Appunti sulla storia dei guanti

(Raffaello Piraino)

I guanti di re Ruggero II Palermo, Regio opificio di corte. XIII sec.

Conosciuti dall’antichità come ornamento e protezione per le mani, ne sono stati trovati nelle piramidi egizie risalenti alla XXI dinastia (intorno al 1000 a.C.). I primi guanti erano generalmente costituiti da semplici sacchetti protettivi senza divisioni per le dita; solo più tardi fu separato il pollice. Si ebbero tuttavia guanti con dita fin dall’antichità: le donne egiziane e romane si proteggevano con essi le mani nei lavori di casa, di giardinaggio e nell’orto: vedi Catone e Marrone. Nel Medioevo si portavano guanti con il solo pollice separato, quelli che ancor oggi i francesi chiamano moufles. Guanti di ferro o di cuoio foderati di panno o pelle facevano parte dell’equipaggiamento del cacciatore e del soldato: i gantelets. I guanti dei re e degli alti prelati erano riccamente ornati con oro, argento e pietre preziose. Guanti di panno molto decorati facevano parte delle insegne del Sacro Romano Impero. Nel Medioevo il guanto aveva spesso un significato simbolico: esso veniva dato al cavaliere quando riceveva il suo grado, al vescovo durante la consacrazione, ai rappresentanti delle diverse classi sociali cittadine come segno dei rispettivi privilegi. Il guanto gettato a terra   significava sfida o duello. Dal secolo XI le donne cominciarono ad usare guanti ornamentali di lino bianco che arrivavano al gomito. Guanti in pelle o seta, con ricami e pietre preziose, si diffusero nel Medioevo come accessori di lusso dell’abbigliamento dei ceti privilegiati. I contadini usavano grossolani guanti a sacco, cioè senza dita. Nel secolo XVI in Italia e Spagna si portavano guanti profumati. Con la calza lavorata a maglia, apparve nell’800  anche il guanto di maglia, ma quelli di pelle erano sempre considerati più eleganti. Nei secoli XVII e XVIII uomini e donne sfoggiavano guanti molto ricamati. Alla corte di Luigi XIV furono di gran moda quelli usati dalle guardie del re e detti appunto guanti alla moschettiera: senza chiudersi al polso, con largo risvolto svasato coprono tutto l’avambraccio. Mentre la moda maschile del barocco e del rococò, con i polsini di pizzo che ricoprivano quasi tutta la mano, lasciava poco posto ai guanti da uomo, quelli da donna diventarono un elemento molto importante dell’abbigliamento. All’inizio del secolo XIX comparvero i così detti mezzi guanti per donna (Mitaines), che lasciano scoperte le dita, e da quello stesso secolo i guanti sono ritornati nel guardaroba maschile: ma invece che all’ornamentazione, si è maggiormente guardato al taglio e alla buona qualità del materiale. La fine del secolo portò ( insieme alla moda delle calze traforate) i guanti da donna in filo lavorato a disegni e lunghi fino al gomito, con le dita scoperte per la sera e coperte per il giorno. Nel nostro secolo, ai guanti in pelle o lavorati a uncinetto si sono aggiunte versioni più economiche in maglia di lana. In tempi recenti si sono imposti nel guardaroba femminile guanti in molti materiali, in varie lunghezze e diversi colori. Una speciale foggia, elegante e pratica, è riservata agli automobilisti.

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