Da Capitano a Dittatore, nel nome di Vittorio Emanuele re d’Italia

(Renata De Simone)

Le numerose iniziative messe in atto in Sicilia in questi giorni nel ricordo dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia hanno visto ingigantire, se mai ce ne fosse  bisogno, la figura di Garibaldi, il cui fascino continua a contagiare generazioni intere. La personalità eccezionale dell’eroe dei due mondi è indagata nel suo aspetto che con termine moderno definiamo mediatico, di grande comunicatore e di non comune trascinatore di folle, ma si è voluto con mostre e pubbliche manifestazioni ricordarne il lato umano, la vita affrontata con quello slancio ideale e quella completa adesione ad un progetto profondamente voluto che tanto ci manca oggi in un mondo sempre più dominato dalle leggi del profitto e dalla meschina ricerca del tornaconto personale.

Quante cose avrebbe da dire ai nostri ragazzi di oggi spesso privi (ma è solo colpa loro?) di una visione della vita ricca di progettualità e di certezze ideali!

Così scrive Sandro Pertini del suo personale rapporto interiore con l’eroe,  scaturito al Museo del Risorgimento di Torino, alla vista del quadro di Garibaldi ferito in Aspromonte, adagiato su una improvvisata barella e circondato da soldati in lacrime : “Questa scena mi è sempre rimasta impressa nella mente fin da ragazzo e ad essa sono riandato con la memoria nei momenti in cui ho visto il freddo calcolo politico sovrapporsi e contenere lo slancio ideale e il sentimento. Dico ciò  perché Garibaldi ha rappresentato in Italia e nel mondo le speranze di libertà, di indipendenza e di riscatto sociale: oltre che un capo militare vittorioso egli è stato – come testimoniava la voce popolare – quel “cavaliere dell’ideale” che ha dato tanta energia e tensione morale ai movimenti di liberazione nazionali in Europa e in America Latina.”

L’Archivio di Stato di Palermo conserva alcuni documenti che danno,dopo tanti anni , ancora l’emozione di una testimonianza di vita irripetibile. Ne ho selezionati due, che a me sembrano emblematici. Da una parte dipingono l’uomo di mare, dall’altra il generale vittorioso che porta a termine con generosità l’opera di liberazione appena compiuta.

Il primo documento riguarda l’attività di capitano di Garibaldi, negli anni del secondo esilio, compresi tra il 1849 e il 1859, dopo l’espulsione dal Regno Sardo, dove si era rifugiato a seguito del fallimento dei moti legati al sorgere della Repubblica Romana. Si tratta di un giornale di bordo del bastimento Giorgia e del brigantino Carmen, degli anni 1850-1856. Le imbarcazioni toccano le coste del Perù  e la Cina e attraverso la rotta australiana giungono a Boston e da lì a New York. Nei lunghi tragitti per mare il capitano annotava le condizioni giornaliere del tempo, la rotta seguita, la situazione dei venti e così forse si lasciava alle spalle le immagini passate di lotta e di sangue e il ricordo di Anita. Ma il mare non annienta, anzi ritempra il grande condottiero.

Ecco che il secondo documento manoscritto del 14 maggio 1860 tante volte ripetuto nelle copie a stampa ci mostra, insieme alla firma autografa, la tempra dell’eroe:

Italia e Vittorio Emmanuele

Giuseppe Garibaldi Comandante in Capo le Forze Nazionali in Sicilia,

Sull’invito di notabili cittadini e sulle deliberazioni dei Comuni dell’Isola,

Considerando che in tempo di guerra è necessario che i poteri civili e militari sieno concentrati in un sol uomo;

Decreta

Di assumere nel nome di Vittorio Emmanuele Re d’Italia la Dittatura in Sicilia

Salemi,14 maggio 1860

Per copia conforme                                                                Il Dittatore

Il Segretario di Stato                                                                 G.Garibaldi

F.Crispi

Nel trascorrere frenetico di qualche anno il capitano è divenuto dittatore, ma pronto ad offrire la sua conquista, con generosità, al futuro Re d’Italia. La conquista non è ancora completata, ma la prima risposta è ottenuta grazie al personale fascino del generale: i picciotti siciliani  si uniscono con entusiasmo all’esercito dei Mille.

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