PER IL CENTOCINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA

AL SEGUITO DI G. GARIBALDI

(di Gabriella Maggio)

Fra i Mille che seguirono Garibaldi c’erano parecchi intellettuali e letterati che portavano nello zaino penna e taccuino o che più tardi, rientrati nel lavoro rievocarono con entusiasmo l’impresa giovanile.  Giuseppe Bandi, giornalista, autore di “I Mille: da Genova a Capua”, ferito nella battaglia di Calatafimi, di cui ha fatto una vivace descrizione di “ ….quel che vidi co’ miei occhi soltanto….”.

Giuseppe Cesare Abba, insegnante, autore di “Da Quarto al Volturno”, in cui racconta con l’immediatezza propria del diario contemporaneo e toni  romantici  l’impresa garibaldina.

Jessie White Mario, di origine inglese, s’interessa al Risorgimento italiano nei numerosi articoli pubblicati su diversi giornali sia italiani come l’Antologia che  inglesi come il Daily News. Conosce personalmente Mazzini e Cattaneo.    Il 10 giugno 1860 si imbarca per Palermo sulla nave “Washington”insieme a dei  volontari per unirsi  all’impresa di Garibaldi.    Nel 1881 scrive due opere di grande successo “Vita di Garibaldi” e “Garibaldi e i suoi tempi” pubblicati a Milano dall’editore Treves.

Mentre è in crociera nel Mediterraneo Alessandro Dumas incontra Garibaldi e si unisce con entusiasmo alla spedizione. Il suo interesse per il Generale è cominciato nel 1850 con “Montevideo ou une nouvel-le Troie” in cui racconta le imprese garibaldine in Sudamerica. Della spedizione dei Mille racconterà in “Viva Garibaldi”, in cui i ricordi, le testimonianze, l’autobiografia s’intrecciano con la corrispondenza giornalistica. A Napoli fonda il giornale  “L’indipendente” al quale collabora Eugenio Torelli Viollier.

Eugenio Torelli Viollier,già dal 1848 conquistato dall’idea risorgimentale inizia una serrata attività patriottica nell’Italia meridionale che culmina nell’adesione alla spedizione dei Mille. Successivamente  fonderà  il “Corriere della sera”, che dirigerà fino al 1900, anno della sua morte.

Ippolito  Nievo, scrittore già noto, politico acuto, guarda con senso storico e realismo ai problemi aperti dal Risorgimento. Si unisce alle truppe garibaldine il 5 maggio del 1860, salpando  da Quarto a bordo del Lombardo con Nino Bixio e Giuseppe Cesare Abba.  Si segnala nella battaglia di Calatafimi e di Palermo. Nel Governo provvisorio della Sicilia Garibaldi gli affida la Viceintendenza generale. Torna  al Nord tra il 1860 e il 1861, a febbraio riceve l’ordine di tornare a Palermo per raccogliere la documentazione necessaria a smentire una campagna di dicerie calunniose montata contro l’amministrazione garibaldina. Il 4 marzo 1861 si imbarca sul piroscafo Ercole, per tornare verso il continente, ma  la nave si inabissa nel Tirreno, al largo di Napoli. Il relitto non è stato mai ritrovato. Sulla spedizione garibaldina scrive “Diario della spedizione dal 5 al 28 maggio” e “Lettere garibaldine”

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