CHE COS’E’ IL CANCRO DEL COLLO DELL’UTERO

(Dott. Nicola Chianchiano)

Il cancro cervicale è, dopo il cancro della mammella, il tumore femminile più frequente; infatti ogni anno, nel mondo, si diagnosticano circa 500.000 nuovi casi di carcinoma cervicale, che causano 220.000 morti.
In Italia ogni anno 1.700 donne muoiono per il cancro invasivo del collo dell’utero (circa 5 donne al giorno), ed a 3.500 donne viene diagnosticata una forma invasiva di cancro del collo dell’utero (circa 10 donne al giorno).

HPV E CANCRO CERVICALE. Esiste grande variabilità di incidenza e mortalità nelle diverse aree geografiche, epidemiologicamente in relazione alla diversa distribuizione geografica dell’infezione da Papillomavirus
(Human Papilloma Virus ,HPV). Infatti dopo le prime ipotesi di correlazione tra HPV e cancro del collo dell’utero, l’isolamento dell’HPV di tipo 16 nelle cellule cancerose, ha dimostrato in modo inconfutabile il ruolo oncogeno di questo virus. Infatti l’HPV è stato identificato nel 99.9% dei tumori del collo dell’utero.
In natura esistono più di 100 tipi di HPV, di cui circa 40 infettano l’apparato genitale, e di questi circa 15 risultano oncogeni. Tra questi quelli più aggressivi risultano essere gli HPV 16 e 18 , che da soli sono responsabili dell’ 80% dei tumori cervicali.

COME SI TRASMETTE IL PAPILLOMAVIRUS
L’HPV è uno dei virus a trasmissione sessuale più comune esistente in natura, si calcola, infatti, che circa il 70 % della popolazione sessualmente attiva lo incontra almeno una volta nella vita. Tuttavia nella maggior parte dei casi l’infezione si risolve spontaneamente; di contro, nei casi rari in cui non si risolve, l’infezione è il punto di partenza per la trasformazione tumorale.

DALL’INFEZIONE AL TUMORE. La storia naturale del tumore del collo dell’utero, per fortuna, è piuttosto lunga. Infatti si calcola che dall’infezione alla comparsa del tumore cervicale passino almeno una quindicina di anni. Infatti mentre l’infezione colpisce le donne più giovani, in relazione all’età del primo rapporto, il tumore si manifesta prevalentemente nella fascia di età superiore ai 40 anni.
Il tumore cervicale è preceduto dalla comparsa di quelle che sono definite lesioni preneoplatiche (CIN), le quali sono classificate secondo la gravità in CIN 1, CIN 2 e CIN 3.

LO SCREENING. Tradizionalmente la prevenzione del tumore del collo dell’utero, è stata affidata all’esecuzione del Pap-test, esame semplice e non invasivo con il quale vengono prelevate le cellule del collo dell’utero, ed analizzate per identificarne le anomalie neoplastiche.
Tutte le donne dall’inizio dell’attività sessuale devono sottoporsi al Pap-test, in modo particolare quelle di età comprese tra i 25 ed i 64 anni, in cui maggiore è il rischio di comparsa di lesioni del collo dell’utero, che se non trattate possono progredire e trasformarsi tumore, mentre se curate precocemente portano a guarigione.
Il Pap-test, come tutti gli esami medici, non è infallibile e talvolta può ignorare lesioni già presenti. Per tale motivo, è importante agire prima che l’infezione si instauri nel collo dell’utero. E come tutte le infezioni l’arma più efficace nei confronti di un virus è il vaccino.

LA VACCINAZIONE
Dal 2007, dopo un periodo di sperimentazione, è autorizzata in Italia la vaccinazione rivolta sia verso i genotipo 16 e 18 responsabili da soli dell’ 80% dei tumori cervicali, che verso i genotipi 6 ed 11, responsabili del 90% dei condilomi genitali.
La campagna di vaccinazione prevede la somministrazione intramuscolare di una dose iniziale seguita da una seconda ed una terza dose a distanza, rispettivamente, di 2 e 6 mesi.
Per essere il più efficace possibile, la vaccinazione va iniziata prima di avere il primo rapporto sessuale; per tale motivo, la vaccinazione è raccomandata per le donne di età compresa tra 11 e 25-26 anni (secondo il tipo di vaccino utilizzato), ed è gratuita per le ragazze nel corso del dodicesimo anno di vita
Studi approfonditi devono stabilire ad oggi la durata dell’immunizzazione.
I vaccini sono preparati con particelle simili al virus, senza attività infettante.
Gli effetti collaterali sono quelli comuni ad altri vaccini: arrossamento, dolore, gonfiore e prurito nella zona di iniezione oppure mal di testa, stanchezza, sintomi gastrointestinali e dolori muscolari, effetti comunque di breve durata.
Ad oggi, il vaccino è stato ampiamente somministrato a migliaia di donne e si è dimostrato sicuro.

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