Un S. Luigi Gonzaga “nostrano”: Cesare Gaetani – 3a parte

(Antonino Lo Nardo)

Non notando alcun miglioramento, si decide di spostarlo temporaneamente a Napoli ed è già la primavera inoltrata del 1652, quando il povero malato giunge in quella città, accolto dai suoi confratelli gesuiti con dimostrazioni indicibili di carità e benevolenza.
Al principio di maggio Fratello Cesare è assalito da una lenta febbre e da sbocchi di sangue vivo e copioso tanto che si consiglia il ritorno in Sicilia, sua terra natia, dove si spera il clima possa giovargli.
Giunge a Palermo verso la fine del mese di giugno ed è trasportato alla Casa Professa, luogo che si reputa più adatto alle sue condizioni. Appena giunto è obbligato a mettersi a letto, dal quale non si alzerà più.
Giace nel suo lettino, consolando – lui moribondo – gli innumerevoli parenti, amici e semplici conoscenti che vengono a visitarlo. Il 20 luglio la febbre cresce e le forze diminuiscono tanto che gli si dà il Viatico e l’Estrema Unzione. Da quel giorno fino al 3 agosto la malattia fa rapidi progressi e minaccia di portarselo via ad ogni momento. Egli – però – è convinto che non morirà prima del giorno 5, dedicato a Nostra Signora della Neve. E così avviene: la mattina di quel giorno entra in agonia e alle 15,30 con un volto tranquillissimo, e con gli occhi piacevolmente rivolti al cielo, mentre i Padri l’accompagnano con le loro preghiere, dolcemente spira.
Il Signore, nella Sua infinita bontà, gli concesse le tre grazie desiderate: è morto da novizio, di febbre lenta in un giorno dedicato alla Madonna.
Appena si sparge la notizia di quella santa morte, tutta la Città si commuove ed una folla immensa si precipita a Casa Professa a contemplare e riverire Fratello Cesare. Poiché ognuno cerca di prendere una reliquia (capelli, unghie, pezzi di vestiti), i Padri si affrettano a farlo chiudere in una cassa di piombo, foderata di seta, e ordinano che venga sepolto separatamente dagli altri. Alcuni anni dopo sarà portato là dove ancora oggi riposa.
E concludiamo con le parole del P. Biagio La Leta S.I. che nella sua opera “Biografie edificanti” così si esprime: «Chiunque legge la vita di Cesare Gaetani, e la confronta con quella di Luigi Gonzaga, rimane altamente meravigliato dalla perfetta somiglianza che corre tra questi due angelici giovani. L’uno e l’altro rampollo di mobilissima stirpe, primogenito della famiglia, erede dei titoli e degli stati paterni. L’uno e l’altro ammirazione delle corti, delizia e amore dei sudditi, modello di principi cristiani. L’uno e l’altro disprezzatore magnanimo di piaceri, ricchezze, onori e quanto lega ed affascina il cuore umano. L’uno e l’altro ubbidiente alla voce di Dio, che, nel fiore dell’età e a costo di fiere lotte e di sublimi sacrifici, dalle delicatezze dell’avito castello lo chiama alle austerità del chiostro, L’uno e l’altro custode esattissimo delle Regole dell’Istituto abbracciato. Finalmente l’uno e l’altro, dopo una vita più angelica che umana, rapito da morte immatura vola a ricevere in cielo la meritata ricompensa.
Questa somiglianza riesce veramente meravigliosa, soprattutto se si riflette agli ostacoli di ogni genere che il Gaetani dovette vincere, per copiare in se stesso con la maggiore perfezione possibile il suo mobilissimo modello. Così quell’angelo che fu Luigi Gonzaga, può ben annoverare tra i suoi fedeli e perfetti imitatori un Cesare Gaetani
».

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