GLOSSARIO DELA BIANCHERIA INTIMA

(Raffaello Piraino)

Combinazione – Unione di diversi capi di biancheria.: camicia-mutanda (1892), mutanda-sottogonna (1897, camicia-mutanda-sottogonna (1898). L’insieme camicia-mutanda costituì un capo essenziale dell’abbigliamento intimo femminile negli anni Venti dell’Ottocento; la sottoveste, invece, ovvero combinazione di camicia e sottogonna, fu adottata negli anni Trenta e sarà di rigore indossata fino agli anni Quaranta.

Commode – Comodo abito da mattina del secolo XVIII. Continua a leggere

Glossario della biancheria intima

(Raffaello Piraino)

Camicia – Dal francese chemise. Nel oeriodo del rococò questo nome servì anche a indicare un abito da mattina, con maniche corte; più tardi (1785-1800), nacque la moda dei vestiti semplicissimi che, ricordando la camicia, furono chiamati chemisiere.

Camicia da notte – Questo indumento per la notte fa la sua comparsa soltanto nel tardo Medioevo sotto il nome di camicia da letto. Prima di allora le persone dormivano nude o con indosso gli stessi indumenti tenuti durante il giorno. Le prime camicie da notte erano molto larghe ma, per il resto, assomigliavano più o meno alle camicie da giorno ricavate da un grande taglio di stoffa con lunghe maniche abbondanti. La camicia da notte ha avuto una diffusione generale solo nel secolo XIX e in molti paesi ancora più tardi. Spesso le donne indossavano sopra la camicia una giacca da notte.

Collant – vedi calze. Indumento molto aderente lavorato a maglia, collante, appunto, che avvolge il corpo dalla vita – cui è stretto da un elastico – ai piedi. Il collant apparve sin dal 1958. Negli anni Sessanta, con l’avvento della minigonna, divenne di uso generale.

 

GLOSSARIO DELLA BIANCHERIA INTIMA

( Raffaello Piraino)

Calze – Il termine designava un tempo la parte di vestiario maschile che aderiva dai piedi al ginocchio. Le calze comuni erano di lana o di cotone, quelle di lusso erano realizzate in seta e comparvero in Inghilterra dopo il 1527 anno in cui fu inventato in quel paese un prototipo di macchina da maglieria. Le calze di cotone furono di moda nell’ultimo terzo del XVIII secolo, mentre intorno al 1830 si affermò il filo di Scozia. Dal XVIII secolo ai giorni nostri si diffusero varie mode ma è stato possibile stabilire alcune tappe decisive. Dalla fine dell’Ottocento si impose la seta per le calze come per altri capi di biancheria e dopo il 1924 per via della voga delle gonne corte si diffuse la moda delle calze color carne. Continua a leggere

Glossario della biancheria intima

(Raffaello Piraino)

Busto – Indumento portato per stringere i fianchi e l’addome. Già nell’antichità si parla di lacci tirati per modellare e assottigliare il corpo: sotto il chitone e la tunica si portavano infatti strisce di cuoio per dare una determinata forma ai fianchi e al petto. Le donne greche usavano l’apodesmos e lo strophio; Le romane invece indossavano la cosiddetta zona, e zonarius si chiamava l’artigiano che la fabbricava. Un corsetto destinato ad accentuare l’incavo della vita e il petto fu adottato poi nei secoli XIV e XV, nel quadro della moda borgognona (sembra che già in quell’epoca gli uomini portassero busti, come più tardi avrebbero fatto gli ufficiali della guardia). In seguito la forma del busto cambiò, sempre adeguandosi via via all’ideale estetico imperante per la linea del corpo femminile e nella foggia dei vestiti. Più grande a volte di un moderno costume da bagno intero, in altri casi ristretto fino a diventare nient’altro che una larga cintura, poteva rialzare e accentuare il petto, oppure minimizzarlo, accentuare la vita, ridurre i fianchi, fino ad eliminarli quasi del tutto, oppure lasciarli liberi. La prima grande epoca del busto nella storia del costume coincise con la diffusione della moda spagnola, all’incirca dal 1550 fino al 1650. Continua a leggere

Glossario della biancheria intima

(Raffaello Piraino)

Baby doll – Camicia da notte molto corta, quasi sempre in nylon trasparente, venuta di moda alla fine degli anni Cinquanta per l’influenza dell’omonimo film del 1956 con la regia di Elia Kazan e l’interpretazione di Caroll Baker.

Bloomer – Calzoni femminili inventati a metà del XIX secolo dall’americana Amelia Bloomer che tentò, senza successo, d’imporre questo abbigliamento in Francia e in Inghilterra. Il termine riapparve nel 1945 e attualmente indica le mutande sbuffanti indossate dalle bambine sotto un vestito della stessa stoffa. Continua a leggere

Sulla biancheria intima

(Raffaello Piraino)

È unico…ne ho comprati quattro, Honoré Daumier, 1840

La storia della biancheria intima è relativamente recente, anche se la tunica intima dei Romani era una vera e propria camicia, come lo era la lintea dell’epoca imperiale che si infilava sotto la tunica.
Si può dire che, in genere, le vesti a foggia di camicia dei popoli antichi, anche se portate direttamente sul corpo assolvevano a funzioni di abbigliamento esteriore.
La biancheria nel senso moderno era ancora sconosciuta nel Medioevo, sebbene vi fosse già una certa tendenza, soprattutto presso il ceto nobiliare, a portare indumenti più fini sotto l’abito. In rogiti medioevali italiani del 1120 e del 1147si può leggere: Recepi camisiam unam e Ad Iemma, cognata mea, detur ei camisia. Nella novella di Martellino da Firenze del Boccaccio, il poveretto si ritrova in camisia, modo ancora oggi in uso, per indicare uno stato di indigenza.
L’arte dei linaioli fiorentini, che oltre a farsetti (giubbetti invernali imbottiti di farsa o farcia) confezionavano anche camicie, era molto ricca nel Trecento. A Firenze, inoltre, per panni lini, si intendeva la biancheria.
In Francia e in Italia nel Rinascimento, le camicie erano una parte elegante del corredo della sposa e del guardaroba del gentiluomo. Nel corredo di Isabella d’Este, duchessa di Mantova e in quello di Beatrice d’Este duchessa di Milano, non sono soltanto elencati i capi ma furono descritti i diversi modelli, i ricami e le guarnizioni. Già fin dal 1387, sulla nota del corredo di Valentina Visconti che andava sposa a Luigi d’Orleans, si parla di una camisia per il bagno.
La parola biancheria si incontra per la prima volta in Francia all’inizio del ’600 e comprende anche i caleçon, cioè le mutande. Queste divennero obbligatorie per le donne quando andavano a cavallo e per le attrici che calcavano le tavole dei palcoscenici. A Venezia e a Genova invece, furono imposte obbligatoriamente alle prostitute che, sotto le loro vesti indossarono le brachesse, veri e propri mutandoni. Lo stesso nome, di derivazione latina, mutandae (da mutare), ne indica l’uso antichissimo di questo indumento destinato ad essere lavato di frequente. I Romani inoltre, usavano la subligatula sotto la tunica, così come attesta Cicerone nel De officiis. Continua a leggere

…. Sulla biancheria intima

(Raffaello Piraino)

La toilette del mattino, Numa Bassaget, 1830

1 – Con rara capacità descrittiva, Tomasi di Lampedusa nel suo capolavoro, Il Gattopardo così scriveva: …le quattro casse verdi contenevano dozzine di camice da giorno e da notte, di vestaglie, di federe, di lenzuola suddivise in “buone” ed “andanti”, il corredo di Concetta invano confezionato cinquant’anni fa. Quei chiavistelli non si aprivano mai per timore che saltassero fuori demoni incongrui, e sotto l’ubiquitaria umidità palermitana la roba ingialliva, si disfaceva, inutile per sempre e per chiunque… Continua a leggere