CONSIDERAZIONI SU “ I MENU LETTERARI DI MARINELLA”

(Gabriella Maggio)

Marinella ha proposto recentemente due menu tratti dal Gattopardo di G. Tomasi di Lampedusa, quello del pranzo a Donnafugata e quello del ballo a palazzo Ponteleone. Entrambi sono giocati sui sensi, la vista, l’olfatto, il tatto, manca il gusto. Anche la “nespola” che pure “era stata appena ingoiata” all’inizio del romanzo non ha un aggettivo che ne indichi il sapore. La descrizione delle pietanze è simile alla descrizione dei luoghi, “era un giardino per ciechi” , “ Sotto il lievito del forte sole ogni cosa sembrava priva di peso, il mare in fondo era una macchia di puro colore“, “sulla cima del Monte Morco tutto era nitido adesso, la luce era grande”. Unica eccezione “ la gelatina al rhum” , dolce preferito dal Principe, che anche se “ si presentava come un torrione…” è descritta “dal gusto delicato “. Se l’autore avesse approfondito il senso del gusto il romanzo avrebbe acquisito una prospettiva diversa. L’ingestione dei cibi coinvolge non solo nella tavola, ma nella vita. Il disagio esistenziale di Don Fabrizio, la sostanziale estraneità al suo ruolo, anche se esteriormente composta nelle “mansioni altrici del pater familias” , il suo rifugiarsi negli spazi siderali, segnano la sua lontananza, non solo dai cibi , ma dalla vita. Infatti corteggia la morte. Il mondo gli appare sconvolto non soltanto dagli eventi storici in cammino, l’Unità d’Italia e l’ascesa sociale di sciacalli e borghesucci, ma in senso profondamente esistenziale, tutto è precario e disordinato, iluminato da un “ sole narcotizzante ..che annullava le volontà singole e manteneva ogni cosa in una immobilità servile”. L’aspirazione più profonda di don Fabrizio è così rappresentata: “ Il problema vero è di poter continuare a vivere questa vita dello spirito nei suoi momenti più sublimati, più simili alla morte” . L’ insistere sui sensi colloca il “Gattopardo” nel novecento letterario, superate ormai da tempo le baruffe della critica che lo considerava un epigono fuori tempo del romanzo storico ottocentesco. Di questo gli manca il senso profondo della storia. Gli eventi storici ridimensionati e privati della loro aura, sono strumenti nelle mani di alcuni personaggi non cause del loro essere. I menu, su cui con intendimenti diversi dai miei si è soffermata Marinella, hanno una funzione significativa nell’interpretazione del romanzo.

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