Come eravamo: incendi e pene

( Renata  De  Simone e Maria Barbera)


 

Se spirano venti di scirocco è ormai prassi (purtroppo) consolidata aspettarsi qualche brutta nuova sulla sorte infelice del nostro ormai rado patrimonio boschivo nazionale sempre più decimato dagli incendi.
Si fa quasi a gara nel cercare di individuare il focolaio dell’ultima vampa e scoprire il suo percorso.
Il via vai dei mezzi antincendio e, nei casi più preoccupanti, dei soccorsi della Protezione civile confermano regolarmente i nostri sospetti. Ma non è solo il vento a soffiare sulle fiamme. Il Signore del Fuoco compare spesso, anche, all’interno delle nostre città, nelle strade, nei negozi, nelle abitazioni. La sua foga distruttrice è quasi subito accompagnata dal fischio delle sirene, dal pungente odore di fumo, dall’immediato disastroso riflesso sul traffico cittadino, da quella atmosfera cioè vagamente infernale che è capitato a tutti di provare, accompagnata dal particolare stato di ansia, incertezza e paura che si ha nei confronti di un evento dagli sviluppi incerti e spesso tragici.
Scontato l’esito dell’inchiesta delle Forze dell’Ordine: causa di tale calamità è il dolo, solo in pochi casi la disattenzione o un evento accidentale. In poche parole artefice di tali disastri è la mano dell’uomo.
Al di là delle motivazioni (criminali) che spingono un cittadino a causare la distruzione del mondo in cui vive, deteriorandone l’ambiente e mettendo a rischio l’incolumità altrui e spesso anche la propria, non è stato ancora trovato un adeguato rimedio legislativo che faccia da deterrente ad un reato così odioso e di forte impatto ambientale.
Diamo un’occhiata alla nostra storia.
Nella Sicilia di fine Settecento, quando il patrimonio boschivo era ricchissimo e i frutti della campagna tra le risorse più remunerative dell’Isola, ci si imbatte in un provvedimento che interviene, a tutela della integrità del territorio e di chi lo abitava, per combattere reati non dissimili da quelli che oggi ancora affliggono la nostra società. Si tratta del Bando e comandamento d’ordine dell’Ecc.mo D.Filippo Lopes y Royo Presidente e Capitano Generale del Regno. Allo scopo di contrastare la piaga degli incendi nelle campagne, il Presidente…..
… ordina che tali incendiari siano e s’intendano incorsi irremissibilmente nella pena della frusta e delle azzottate, sempre che lo dato fuoco non seguisse alcun danno o fosse meno di onze 20; se però sorpassasse detta somma, sotto la stessa pena della frusta e delle azzottate comanda che siano condannati a remigar per anni 10 nelle Regie Galee e sempre al ristoro del danno ad altri irrogato. Se i trasgressori fossero donne o minori di anni 18 S.E. si riserba d’infligger loro la pena.
Stabilisce infine un premio di onze 4 a chi denunzia gli incendiari.
Il Bando è datato Palermo, 28 luglio 1795.
Al di là dei metodi punitivi, colpisce la determinazione nell’affrontare una piaga sociale che affligge ancora oggi non soltanto la Sicilia ma di cui, dopo gli ingenti danni arrecati all’ambiente, non si riesce ancora a trovare un valido rimedio.

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