L’istruzione (II)

(Pinella Bongiorno)

Da siffatta temperie culturale, Dacia Maraini prende le mosse per il suo romanzo dove maturano i pensieri che agitavano don Pericle mentre osservava la duchessa Marianna Ucria «sempre a leggere libri…sempre dietro alle parole scritte…c’è qualcosa di ridicolo in questa smania di capire […] non sanno godersi la vita queste aristocratiche di oggi, si impicciano di tutto, non conoscono l’umiltà, preferiscono la lettura alla preghiera…».4 L’aristocrazia d’altronde vigilava, con altrettanto rigore, su qualsiasi riforma che avrebbe potuto minacciare gli antichi privilegi e ben pochi nobili, a motivo degli studi, hanno consegnato la propria firma ai posteri: i libri che figuravano nelle dimore gentilizie spesso fungevano da suppellettili senza costituire insidiose fughe per il pensiero.
L’ignoranza affliggeva comunque tutta la popolazione e, pertanto, poco minacciosa si poteva ritenere, in quegli anni, la pubblicazione di uno scritto su Leibniz del marchese Natale di Monterosato, non essendovi una folta schiera di lettori pronta a nutrirsi delle pericolose idee.
Partiti i Gesuiti, Palermo fu ben lungi dal costituire un centro di studi e ricerche. Purtuttavia, il re di Sicilia Ferdinando IV « ordinò ai monasteri di aprire scuole gratuite per i poveri, poiché  le loro dotazioni erano un patrimonio tenuto in custodia a nome della società: si doveva insegnare per quattro ore al giorno al “basso popolo” a leggere, a scrivere, a fare i conti, e si aggiunge che i maestri non dovevano ricevere doni in moneta dai genitori o stringere rapporti troppo amichevoli con i ragazzi».5
In sessant’anni di regno, Ferdinando non si mostrò certo un abile governante, ma aveva buon senso e idee moderatamente aperte. Infatti, « un altro paio di case dei Gesuiti furono trasformate in scuole tecniche in cui i bambini poveri potevano imparare a tessere e a lavorare il vetro e la ceramica: questa perlomeno, era l’intenzione…».6 Inoltre, egli introdurrà nell’istruzione i nuovi metodi pedagogici ispirati ad Andrew Bell e Joseph Lancaster. Cominciava a sentirsi un certo desiderio di rinnovamento, alimentato dal fatto che  l’Isola veniva a contatto più diretto con le grandi correnti del pensiero europeo. Il privilegio di stampa, fu assicurato dalla Reale Stamperia, che dalla sua fondazione, 1779, vantava un’attività  «con un preciso intento: pubblicare, accanto agli atti ufficiali e di servizio e i libri d’istruzione per le scuole lancastriane e normali del regno, opere fondamentali per la cultura italiana.»7.
La legge sull’istruzione gratuita, obbligatoria e senza distinzione di sesso fu promulgata in Francia nel 1793, periodo del Terrore, ma la crescita culturale dei Francesi già era stata avviata dai Philosophes. Francesco Paolo Di Blasi – profondamente influenzato dalle idee illuministiche – era fautore dell’istruzione gratuita e obbligatoria per le donne e i poveri. Le sue considerazioni in proposito emergono nel  dialogo con don Saverio Zarbo: Voi ricorderete quella dissertazione del principe Trabia sulla crisi agricola. –  apostrofa il giurista rivolgendosi al prelato – La crisi, diceva il principe, ha come causa l’ignoranza dei contadini […] E dunque diamo istruzione ai contadini  […] Non si può pretendere da un contadino la razionale fatica di un uomo senza contemporaneamente dargli il diritto ad essere uomo… ».8
Il Di Blasi era, inoltre, ammiratore di Domenico Caracciolo che aveva tentato di attuare un programma di riforme portato avanti, più cautamente, dal suo successore, Francesco d’Aquino principe di Caramanico. Durante il loro viceregno, dal 1781 al 1795, fu abolita l’Inquisizione e furono istituite nel 1788 le Scuole Normali in molti centri dell’isola. Il coordinamento fu affidato ad Agostino De  Cosmi che, per le sue idee progressiste fu, in un certo momento, guardato con sospetto dal Governo. Egli introdusse lo studio della lingua italiana e diresse le scuole per le classi popolari. Tra i suoi seguaci si ricordano Giovanni Gambini ed Emanuele Rossi; quest’ultimo condusse, dalle colonne de L’Osservatore, la polemica contro la Costituzione del 1812 che non aveva portato alcun reale miglioramento in Sicilia.


4 Dacia Maraini, La lunga vita di Marianna Ucrìa, Rizzoli, Milano 1990, p. 162.
5 D. Mack Smith, op. cit., vol. II, p. 389.
6 Idem, p. 392.
7 Massimiliano Pecora, I problemi interpretativi dell’istituto del privilegio di stampa nella parabola della Reale Stamperia di Palermo, « Esperienze letterarie », XXXIV (2009), 2, (pp. 65- 74), p. 70.
8 Leonardo Sciascia, Il consiglio d’Egitto, Einaudi editore, Torino 1980, pp. 126-127.

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