LA STORIA DEI GUANTI

(Raffaello Piraino)

Nel periodo romantico-borghese 1836-1855, l’ideale di distinzione femminile dà una grande importanza ai guanti, che diventano un regalo particolarmente gradito, offerti in una scatoletta di raso cosparsa di un soave profumo di violette. Il “Corriere delle Dame” osserva che “una signora, più o meno ben guantata indica la delicatezza del proprio gusto, delle proprie abitudini, tanto più che la moda dei braccialetti richiama “lo sguardo verso la mano. I guanti per conseguenza devono essere freschissimi”, d’un taglio perfetto e curati anche nell’eleganza della chiusura. E già appaiono sul dorso le righette ricamate che resteranno a lungo di moda. Per sera si usano corti, “ridicolmente corti”, si commenta ostilmente nel 1836; ma più tardi si raccomanderà che siano “molto corti”e le signore che hanno belle braccia sono liete di seguire la moda. Se poi sono lunghi, si orlano in alto con grazia di ghirlandette di fiori, di nastro, di increspature di tulle, o di un profilo di ermellino. La chiusura è assicurata nel 1836 da “doppi bottoncini d’oro, nel 1840 da un solo bottoncino elegante, nel 1844 da tre o quattro bottoncini senza guarnizioni di sorta. I colori più  diffusi sono quelli delicatissimi, color latte, rosa pallido, ventre di cerva; e più tardi verde chiaro, violetta di Parma, ortensia. Per casa, con i vestiti a maniche corte si portano le mitains: ossia i mezzi guanti a reticella di color nero, bianco, bigio, bruno, ornati in alto di increspature di nastro, ed anche piccole mitaines che coprono soltanto la mano, elegantissime se sono di merletto o di tulle ricamate. Per campagna il mezzo guanto può essere invece di pelle e color violetto. In fatto di guanti maschili la moda non cambia nel periodo romantico-borghese. Se di mattina si tollerano “i guanti di filo di Scozia” il vero elegante porta, per sera, quelli “di pelle color paglia”.Dal 1839 si usano guanti di pelle lucida e si segnalano guanti di color latte la mattina “o canini pallidi la sera”.
Nel periodo di transizione 1868-1878 per le donne è abituale  l’uso dei guanti, lunghi per sera o di color chiaro, corti per il giorno e spesso di colori scuri. Nel 1840 l’Amministrazione comunale di Trapani in Sicilia fece tessere pochi centimetri di “bisso marino”, per confezionare un paio di guanti da regalare alla regina Vittoria d’Inghilterra  per le sue nozze. Nel periodo Umbertino 1879-1900 i guanti non si portano più in casa ma completano l’abbigliamento quando si esce, e sono più che mai segno di distinzione sociale. Nell’uso femminile si può anche intravedere una sfumatura di pudore: non soltanto il braccio, anche la mano non deve esser vista né toccata dagli estranei, e soprattutto dagli individui dell’altro sesso. Al solito, ne troviamo indiretta ma certa conferma nelle minute prescrizioni in argomento della contessa Lara, osservatrice delle convenzioni mondane. Uscendo di casa, le signore devono avere sempre le mani inguantate. Nelle riunioni di società o nei balli, i guanti non si devono togliere “per nessuna ragione, se non per suonare il pianoforte”, ma appena finito il pezzo si dovranno rimettere prima di riprendere il proprio posto”. Essere senza guanti è quindi quasi un ardimento. Nel primo decennio del periodo umbertino, con gli abiti da sera si portano volentieri guanti “di seta colorati adorni di trafori e di ricami”, poi bianchi sempre, con tre righette ricamate  sul dorso della mano, morbidi e lunghi fino a sorpassare il gomito; si infilano con noncurante eleganza in modo che facciano “molte pieghe sul braccio e sul polso”. “D’estate sono ammessi i guanti di filo e le mitaines di seta o di filo, ma sempre lunghe”. Nell’ultimo decennio si nota la moda dei guanti opachi o scamosciati, detti chamoix o più comunemente di pelle di Svezia (Suède come si dice alla francese ancora oggi). Si usano alternativamente di color paglierino o bianchi, con le cuciture invisibili; e, per giorno, più scuri, di pelle di capretto o di camoscio a grosse cuciture. “Con la manica corta si portano sempre lunghi quattro dita almeno sopra il gomito” e “si pone un braccialetto in alto, non più sul polso”. Per giorno va bene il guanto a quattro soli bottoni, che passa sotto la manica. Si continuano però a portare anche i guanti bianchi colle costure nere, che solo nel 1894 cominciano a tramontare e passano “nel dominio delle crestain delle cameriere”. Per gli uomini i guanti sono per lo più bianchi e lucidi per la sera, marroni o grigi per giorno. Solo gli uomini d’affari si dispensano dal portarli di giorno.

(1)Archivio di Stato in P. Lanza di Scalea, Donne e gioielli di Sicilia nel Medio Evo e nel Rinascimento, pag.299.

(2) A. Alemanni, Canto degli ammogliati che si dolgono delle mogli cit.,p.152

(3) Biblioteca Nazionale di Parigi, Fondo italiano in A. Giulini, Drusiana Sforza moglie di Jacopo Piccinino cit., p.194

(4) G. Porro, Lettere di Galeazzo Maria Sforza in archivio storico lombardo, a.1878, p. 250

(5) L. A. Gardini, Isabella, Beatrice e Alfonso d’Este infanti cit., p. 12 L. Montalto, La corte di Alfonso I di Aragona cit., p.51

(6) Sanudo, La spedizione di Carlo VIII, p.233 in R. Filangieri, una cronaca napoletana figurata del Quattrocento cit., p. 129

(7) G. Cenci, Pagine di storia della farmacia, Milano 1934, p. 296

(8) A. Luzio-R. Renier, Il lusso di Isabella d’Este marchesa di Mantova cit., in Nuova Antologia fasc. XX, pp. 683-684

(9) C. Vecellio, Habiti antichi et moderni di tutto il mondo cit., 215

(10) (V. Gay, Glossare Archeologique, Paris 1928/29, voce gant; P. Occella, Il guanto, Torino-Roma 1891, II ed., pp.108-109

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