigioso Istituto, l’Archivio, esistente nel nostro territorio da quasi due secoli e la sua sede, ancorché sede secondaria, di più antica e pregevolissima fattura. Io avrei fatto così.
“Fate attenzione, signori, perchè state percorrendo i sentieri di al-Halisah (Kalsa), il quartiere residenziale degli emiri arabi. L’edificio monumentale che avete lasciato alle spalle è il Convento della Gancia dei Frati Minori Osservanti di S.Francesco, fatto costruire nel ‘400, come ospitium o grancia ,da cui il nome, dai Frati di S.Maria di Gesù, allo scopo di accogliere e ospitare i fratelli pellegrini, curandoli presso l’ annessa infermeria. Il locale, prima di modeste dimensioni, venne realizzato grazie all’acquisto di un terreno, un tempo vigna, ceduta dai PP.Teutonici della Mansio SS.Trinitatis (attuale Magione) ed era ubicato entro le mura cittadine e vicino l’antica porta della Vittoria attraverso la quale Roberto il Guiscardo entrò in città. Tale edificio, ampliato nel corso degli anni, dotato di spaziosissimi locali adibiti a refettorio e dormitorio ed arricchito, nei primi anni del secolo XVII, di uno splendido Chiostro colonnato per volontà del viceré Paceco, marchese di Vigliena, già alla fine del ‘400 era considerato monumento cittadino così da identificare un’intera contrada : contrata Ganchie S.Marie de Jhesu.

Particolare del porticato d’ingresso

Ma non meno nobile del manufatto architettonico è il patrimonio storico che si nasconde dietro le robuste mura del Convento. Reso disponibile ad usi civili con la soppressione delle Corporazioni religiose, venne utilizzato in periodo borbonico come deposito del Grande Archivio di Palermo. Con regio dispaccio 11 febbraio 1814, a seguito delle nuove tendenze sviluppatesi in epoca napoleonica, era stato creato in Sicilia un Archivio Centrale che comprendeva tutte le scritture di pubblico interesse prodotte dagli uffici pubblici siciliani. Il regio decreto 1 agosto 1843 istituì il Grande Archivio di Palermo.

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