Ministeri e sacramentalità delle Chiese riformate e il ruolo delle donne “Sollecitazioni e proposte in dialogo”

di Valeria Trapani

Pubblicato in “ La vita in Cristo e nella Chiesa LVIII ( 2009)

Il quadro ministeriale delle Chiese riformate indurrà certamente il lettore a porsi una serie di domande, improntate ad un intento comparativo tra le diverse chiese cristiane, le cui risposte metterebbero in evidenza una deficienza della Chiesa cattolica circa il ruolo della donna nel servizio ecclesiale. E sarebbe riduttivo sostenere la correttezza delle scelte cattoliche fondando l’affermazione su un supporto ideologico di tipo fideistico. Né riteniamo che sia questa la sede per affrontare le problematiche relative al mancato sacerdozio ministeriale delle donne nella Chiesa cattolica, o del diaconato, o dei ministeri istituiti del lettorato e dell’accolitato. Piuttosto, giunti al termine di questa rubrica, nella quale abbiamo illustrato i ministeri delle donne nella chiesa cattolica, lanciando anche uno sguardo alle chiese d’oriente e ora a quelle della riforma, riteniamo invece necessario operare un breve consuntivo del percorso realizzato, atto a porre in luce le principali acquisizioni scaturite dagli ambiti dell’indagine svolta. Continua a leggere

Le ministerialità femminili nelle chiese d’Oriente

Pubblicato in “ La vita in Cristo e nella Chiesa LVIII ( 2009) 39-41

di Valeria Trapani

Un passato esemplare

Se diamo uno sguardo sommario alla storia delle ministerialità femminili ad Oriente, rimaniamo certamente colpiti dalla ricchezza di testimonianze, e dal valore che alle donne veniva dato presso queste chiese, almeno fino a tutto il primo millennio, ed in qualche caso anche alla prima metà del secondo millennio. Continua a leggere

Le ministerialità femminili nelle chiese d’Oriente

Pubblicato in “ La vita in Cristo e nella Chiesa LVIII ( 2009) 39-41

(Valeria Trapani)

Un passato esemplare

Se diamo uno sguardo sommario alla storia delle ministerialità femminili ad Oriente, rimaniamo certamente colpiti dalla ricchezza di testimonianze, e dal valore che alle donne veniva dato presso queste chiese, almeno fino a tutto il primo millennio, ed in qualche caso anche alla prima metà del secondo millennio.

A partire dal III secolo infatti le regioni orientali ci informano attraverso scritti autorevoli dell’esistenza di diaconesse, e questo fatto è particolarmente significativo in un contesto culturale giudaico e semitico in cui le donne avevano certamente poca parte nella vita sociale. Tale opzione è dettata probabilmente dalla necessità della loro presenza nell’assistenza al battesimo di altre donne. Ragioni di pudore allora sembrerebbero stare all’origine dell’esercizio di un ministero che prevedeva tuttavia un servizio in ambito liturgico. Una delle testimonianze più antiche in merito è costituita dalla Didascalia Apostolorum della prima metà del III secolo, dove si dice che le diaconesse devono essere onorate come figura dello Spirito Santo, e il loro compito è la cura delle donne inferme e dell’assistenza al battesimo. Abbiamo a tal proposito anche la testimonianza di rito di ordinazione presso le chiese Caldee e della Persia nel V secolo.[1] Questo ministero diaconale femminile ha un carattere proprio rispetto a quello maschile e non soltanto relativamente ai compiti, ragion per cui ha una diversa preghiera di ordinazione. Interessante anche la testimonianza del Testamentum Domini, dove nello stesso periodo storico si parla di un ministero molto attivo delle vedove, che vengono ordinate con una preghiera di struttura simile a quella del diacono, e svolgono funzioni assistenziali e caritative, di catechesi e di formazione, e di servizio nel battesimo delle donne. Ancora il Concilio di Calcedonia (451) riconosce un’ordinazione di donne diaconesse e stabilisce addirittura al canone 15 che l’età di ordinazione non deve essere inferiore ai quaranta anni. Nei due secoli successivi tale norma subirà delle revisioni, e questo ci dice che fino al VI-VII secolo l’Oriente conosce e riconosce anche con atti pubblici un diaconato ministeriale femminile[2]. Continua a leggere

DONNA E MINISTERI NELLA CHIESA

I ministeri delle donne

(A cura di Valeria Trapani)

Già pubblicato su “ La vita in Cristo “ LVIII 3 ( 2009) p.48-50


Ministeri liturgici

Molto povere sono le testimonianze bibliche relative a servizi liturgici delle donne, tanto nell’Antico che nel nuovo Testamento, ma la cosa non deve sorprendere se si pensa alle convinzioni vigenti già presso la legislazione levita che discriminava le donne per motivi di purità cultuale. A dispetto di ciò la chiesa nascente non farà distinzione alcuna di sesso nel riconoscere l’universale dispensazione dei carismi (cf. ICor 12,4-6) e l’accrescimento della presenza femminile nel servizio liturgico, andrà di pari passo con la crescita della coscienza ministeriale della chiesa. E’ per questa ragione dunque che le donne cesseranno lentamente di aver parte nella celebrazione liturgica con l’incedere, a partire dal secondo millennio, dell’accentramento di ogni ministerialità nella figura del ministro ordinato e la conseguente crisi della partecipazione del popolo alla liturgia. Continua a leggere

Donna e Ministeri nella Chiesa

(Valeria Trapani)

L’Ordo Virginum: la ricchezza dell’amore donato

Tra le presenze ministeriali femminili nella vita della Chiesa un ruolo decisamente prezioso è quello svolto dall’ordine delle vergini consacrate, donne che hanno scelto di consacrare tutta la propria vita al servizio di Dio e della Chiesa pur permanendo in uno stato di vita perfettamente assimilabile alla condizione laicale. Si tratta di una realtà che la Chiesa ha conosciuto già in epoca apostolica e che, scomparsa in favore dell’accrescersi delle congregazioni religiose femminili, è stata riportata in luce a seguito del Concilio Vaticano II, nel 1970 con la promulgazione dell’Ordo Consecrationis Virginum.

pubblicato in “La VITA  IN CRISTO E NELLA CHIESA2 LVIII 5

( 2009) 46-48

Eloisa: l’etica dell’interiorità

(Gabriella Maggio)

Edmund Leighton, Abelardo ed Eloisa

Il suo nome ci giunge da un tempo lontano, e rischia di sembrarci estraneo, visto che non ce lo ripropongono edizioni cinematografiche o fortunate serie narrative. Ma proprio  questa, diciamo,” purezza”  accresce la forza di questa donna, medievale solo in alcuni aspetti. Di medievale ha la sottomissione all’uomo, ad Abelardo, “ Ho accettato di sacrificare la mia giovinezza nell’austerità della vita monastica  non per vocazione ma solo per ubbidire ad un tuo preciso ordine”, dice Eloisa in una lettera;  di perenne  ha la curiositas e l’etica dell’interiorità. L’analisi attenta, sincera  e precisa dei suoi sentimenti. Resta deluso, però, chi si aspetta situazioni romantiche e facili concessioni al sentimentalismo. Eloisa ragiona ed argomenta sui suoi sentimenti, non si abbandona a vagheggiamenti e vaneggiamenti. Continua a leggere

La dimensione estetica del rito e la sensibilità femminile

(Valeria Trapani)

Già pubblicato in “ la Vita di cristo”

VIII 20O9

In questo contesto la storia recente e l’attuale situazione ecclesiale ci testimoniano che le donne svolgono un servizio prezioso, che esse spesso più degli uomini sono state investite della cura della liturgia in questa dimensione che è essenzialmente estetica, ma non banalmente esteriore. Alle donne è stata sempre riconosciuta infatti, una naturale propensione alla cura del tempio, in quanto prolungamento del compito a lei spettante della cura del focolare domestico. E se oggi questo dato è stato fortemente messo in crisi dalla società contemporanea che propone modelli di donna androgini nel corpo e nelle funzioni, insieme al positivo affermarsi delle donne nel mondo lavorativo che lascia loro meno spazio per i compiti casalinghi tradizionalmente attribuitigli, rimane invariata la qualità del servizio liturgico che le donne svolgono per la realizzazione del bello nella liturgia. A dispetto infatti del modo forse un po’ materiale in cui tale servizio veniva svolto nel passato preconciliare, oggi le donne prestano la loro diaconia per l’edificazione della dimensione estetica della liturgia alla luce di un rinnovato senso ecclesiale che le vede protagoniste di un servizio posto alla stessa stregua di tutti gli altri ministeri esercitati a favore della celebrazione. Inoltre, l’accento posto dal Concilio Vaticano II sulla necessità di formazione liturgica a tutti i livelli (SC 14-19), dal ministro ordinato ai laici, per il fruttuoso svolgimento di qualunque ministerialità liturgica, ha fatto sì che le donne oggi abbiano acquisito piena consapevolezza dello spessore teologico e liturgico dei servizi ordinati al decoro del tempio. È stata abbandonata così in modo definitivo l’idea che questo ruolo fosse di secondaria importanza rispetto a quei ministeri il cui svolgimento avviene nel corso dell’azione liturgica piuttosto che in preparazione ad essa. Continua a leggere