A PROPOSITO DEI BALLI ARGENTINI

(Gabriella Maggio)

MILONGA DE MANUEL FLORES di Jorge Luis Borges da “L’oro delle tigri” Rizzoli 1974

Manuel Flores va a morir.
Eso es moneda corriente; Continua a leggere

Bossa Nova: La Musa ed il Punto.

(Toto Pensabene e Mimmo Caruso)

la musa

Quando, verso la fine degli anni 60, la dittatura militare che governava il Brasile iniziò a colpire gli artisti non allineati, questi dovettero scegliere la via dell’esilio, e molti si trasferirono in Italia.
Il più noto è stato sicuramente Vinicius De Moraes, il padre, unitamente a Jobim, della  Bossa Nova poiché il loro album del 1958 “ Cancao Do Amor De Mais “, cantato da Elizeth Cardoso, segno l’inizio di un nuovo genere che ci avrebbe poi regalato brani memorabili quali : “ Manha Do Carnaval “ ( Orfeo Negro ) , Insensatez.
Durante la sua permanenza in Italia Vinicius, insieme a Toquinho ed Ornella Vanoni, incisero l’album “ La Voglia, la Pazzia, l’incoscienza, l’Allegria “.
Il brano che però ha sancito l’ingresso di Vinicius nella storia è la celeberrima “ Garota De Ipanema “ la cui musa ispiratrice fu Heloisa Pinheiro che ancor oggi, nonostante i suoi 65 anni, rimane una donna molto bella ed attraente.
Per noi studenti universitari era consuetudine terminare la giornata di studio con l’ascolto di brani di Irio De Paola, Vinicius, Caetano Veloso, Chico Buarque, Joao Gilberto…
(T.P.) Continua a leggere

La serata balletto al Massimo. Coppelia

(Carmelo Fucarino)


Quella che aveva tutti i presupposti per essere una serata d’onore per la prima del balletto al Massimo, non si sa perché, si è svolta in sottotono con alcuni posti vuoti. C’è stato qualche applauso più sostenuto in pochi momenti, ma niente di più, neppure una timida richiesta finale di bis. E dire che era stata evitata la programmata fatidica data del 17.
Gli ingredienti per il pienone c’erano tutti, con una serie di sorprendenti richiami e coincidenze. Il balletto pantomimico Coppélia, ou la Fille aux Yeux d’Email (La ragazza dagli occhi di smalto, dal racconto “Der Sandmann” di E. T. A. Hoffmann) di Léo Delibes (1836 – 1891) fu dato a Parigi il 25 maggio 1870 e interrotto dalla guerra franco-prussiana e dall’assedio. Una curiosità, il ruolo di Frantz fu interpretato dalla danzatrice Eugénie Fiocre en travesti.  Oggi è il balletto più famoso e rappresentato, il più spettacolare e avvincente, sempre in cartellone all’Opera di Parigi. Continua a leggere

I cosiddetti Vespri: La lettura di Verdi e la censura – 1855

(Carmelo Fucarino)


Il 13 giugno 1855 debuttò all’Opéra di Parigi in francese e con il titolo originale Les vêpres siciliennes, su libretto di Eugène Scribe e Charles Duveyrier, ispirato alla vicenda storica dei Vespri siciliani. L’autore era il vessillo della conquista savoiarda dell’Italia, Vittorio Emanule Re di Italia.Molto eseguita, fu celebre nel 1951 alla Scala l’interpretazione di Maria Callas nel ruolo di Elena. La censura ritenne di annullare lo spirito patriottico del tema facendola rappresentare con il titolo di Giovanna di Guzman e spostando il fatto in Portogallo. Il libretto era del poeta, familiare a uomini di una certa età per le poesiole dei libri delle elementari, Arnaldo Fusinato. Al teatro San Carlo di Napoli ebbe il titolo di Batilde di Turenna.

F. Chopin

A cura di Gabriella Maggio

In ricordo di Chopin, nato il 1 marzo 1810 a Zelagowa Wola , ripropongo un articolo di Mino Vignolo, apparso su “IL CORRIERE  DELLA  SERA “ dell’8 agosto 2001

P. ADORNO ” L’Arte italiana”- Firenze 1984

L’ isola di Majorca era un paradiso mediterraneo quando Fryderyk Chopin e George Sand vi sbarcarono per trascorrere l’ inverno a cavallo fra il 1838 e il 1839. Era un paradiso molto povero per la maggioranza dei suoi abitanti che non potevano immaginare il benessere materiale che sarebbe piovuto sui loro discendenti grazie alla «balearizzazione», termine spregiativo con cui si condanna la selvaggia cementificazione di alcune parti dell’ isola ad uso del turismo tutto compreso. Il musicista polacco e la scrittrice francese formavano una coppia che suscitava stupore in una società chiusa, insulare, come era la società majorchina di quei tempi. Chopin aveva 28 anni e la sua amante, dietro il cui pseudonimo si celava la baronessa Aurore Dupin de Dudevant, era di sei anni più anziana. Presero alloggio nella certosa di Valldemossa, nella Serra de Tramuntana, per cercare di coniugare, nella tranquillità assoluta del luogo e nella sua perfetta scenografia, convivenza e creazione. Continua a leggere

Puccini e la Scapigliatura milanese

(Carmelo Fucarino)


A parte l’eccezionale carriera del palermitano Alessandro Scarlatti, caso anomalo quello di Puccini nell’ambiente musicale ottocentesco per la sua formazione musicale che rievoca le splendide biografie di organisti per tradizione familiare alle corti dei principi tedeschi, i celebri e indiscussi Kapellmeister, per citare i noti Georg F. Händel, Franz Haydn, J. S. Bach, lo stesso geniale e rivoluzionario Ludwig van Beethoven. Giacomo Puccini fu anche lui un discendente di generazioni di maestri di cappella del duomo di Lucca. Orfano a cinque anni poco fece alla scuola dello zio materno Fortunato Magi, che lo definì un «falento», un fannullone senza talento. Tuttavia contribuì all’economia familiare suonando l’organo nel duomo di Lucca come i suoi antenati, ma con la fama di scavezzacollo, tanto da rubare e vendersi alcune canne dell’organo. Poi, si dice, la folgorazione dell’Aida a Pisa nel 1876, dove sarebbe andato a piedi con degli amici e le prime esperienze musicali, ma in funzione chiesastica, il Mottetto per San Paolino (1877) e una messa (1880). Continua a leggere

Petrucciani e Desprez

(Toto Pensabene e Mimmo Caruso)

La storia di Petrucciani

La storia di Michel Petrucciani, dimostra che il talento non ha barriere che possano ostacolarlo. Malato dalla nascita di osteogenesi , anche nota come sindrome dalle ossa di cristallo, il corpo di Petrucciani non ha uno sviluppo regolare. Probabilmente una malattia così grave e invalidante avrebbe costretto ciascuno di noi ad arrendersi, a rifiutarsi. Ma mentre il suo corpo si modificava con l’avanzare degli anni, le sue mani restavano intatte…di dimensioni normali. Che strano fenomeno… un omino dal corpo minuscolo e dalle mani così grandi. Quando ascoltò il suono del pianoforte, intuì che quella era la sua strada. Il padre, chitarrista jazz, lo aiutò costruendo una struttura che gli permettesse di arrivare con le gambe ai pedali.
Petrucciani ha saputo percorrere la sua strada abbattendo la diffidenza e l’isolamento con la sua straordinaria arte. Vedere le sue mani volare sulla tastiera ed ascoltare la sequenza di note perfettamente legate tra loro e fuse in una soluzione unica, crea emozioni di non poco conto.

Petrucciani sarà ricordato come uno dei più grandi pianisti Jazz mai esistiti. (T.P.)

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