La figura dei nonni all’alba del terzo millennio.

(Natale Caronia)

Vito Giunchiglia, Presidente del Lions Club Palermo Normanna, ha ideato un Comitato dedicato ai nonni ed organizzato un meeting nel Centro Educativo Ignaziano invitando insieme tre generazioni.
Mentre i bambini giocavano in giardino, prendevano la parola Vito Giunchiglia, il Responsabile del Comitato Totino Plescia, il D.Z.  Nicolò Monteleone, quindi Anna Maria Pepi, Ordinario di Psicologia nella nostra università, anch’ella nonna, che ci chiariva sul ruolo dei nonni, figura importante per lo sviluppo dei nipotini, che vengono richiamati in servizio permanente effettivo.
Quindi, chiamati i bambini in aula, gli allievi del Prof. Floriano, Ordinario di chimica nella nostra Università, si esibivano nell’effettuare reazioni chimiche del tipo luminescente, produzione di ghiaccio, sviluppo di gas, variazioni di colori dei liquidi, etc. ricevendo ampi consensi tra i piccoli spettatori.
La manifestazione mi ha ulteriormente convinto che diventare nonni significa passare ad una categoria superiore. E’ impressionante come un batuffolo rosa possa condizionare le famiglie in maniera incredibile, con turni di guardia, appuntamenti rinviati, perché sono arrivati i piccoli re.
E poi vederli crescere, sentire le prime parole, vederli gattonare prima e fare i primi passi poi.
E consolarli per le prime cadute, tenendoli in braccio, confortandoli, accarezzandoli, sentire il loro profumo di latte e tenerezza, accompagnarli a nanna e raccontare loro le favole.
Quando cominciano a crescere arrivano le prime domande e ci fanno vedere dalla finestra dei loro occhi un mondo tutto colorato.
E viziarli, permettere loro quanto non abbiamo permesso ai nostri figli, perché non abbiamo la responsabilità; e soffrire in silenzio, facendo un passo indietro, quando i genitori li rimproverano.
Prenderli al volo in braccio quando corrono verso di noi gridando:  nonno! nonno!
Andare insieme a comprare il giornale perché sanno che ci scappa sempre un regalino.
E giocare con loro, spingendo le loro biciclette o correndo dietro un aquilone; o chinarci ad osservare piante e  grilli.
Andando indietro negli anni della mia infanzia rivedo il mio nonno paterno, con cui passavo giornate in silenzio seduto accanto a lui che fumava un puzzolente toscano, avvertendo il calore dell’amore con cui mi circondava; oggi, a mio turno, riverso sui miei piccoli nipoti questo calore.
E così, con quest’unica forma di immortalità concessa agli umani che rinnova la vita, esplode nel cuore dei nonni quel forte sentimento di tenerezza e d’amore che riempie il cuore.
Ed è così che mi sento tanto rinco.

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Una Risposta

  1. Certamente non è questa l’“unica forma di immortalità concessa agli umani”. Potrei ricordare, come campione, la celebre opinione di Foscolo (Dei sepolcri, vv. 292-295):
    E tu onore di pianti, Ettore, avrai,
    ove fia santo e lagrimato il sangue
    per la patria versato, e finché il Sole
    risplenderà su le sciagure umane.
    Però questo tipo di eternità è troppo elitaria ed implica doti e capacità che il sommo Dio ha dato solo a pochissimi, toccati dall’ala del genio, sia nella creazione letteraria, sia nell’arte, sia nella musica. Perciò voglio precisare che il tipo di immortalità riprodotta di generazione in generazione nello splendore degli occhi dei nipoti è il più democratico, perché concesso a tutti, ricchi e poveri, geni o meno dotati, buoni e cattivi. Quel sorriso e quella vocina che riempiono l’anima e riportano l’uomo all’origine, all’alpha e all’omega della creazione, sono realmente il più grande miracolo del mondo. D’altronde è la stessa generazione il dono democratico che tutti possono realizzare, indistintamente, secondo le leggi della natura. Tutti. Certamente qualcuno ne è escluso. Ma quello è soltanto uno scherzo della natura, è l’eccezione nell’armonia stupenda del creato. Perciò tutti coloro che hanno il dono, debbono essere felici per avere realizzato in sé la legge fisica e divina della continuazione della specie. In quei passetti, in quel sorriso, tutti ci ritroviamo figli e nonni, simbolo dell’arcano miracolo dell’eternità.
    Un grazie al Comitato.

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