Eloisa: l’etica dell’interiorità

(Gabriella Maggio)

Edmund Leighton, Abelardo ed Eloisa

Il suo nome ci giunge da un tempo lontano, e rischia di sembrarci estraneo, visto che non ce lo ripropongono edizioni cinematografiche o fortunate serie narrative. Ma proprio  questa, diciamo,” purezza”  accresce la forza di questa donna, medievale solo in alcuni aspetti. Di medievale ha la sottomissione all’uomo, ad Abelardo, “ Ho accettato di sacrificare la mia giovinezza nell’austerità della vita monastica  non per vocazione ma solo per ubbidire ad un tuo preciso ordine”, dice Eloisa in una lettera;  di perenne  ha la curiositas e l’etica dell’interiorità. L’analisi attenta, sincera  e precisa dei suoi sentimenti. Resta deluso, però, chi si aspetta situazioni romantiche e facili concessioni al sentimentalismo. Eloisa ragiona ed argomenta sui suoi sentimenti, non si abbandona a vagheggiamenti e vaneggiamenti.La vicenda è nota attraverso tredici lettere in prosa latina che  Eloisa ed Abelardo si scambiano , tra queste c’è  ”La storia delle mie disgrazie”, un’ autobiografia in cui il filosofo racconta ad un amico la triste storia d’amore con Eloisa. La storia di questa donna coltissima, che ci ha lasciato uno dei più interessanti esempi di scrittura femminile del Medioevo  comincia a Parigi nel 1117, quando diventa alunna di Pietro Abelardo, maestro di dialettica nella scuola della cattedrale di Notre-Dame. L’amore che nasce tra il grande filosofo e la brillante e colta studentessa, esaltato dalla vicinanza intellettuale, si sviluppa presto  in tragedia.  Lo zio di Eloisa, il canonico Fulberto, quando scopre la relazione tra i due e che la giovane aspetta un figlio,  non si accontenta del fatto che il matrimonio, pur essendo stato  celebrato, rimanga segreto per volere di Abelardo e della nipote. La scelta di Eloisa di mantenere segreto il matrimonio nasce  sia dal timore di nuocere  alla grande reputazione di cui godeva il filosofo, in quanto S. Paolo ed  i Padri della Chiesa avevano visto nel matrimonio un rimedio alla concupiscenza, sia perché intacca il suo concetto d’ amore disinteressato, volto soltanto al bene dell’amato. Fulberto,  infuriato ancor di più  dai due  rapimenti della fanciulla orditi da Abelardo, dà incarico a  dei sicari di evirarlo. Il diritto consuetudinario di allora preferiva la concretezza della mutilazione del corpo ad altre soluzioni meno cruente. Per volere di Abelardo entrambi si ritirano in monasteri diversi, iniziando percorsi intellettuali e spirituali diversi. Abelardo rinnega la passione che li ha uniti come lussuria. Eloisa  invece lascia trasparire  dalle sue lettere una forza  d’animo che testimonia una donna non comune non soltanto nel Medioevo, ma in tutti i tempi. E’  consapevole di sé, dei suoi sentimenti, delle sue scelte. Non rinnega, infatti, il suo amore per Abelardo, né lo vuole dimenticare, nonostante tutte le conseguenze subite,” il mio animo era con te, non con me stessa…e ancor oggi il mio cuore se non è con te non esiste”. Eloisa è sicura dell’innocenza dei suoi sentimenti e  ribadisce in ogni frase  la teoria dell’amore disinteressato, cioè puro, perché la colpa non sta nelle azioni, ma nel pensiero. Perciò contesta  la devozione e la castità per cui viene lodata come monaca.  Non le appaiono  autentiche e forti, ma per quello che sono  superficiali ed ipocrite.  Avrebbe potuto tacere e fingere di avere  trovato  tranquillità e serenità,  ma questo non è da lei, non appartiene alla sua etica dell’interiorità, che è l’etica della sincerità innanzi tutto con sé stessi.

Bibliografia

E. Gilson “Eloisa e Abelardo”, Einaudi
F Bertini-F. Cardini “ Medioevo al femminile” Laterza

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