Suggestioni e realtà da salvare

(Carmelo Fucarino)


Sabato 9 ottobre, su iniziativa di Riccardo Carioti e del CAI di Palermo, il Lions New Century ha organizzato un itinerario nella Palermo sotterranea. È quella Palermo suggestiva e miste-riosa che ha da secoli nutrito l’immaginario collettivo e sollecitato la fantasia degli scrittori. Il più celebre quel William Galt, alias Luigi Natoli (Palermo, 1857-1941), autore di feuilletons assai popolari, che tra il 1909 e il 1910 pubblicò a puntate sul Giornale di Sicilia il celeberrimo romanzo popolare di passione tra Blasco e la nobile Violante sullo sfondo gotico intrigante di I Beati Paoli, la temibile setta di neri incappucciati sorta in difesa dei deboli e degli oppressi contro le soverchierie dei nobili. Tutti i Palermitani si calarono in queste romantiche vicende e attesero con ansia l’uscita del giornale e poi (dopo la Seconda Guerra) dei fascicoli allegati (nel 1947 fu tratto il film I cavalieri dalle Maschere Nere di Pino Mercanti con Otello Toso, Lea Padovani, Massimo Serato, Paolo Stoppa, Carlo Ninchi, Umberto Spadaro, prodotto dal-la O. F. S., Organizzazione Filmistica Siciliana dei fratelli Gorgone, fra gli ultimi esperimenti di industria cinematografica siciliana strozzata dalla “fu” nostra banca, Agro dolce docet nel monopolio RAI). Chissà se una simile vicenda di “giustizieri” privati avrebbe lo stesso succes-so oggi e riuscirebbe a scuotere l’indifferenza e la sfiducia popolari, a dissipare la cappa del disincanto e della rassegnazione tombale che grava sull’isola.
Si è partiti dalla piazza Beati Paoli, quella del bel chioschetto barocco, del pescivendolo ambu-lante, della desolata ed offesa chiesa dei S.S. Cosma e Damiano (dal sito Museo Diocesano, “Chiusa al culto. Adibita ad altri [sic!] uso”) e quella di S. Maria di Gesù o Santa Maruzza dei “canceddi”, gli antichi cesti di salice per mercanzie dei mulattieri (la maestranza, fondata nel 1509, la cedette all’Opera dei fanciulli orfani; ivi una cripta e un antichissimo affresco).
Accanto a questa l’omonima ripida vanella, oggi dal nome suggestivo “Vicolo degli Orfani”, si alza da quella piazza che anticamente era una palude ove si distendeva l’alveo del fiume Papi-reto (provate ad immaginarlo con le rive adorne di papiro). Sulle sue sponde di morbida cal-carenite del quaternario si erano formate da tempi antichissimi delle grotte. Ne è stata esplo-rata una, piccola, circolare con un sedile attorno e un bisbigliare di segrete adunanze traman-date dalla voce popolare. Così almeno parla Villabianca di questa caverna sotto la casa dell’avvocato G.B. Baldi negli Opuscoli Palermitani: “or qui adunavansi questi sectarij e vi te-nevano le loro congreghe in luoghi oscuri e dopo il tocco della mezzanotte vi capitavano onde e tutte facevansi a lume di candela”. Uno dei tanti “luoghi” dei Beati Paoli (San Giorgio dei Genovesi per le pugnalate a Gianluca Squarcialupo, la botola della sagrestia della chiesa ba-rocca di San Matteo con i cunicoli di salvezza e la cassetta delle lamentanze, il monastero di Montevergini, palazzo della bella Violante, la chiesa dei santi Martiri Pisani alla Guilla, edifi-cata dalla loggia massonica pisana), con indagini di scavi ancora in corso, illustrati con calore dalla responsabile e guida del tour Eugenia Manzella. Difficile stabilire le vicende secolari di questa grotta naturale, se grotta paleo-cristiana, facente parte del complesso catacombale di Porta d’Ossuna (R. La Duca), e perché no, in qualche fase, dopo l’interramento del fiume, semplice casa dello scirocco, di uso tanto comune in una Palermo asfissiante d’estate. Per chi crede alla leggenda dei cavalieri assassini per giustizia lasciamo l’illusione che lì ci fosse il loro terribile tribunale senza appello, anche se ci sembra troppo angusto per una funzione così altisonante.

La passeggiata attraverso vicoli e vociare del Capo ci ha condotto all’altra tappa, al Baluardo Guccia (toponimo dall’omonimo palazzo sopraelevatovi nell’Ottocento) o del Papireto, e pure di San Jacopo (piantina 1571) o Porta d’Ossuna o delle Balate (Villabianca). A parte il sugge-stivo equipaggiamento con casco da minatore e il passaggio per soli magri, la visita è inferiore alle attese, visto il colossale pentagono del bastione murario (1536-37).

Forse l’esplorazione dell’intero tragitto potrebbe dare qualche appeal al percorso, che poco dice sulla reale grandiosità e funzione di antichi camminamenti di contromina lungo tutto il perimetro di base.

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