La figura archetipica del Demiurgo

(Gianfranco Romagnoli)

Il Demiurgo è una figura archetipica presente presso i più diversi popoli e civiltà: quando l’uomo, da una primitiva religione tellurica, legata cioè alla terra con il culto degli animali e degli elementi della natura, passò attraverso l’osservazione dei fenomeni astronomici ad una religione uranica che divinizzava universo, cielo, stelle, pianeti, rispose alla domanda di come tutto ciò fosse nato ricorrendo alla figura di un Creatore, di un Formatore, variamente interpretata. Si arriva così alla figura del Demiurgo: nei poemi omerici questo nome era attribuito all’artigiano che trasforma la materia. Platone, nel Timeo, lo definisce causa efficiente senza la quale «è impossibile che alcuna cosa abbia nascimento». Il Demiurgo, subordinato ad un principio creatore, forgia una materia preesistente: è una forza ordinatrice che trasforma e forma, ma non crea.
Per la religione vedica indiana, in principio esisteva il Brahman, che era contemporaneamente l’essere e il non essere, il principio creatore da cui tutto ha origine: tuttavia, la creazione è opera di un formatore, di un Demiurgo che costituisce una sua forma o emanazione: Brahma. Decisiva è la forza della Parola creatrice.
Nei racconti maya al processo creativo concorre una pluralità di soggetti: il Creatore, il Formatore, Tepeu, Gucumatz che forse si identificano con essi. La creazione risulta opera di una concertazione tra Tepeu e Gucumatz, che potremmo definire demiurghi, ma il ruolo fondamentale è rivestito dalla figura di suprema divinità detta Cuore del Cielo: è infatti alla sua venuta che si deve la creazione. Anche qui la Parola creatrice è determinante.
Nell’antico Egitto le cosmogonie si basano tutte sulla stessa credenza di un principio creatore, ma ogni zona vede nel suo dio tutelare il Demiurgo, «artefice e padre dell’universo»: Ermopoli lo identifica in Thot, Menfi in Ptah, mentre nei miti predinastici tale ruolo è attribuito a Neith, la tessitrice. La figura del Demiurgo appare più chiaramente nel mito della città di Eliopoli, che considera dio creatore Atum-Ra, il quale fa nascere dalle acque primordiali i gemelli divini Shu, il dio dell’aria, e Tefnut, il dio dell’umidità. Da questi ultimi nascono Nut, dea del cielo e Geb, dio della terra i quali, molto innamorati, stavano sempre abbracciati impedendo alla vita di germogliare: allora Atum-Ra comandò a suo figlio Shu di separarli. Shu calpestò Geb e con le mani sollevò dal suo corpo Nut, che venne a costituire la volta celeste.
Presso gli Ebrei, il Libro della Genesi attribuisce la creazione del cielo e della terra al Dio unico:a differenza delle figure delle altre religioni sinora esaminate, Egli è un Dio creatore, e non un semplice forgiatore o demiurgo. Tuttavia, la situazione di partenza (terra informe e deserta, tenebre, acque) potrebbe far pensare alla loro preesistenza alla creazione e quindi ad un intervento soltanto ordinatore e formatore, ma il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: « Dio crea liberamente “dal nulla”».
Colpisce, peraltro, quanto affermato in Proverbi, laddove la Sapienza (poi identificata nello Spirito Santo) dice: «…quando disponeva le fondamenta della terra / allora io ero con lui come architetto».ciò che potrebbe far pensare alla compresenza di un Demiurgo distinto da Dio; l’espressione, poi, secondo la quale «Il Signore mi ha creato» (ibid.) potrebbe far pensare ad una natura della Sapienza non divina, ma creaturale. Tuttavia, l’affermazione «Sin dall’eternità sono stata costituita» lascia intravedere la sua identità con Dio.
Nel Nuovo Testamento, una ulteriore figura di Demiurgo potrebbe essere vista nel prologo del Vangelo di Giovanni: il Verbo, di cui è detto «tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di ciò che esiste» (Giov. 1-3).
L’apparente contraddizione è però risolta nell’unità del mistero trinitario, per cui il Padre si avvale di ipostasi che sono sempre lui stesso, uno e trino: il Catechismo della Chiesa Cattolica chiarisce che la creazione è opera della Santissima Trinità.
Nello gnosticismo il Demiurgo si oppone al Dio Primo ed assume pertanto una connotazione negativa e di contrapposizione, che ne postula l’eliminazione.

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