………. Dai romanzi di Emma La Spina alle ricerche storiche

(Patrizia Lipani)

L’assistenza e la beneficenza a Palermo è sempre stata curata e incentivata da gente nobile e facoltosa. Tra i più famosi il Principe di Gravina e Giangiacomo Cusmano, che fondano centri di accoglienza noti nel corso del tempo con i nomi più svariati , ospizi, educandati, convitti, orfanotrofi, collegi, depositi, refugi, ricoveri per offrire un tetto ai vagabondi , ai senza casa, ai miseri insomma. Tra i più importanti centri di raccolta “l’Albergo delle povere” e l’Associazione il “Boccone del Povero” dove il lavoro, la preghiera, l’operosità rappresentano i tre momenti quotidiani della vita educativa da curare, per ridurre l’accattonaggio. Era abitudine infatti restituire i giovani alla società quando erano in grado di procurarsi di che vivere con il proprio lavoro per cui era necessario imparare un mestiere. Continua a leggere

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Suggestioni e realtà da salvare

(Carmelo Fucarino)


Sabato 9 ottobre, su iniziativa di Riccardo Carioti e del CAI di Palermo, il Lions New Century ha organizzato un itinerario nella Palermo sotterranea. È quella Palermo suggestiva e miste-riosa che ha da secoli nutrito l’immaginario collettivo e sollecitato la fantasia degli scrittori. Il più celebre quel William Galt, alias Luigi Natoli (Palermo, 1857-1941), autore di feuilletons assai popolari, che tra il 1909 e il 1910 pubblicò a puntate sul Giornale di Sicilia il celeberrimo romanzo popolare di passione tra Blasco e la nobile Violante sullo sfondo gotico intrigante di I Beati Paoli, la temibile setta di neri incappucciati sorta in difesa dei deboli e degli oppressi contro le soverchierie dei nobili. Tutti i Palermitani si calarono in queste romantiche vicende e attesero con ansia l’uscita del giornale e poi (dopo la Seconda Guerra) dei fascicoli allegati (nel 1947 fu tratto il film I cavalieri dalle Maschere Nere di Pino Mercanti con Otello Toso, Lea Padovani, Massimo Serato, Paolo Stoppa, Carlo Ninchi, Umberto Spadaro, prodotto dal-la O. F. S., Organizzazione Filmistica Siciliana dei fratelli Gorgone, fra gli ultimi esperimenti di industria cinematografica siciliana strozzata dalla “fu” nostra banca, Agro dolce docet nel monopolio RAI). Chissà se una simile vicenda di “giustizieri” privati avrebbe lo stesso succes-so oggi e riuscirebbe a scuotere l’indifferenza e la sfiducia popolari, a dissipare la cappa del disincanto e della rassegnazione tombale che grava sull’isola. Continua a leggere

Come eravamo: incendi e pene

( Renata  De  Simone e Maria Barbera)


 

Se spirano venti di scirocco è ormai prassi (purtroppo) consolidata aspettarsi qualche brutta nuova sulla sorte infelice del nostro ormai rado patrimonio boschivo nazionale sempre più decimato dagli incendi.
Si fa quasi a gara nel cercare di individuare il focolaio dell’ultima vampa e scoprire il suo percorso.
Il via vai dei mezzi antincendio e, nei casi più preoccupanti, dei soccorsi della Protezione civile confermano regolarmente i nostri sospetti. Ma non è solo il vento a soffiare sulle fiamme. Il Signore del Fuoco compare spesso, anche, all’interno delle nostre città, nelle strade, nei negozi, nelle abitazioni. La sua foga distruttrice è quasi subito accompagnata dal fischio delle sirene, dal pungente odore di fumo, dall’immediato disastroso riflesso sul traffico cittadino, da quella atmosfera cioè vagamente infernale che è capitato a tutti di provare, accompagnata dal particolare stato di ansia, incertezza e paura che si ha nei confronti di un evento dagli sviluppi incerti e spesso tragici.
Scontato l’esito dell’inchiesta delle Forze dell’Ordine: causa di tale calamità è il dolo, solo in pochi casi la disattenzione o un evento accidentale. In poche parole artefice di tali disastri è la mano dell’uomo.
Al di là delle motivazioni (criminali) che spingono un cittadino a causare la distruzione del mondo in cui vive, deteriorandone l’ambiente e mettendo a rischio l’incolumità altrui e spesso anche la propria, non è stato ancora trovato un adeguato rimedio legislativo che faccia da deterrente ad un reato così odioso e di forte impatto ambientale. Continua a leggere

Un S. Luigi Gonzaga “nostrano”: Cesare Gaetani -1a parte

(Antonino Lo Nardo)

Il devoto che si accosta alla Cappella di S. Francesco Saverio nella Chiesa del Gesù (o di Casa Professa) di Palermo non può fare a meno di notare, proprio ai piedi del tempietto a sinistra dove è conservata una reliquia del Santo, una lapide di marmo con una iscrizione in latino che, nella traduzione italiana, dice: “Qui giace il corpo di Cesare Gaetani, dapprima Principe del Cassaro e Marchese di Sortino, poi Novizio della Compagnia di Gesù. Morì il giorno 5 agosto del 1652, nell’anno decimono della sua età”.

Viene allora spontaneo chiedersi: chi è stato questo giovane che ha meritato l’onore di essere sepolto accanto al più famoso Venerabile Luigi La Nuza S.I., chiamato l’«Apostolo della Sicilia»? Continua a leggere

Come Eravamo: Punti di vista.

(Renata De Simone)

Quasi quotidianamente i giornali riportano la notizia di nuovi sbarchi di clandestini in Sicilia. Immagini di povera gente sporca, mal nutrita e disperata colpisce i nostri occhi troppo spesso distratti e indifferenti, presentandoci un mondo che sembra a noi del tutto estraneo e lontano dai consolidati canoni del vivere civile. Altre volte ritroviamo questa umanità nelle nostre strade, impegnata in mille espedienti per procurarsi di che vivere, qualche altra la vediamo inginocchiarsi e prostrarsi a terra nell’atto di pregare il proprio (ma chissà forse anche il nostro) Dio, senza i taciti sottili messaggi che dal lusso delle nostre Chiese suggestionano i nostri colloqui con l’Eterno. Continua a leggere

Come eravamo: Anna e le altre

(Renata De Simone)


Un recente saggio di Laura Russo, La sposa normanna, ci presenta la figura imponente di una donna, Costanza d’Altavilla, suora di clausura per vocazione dall’età di 16 anni, costretta a forzare la sua indole per risollevare le sorti di un Regno, compromesso dalla mancanza di eredi. Il suo eroico impegno protrattosi fino alla morte porta sul trono Federico II di Svevia, legato più alla terra di Sicilia, adorata patria di adozione della madre Costanza, che alle fredde terre d’origine dell’Imperatore Enrico VI, suo padre biologico, ma a lui del tutto estraneo. Continua a leggere

La bambola. Gioco e/o modello di conformazione ideologica.

(Pinella Bongiorno)

Palermo è la città che può vantare il patrimonio di giochi infantili più ricco  rispetto al resto dell’isola. Ben trecentosedici! Questa è la  stima effettuata dal demologo Giuseppe Pitrè, dopo  tredici faticosi anni impiegati alla raccolta di informazioni e descrizioni di quei Giuochi fanciulleschi siciliani che, nel loro insieme, costituiscono il XIII volume della “Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane”.

Tale raccolta è orientata a rilevare l’attività ludica senza alcuna ingerenza – come asserisce vigorosamente lo studioso – di tipo didattico, pedagogico o teatrale. Il solo e semplice trastullo, ecco l’aspetto che lo interessa soprattutto! Egli dichiara apertamente la propria irritazione quando ravvisa esasperati riferimenti a Froebel, ad opera di certi « maestrucoli ed igienisti » che sogliono trasferire, nel gioco valenze di altro tipo. Così, incalza contro i disavveduti quanto anonimi fautori di « giuochi ed esercizi ginnici»; informando altresì che lo sviluppo fisico dei fanciulli è già risolto « a priori dalla natura, la quale ci mise addosso fuoco, agilità ed energia per saltare, arrampicarci, fare, insomma, tutti quei movimenti che contano per monellerie solo perché non hanno la raccomandazione d’un programma scolastico o d’un libro stampato ».1 Continua a leggere