L’estate in un borgo medievale parte II

(Patrizia Lipani)

Ostinarsi a visitare i borghi medievali con automezzi di grossa cilindrata sa dell’inverosimile, e sembra incredibile, ancora di più, percorrere con le quattro ruote le ridotte stradine del centro storico, concepite nei secoli a dimensione di pedone, con ciottoli lisci,abitualmente solcati dal passo lento disordinato,imprevedibile distratto proprio di chi indugia ad ammirare vicoletti quasi strettoie nel quartiere ebraico e perché no, souvenir e sconosce la fretta, e non solo perché risulta difficoltosa la guida ma perchè viene meno a mio avviso lo scopo del vero turista , cioè quello di gustare le delizie dei luoghi e lasciarsi trasportare dalla curiosità e dal fascino di ciò che gli sta intorno. In breve così i vicoli diventano camere sature di monossido di carbonio, le macchine rallentano per farsi largo tra i pedoni,ma poco importa ai turisti,fa parte del gioco, le meraviglie artistiche e paesaggistiche del luogo, compensano i veleni che si respirano!

Dunque il divieto di transito  e di sosta per i non residenti è disatteso. Già, ma i vigili sembrano non accorgersene,  il paese è in mano agli incivili, per le ferie estive,il numero dei vigili diminuisce considerevolmente e poi tanto , quei pochi rimasti sono impegnati a multare  i divieti di sosta delle macchine straniere all’entrata del paese. Alla fine della strada, nella più antica  parte del centro storico,un segnale  avvisa  da sempre che un restringimento potrebbe impedire il passaggio agli automezzi superiori ai 2 metri di larghezza,il segnale è giornalmente disatteso, la strada diventa un ingorgo inutile di macchine, di inquinamento e di imprecazioni, chi riesce ad uscire dalla strettoia porta i segni indelebili nelle fiancate. Ma  nessuno interviene ad ovviare tutto questo, rassegnati e alquanto passivi gli indigeni sembrano ignorare  il tutto. Impedire l’accesso alle macchine forse risulta troppo gravoso al Comune. Fornire ai turisti  una navetta, invogliare ad accedere a piedi o in bici , è pura utopia.

Cefalù, nella bellezza del suo paesaggio non ama il silenzio, né vuole percepire l’odore del mare, preferisce il puzzo dei rifiuti, in abbondanza in ogni angolo, ad ogni ora, che sembrano contrastare l’ angolo di paradiso naturale, qual esso è, il gioiello normanno da tutti ammirato ed invidiato ,

ma certamente non preservato dalla lenta decadenza e dall’ eccessivo sfruttamento edilizio,  gradisce la saturazione di monossido di carbonio tra le zone pedonali del paese, non gradisce vedere la spiaggia, libera da ogni intrusione,

soprattutto dai lidi privati che gestiscono per intero l’arenile,e quei pochi metri di spiaggia libera, di notte sino alle prime ore del mattino, si trasformano in dormitori ,tende, sacchi a pelo,giovani ambulanti occupano ogni parte dello spazio.

Il lungomare con la sua bella passeggiata è terreno incontrastato degli stessi. Una terra ,ove manca ogni controllo, ove chi di dovere dovrebbe far rispettare le regole basilari del vivere civile , l’ordine e la  pulizia,  difficilmente potrà resistere all’inesorabile sfacelo dell’ambiente. E  a noi cittadini sensibili e acuti osservatori non resta altro che l’amara consapevolezza che l’essere siciliani,  difficilmente  potrà far  cambiare le cose.

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