Matteo Ricci (3)

(Antonino Lo Nardo)

Tomba di Matteo Ricci a Pechino

Lui stesso, in un certo senso, si definisce tale. Alla probabile giusta curiosità sulla sua attività in Cina da parte dei suoi confratelli in Europa. Matteo rispondeva: «Per questo non mi domandi V.R. quante migliaia di anime ho convertito, ma solo a quanti milioni di huomini habbiam fatto udire la prima volta questa antichissima nova che nel cielo vi è un Dio creator del cielo e della terra, alla qual nova vanno molti alzando gli occhi confessano, vere Deus aliquis creavit coelum et terram et omnia sapientissime gubernat. E già nella Cina, regno sì grande, non è tanto disconosciuto et inaudito il nome di Dio, quanto fu tanti secoli passati».
Matteo Ricci nacque due mesi prima della morte di Francesco Saverio ed in un ideale passaggio di testimone il primo continuò l’opera del secondo. Superò quel grandissimo ostacolo che il Santo mise bene in evidenza in una lettera scritta pochi giorni prima della sua morte ai PP. Pérez e Barzeo: “Sappiate per certo una cosa e non ne dubitate: al demonio pesa grandemente che i membri della Compagnia del Nome di Gesù entrino in Cina”.
Certo, il Saverio indicò la via ma occorre giustamente rilevare che a portare a compimento l’opera furono tre italiani, entrati a breve distanza di tempo l’uno dall’altro nel Noviziato romano della Compagnia di Gesù: Alessandro Valignano, che delineò il piano d’azione, Michele Ruggieri, che spalancò la porta e Matteo Ricci che proseguì l’opera portandola a un grado di sicuro sviluppo.
Fu un’opera stupenda, definita dal Ricci “cosa tanto meravigliosa che non pensiamo né parliamo in ciò se non come in una cosa miracolosa della potentissima mano dell’Altissimo”.
In virtù della vasta e profonda reputazione di santità di cui gode Matteo Ricci, l’episcopato cinese e la diocesi di Macerata hanno, in tempi recenti sollecitato la Santa Sede a voler considerare la sua causa e, nel 1982, è stato avviato un processo. La Chiesa considera già ufficialmente Matteo Ricci “Servo di Dio” intendendo con ciò uno per il quale si è già svolto positivamente il primo processo canonico, quello normalmente tenuto a cura della diocesi di origine della persona.

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