Voci di donne

(Gabriella Maggio)

“Sembra che siano trascorsi secoli da quella frenetica rivoluzione femminista. Dopo tante lotte per la liberazione, la giornata, sembra aver perduto lo slancio e lo smalto iniziali e di essere snaturata nell’opinione comune in una giornata di esclusione misantropica, in cui le donne si concedono una serata unisex, talvolta all’insegna della trasgressione.” Scrive C. Fucarino. E non posso che essere d’accordo. Qualcosa è in questi anni cambiato nelle donna ed intorno alla donna. Dagli anni settanta al 2010 intercorrono 40 anni, una vita, anche in tempi di longevità. Le donne come si diceva si sono progressivamente “emancipate”, svolgono professioni un tempo esclusivamente maschili, rivendicano giustamente di essere padrone del loro corpo, di decidere se e quando avere un figlio. Anche la legislazione si è adeguata. Ma io credo che ancora il traguardo è lontano. E la ricorrenza di oggi ha questo senso, far notare che il cammino non è finito, che i passi si compiono giorno dopo giorno, che a volte il passo è diretto all’indietro non in avanti.   Io mi sento ancora legata all’otto marzo e mi piace non farlo dimenticare soprattutto alle giovanissime ed ai giovanissimi che stentano a individuare e distinguere i diversi momenti storici, confondendoli in  un indistinto mèlange.  Così ho scelto di cominciare un racconto di donne a partire dal Medioevo. Ma quali donne? Allora come oggi ci sono le donne che accettano il ruolo che la società in cui vivono mette loro  addosso. Sono tranquille. Secondo me vanno rispettate proprio per la serenità raggiunta.  Ce ne sono altre che sembrano tranquille all’esterno, ma covano un grande disagio interiore, vorrebbero essere diverse, ma non hanno la forza di trasformarsi in quello che vorrebbero essere. A queste credo che bisogna parlare. Ci sono poi quelle che questa forza ce l’hanno, l’hanno sempre avuta e dimostrata in tutte le epoche storiche. Queste credo che debbano essere conosciute da tutti perché  “donne” nel senso etimologico del termine. “ Dominae” , “Domne”, “Donne”. “Signore”, in lingua italiana”, “Non femmine”. Forse l’operazione  più facile e diffusa  è sempre stata quella di sostituire “donne” con “femmine”. Sembra più rassicurante vivere nello stereotipo. Io non sono d’accordo, perché mi sembra molto importante impegnarmi a  diffondere una distinzione che è fondamentale proprio nel nostro essere donne e lottare contro la forte corrente che vuole confondere  ed amalgamare  ogni cosa e naturalmente anche le “donne”.  E’ giusto chiarire ai lettori cosa, secondo me, distingue “donna “ da “ femmina”, il fatto di vivere con consapevolezza e determinazione  la   propria sessualità, l’intelligenza di stare  sempre vigili  affinchè non sia “usata” . Care donne lettrici, ma cari uomini lettori, sarebbe molto interessante sentire il vostro parere.

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