Paradossalmente si potrebbe dire: per fortuna in Italia si legge poco!

(Pasquale Hamel)

Paradossalmente si potrebbe dire: per fortuna in Italia si legge poco. C’è infatti troppo pattume in circolazione, troppa roba da cestino della carta straccia, capace di disorientare il lettore, che occupa gli scaffali delle librerie o le bancarelle degli ambulanti.
Lo diciamo, con un certo rammarico, da stacanovisti della lettura.
E non parlo dei libri d’evasione. Credo che qualsiasi lettore si renda conto che un Libro di Camilleri non gli darà nient’altro che il piacere, ma già questo è un fatto positivo, di trascorrere qualche ora lontano dai fastidi della quotidianità. Parlo invece di libri cosiddetti colti, quelli che dovrebbero darci qualcosa di più ed invece ci lasciano con qualcosa in meno.
Uno fra questi, un libricino che forse non avrebbe meritato queste righe ma che solo per l’istintiva mia personale avversione contro le tesi a tema precostituito, induce a parlarne.
Mi riferisco a“Israele , uno Stato razzista” edito da Armando, di Mario Moncada.
Sulla scorta di indici superficiali l’A., forse cercando consenso in chi da sempre alimenta odio contro Israele ed il mondo ebraico, svolge una tesi che, in poche battute, definisco “volgarmente antisemita”.
Sorprende il fatto che, per sostenere il suo discorso, il Moncada scriva di cose che forse non conosce, che fondi il tutto su estrapolazioni, letture parziali e interessate, di pezzi giornalistici che hanno ben poco a che fare con quegli studi di geopolitica di cui si proclama cultore.
Sorprende inoltre – ma la sorpresa viene ponderata dal fatto che Edgar Morin, uno studioso di ben altra levatura sia caduto nello stesso errore – che si riprenda una vecchia tesi, brandita dall’antisemitismo militante e fatta propria dall’autoritario presidente iraniano. Parlo del fatto che gli ebrei abbiano sfruttato il senso di colpa dell’occidente correo della terribile stagione dello sterminio ebraico.
Anche quando fa qualche incursione nella pubblicistica ebraica di opposizione, c’è anche quella che considera lo Stato d’Israele un errore storico ma è una minoranza e le ragioni della sua opposizione non possono essere semplicisticamente liquidate con qualche battuta, lo fa con quella malizia di chi deve raggiungere lo scopo.
Israele, come ogni comunità politica statuale nata da spinte contraddittorie, ha grandi problemi al suo interno, ma ha realizzato, nonostante tutto, un miracolo democratico. In un Medio Oriente in fibrillazione, preda di autocrati o di fondamentalisti, ha infatti realizzato una vera democrazia, di stampo vagamente socialista, nella quale il lavoro diviene il parametro discriminante della società.
Uno Stato che, per le disgraziate condizioni in cui si trova, è costretto a difendersi, anche con il muro, un muro che ha ridotto del 90% i rischi di attentati, un muro che è stato realizzato con il cemento che l’Unione europea offre gratuitamente ai palestinesi e che questi stessi rivendono allo stato ebraico lucrandoci sopra. Un muro che non impedisce, come certa stampa interessata accredita, il passaggio degli aiuti umanitari, ma che impedisce solo il transito di armi e materiale bellico.
Questa breve nota e niente più per un volume, che lo ripeto, sicuramente non meritava neppure il nostro sdegno.

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