LA BOTTE MIRACOLOSA

(Leda Melluso)

Detta con disprezzo dagli italiani ‘ male francese’ e dai francesi ‘male napoletano’, la sifilide era in passato una malattia molto diffusa in tutta Europa. Un amanuense del XV secolo , impressionato da questo male , mentre copiava i Bandi e Provviste della città di Palermo del 1495-96, annotava sul volume che in corpi di homini e donni a cui tali infermatati veni chi nascono tanti di ampulli grossi. I rimedi per la malattia, ritenuta dalla Chiesa un castigo divino per i peccati degli uomini, erano veramente pochi. Tra questi il mercurio , usato talvolta in modo talmente empirico da provocare orribili piaghe, sofferenze inaudite e spesso anche la morte. Se il mercurio però era l’unica cura per questa malattia e qualche effetto benefico lo produceva, perché allora non immergere il paziente in un luogo dove i suffumigi mercuriali potessero penetrare in tutto il corpo senza fare danno? Continua a leggere

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IL TRASFORMISMO SECONDO BENEDETTO CROCE

(Gabriella Maggio)


Nella “Storia d’Italia dal 1971 al 1915” , pubblicata nel 1928, nel capitolo su Fr. Crispi, Benedetto Croce scrive:” Dopo il 1885, il trasformismo si era così bene effettuato che non se ne parlò più, e il nome stesso uscì dall’uso. Ma sempre quel nome, quando fu ricordato, parve richiamare qualcosa di equivoco, un fatto poco bello e la coscienza di una debolezza italiana; e l’eco di quel sentimento perdura nei libri degli storici, degli storici che di solito professori o altra candida gente, tutta smarrita al susseguirsi dei mutamenti ministeriali, al continuo fallire della loro sospirosa speranza di un << governo stabile>>, e, insomma , al cangiamento delle cose, perché, secondo il segreto desiderio del cuor loro, le cose dovrebbero restar ferme; e non riflettono che in questo caso non avrebbero più storie da scrivere, neppure come quelle che di solito scrivono. Sennonché, ciò che per questa parte accadde in Italia, accadeva allora in tutta Europa e nella stessa Inghilterra” .

ROMA CAPITALE 20 SETTEMBRE 1870

(Gabriella Maggio)

La breccia di Porta Pia

« La nostra stella, o Signori, ve lo dichiaro apertamente, è di fare che la città eterna, sulla quale 25 secoli hanno accumulato ogni genere di gloria, diventi la splendida capitale del Regno italico. » Queste parole ha pronunciato l’11 ottobre del 1861 alla Camera dei Deputati Camillo Benso di Cavour. Il progetto si realizza il 20 settembre 1870 sotto il governo Lanza.

VERGA- SCIASCIA-RADICE

(Gabriella Maggio)


In “Verga e la libertà” , La corda pazza, scrittori e cose di Sicilia , Adelphi, Milano 1991, pagg. 89-106, Leonardo Sciascia analizza la novella “Libertà”, mettendone in luce alcuni aspetti che sembrano obbedire più che alla poetica del vero dell’autore ad “una mistificazione risorgimentale cui il Verga, monarchico e crispino, si sentiva tenuto”. All’epoca dei fatti di Bronte lo scrittore verista aveva vent’anni, era, quindi, un testimone attento di quel che accadde, certamente in grado di “ricordare”, anche dopo altri vent’anni, “Libertà” è del 1882, lo svolgersi degli eventi che tanto lo interessavano da un punto di vista ideologico. Gli indizi di questa mistificazione, sarebbero contenuti in alcuni particolari. La sostituzione del pazzo, Nunzio Ciraldo Fraiunco, con il nano, perché, dice Sciascia, il pazzo mantiene sempre nella tradizione popolare una “ sacertà”, che manca al nano “deforme”, malizioso e cattivo. Si legge infatti nella novella :“ E subito ordinò che gliene fucilassero cinque o sei il nano, Pizzanello, i primi che capitarono”. Assente dalla novella verghiana è anche la fucilazione dell’avvocato Lombardo, “personaggio inquietante” per la coscienza del “galantuomo” G. Verga, come sottolinea Sciascia. Infatti Lombardo, “galantuomo liberale”, era stato confuso con i borbonici durante la rivolta. Tacere di Lombardo significava discolpare implicitamente Bixio, zelantemente succubo della “Ragion di Stato”. Infatti la Duchessa di Bronte, che in quel periodo si trovava in Inghilterra, e gli amministratori del feudo Guglielmo e Franco Thovez, avevano sollecitato il console inglese a intervenire presso Garibaldi affinché suggerisse a Bixio una dura repressione della rivolta. L’impresa garibaldina era vista con simpatia dall’Inghilterra e Garibaldi che non poteva alienarsi le simpatie internazionali.

Scrive Benedetto Radice ( nella foto) in “ Nino Bixio a Bronte” nel II° volume delle Memorie storiche di Bronte :”Quando fu fucilato ( l’avv. N. Lombardo, n.d.r.) nessuno sospettò che ciò fosse avvenuto perché reputato borbonico, ma invece come eccessivamente rivoluzionario; e molti ebbero ragione di credere che quella fucilazione abbia avuto causa in un fatale errore di Bixio, il quale in quel momento febbrile accolse come verità iniqui istillamenti fattigli dai nemici del Lombardo”(ma ad evitare il «fatale errore» Lombardo aveva detto a Bixio: «Domandi a Catania chi sono io»). “Ordinato lo scioglimento e la ricostituzione dei Consigli civici, e la formazione della Guardia Nazionale, […] esclusi dai consigli tutti i favoreggiatori diretti e indiretti della restaurazione borbonica, […] l’avv. Nicolò Lombardo, sostenitore e capo dei comunisti, recò nelle sue mani il potere e mise ad effetto la tanto bramata divisione ( delle terre). La forza della rivoluzione ed i decreti del Dittatore gli davano cagione a sperare di sgominare e sopraffare il vecchio partito….Era pure nella coscienza del popolo che la rivoluzione avrebbe sequestrato a beneficio della comunità i beni della ducea Nelson. Caduto il Borbone, dicevasi, sarebbe caduta anche la donazione da lui fatta non su beni propri, ma sul donativo del milione datogli dal Parlamento Siciliano nel 14 settembre 1794”. Conclude L. Sciascia :” Sui fatti di Bronte …gravò la testimonianza della letteratura garibaldina e il complice silenzio di una storiografia che l’ avvolgeva nel mito ….finchè il prof. Radice non pubblicò …una monografia intitolata Nino Bixio a Bronte…mosso da carità del natio loco”. L’anniversario dell’Unità d’Italia è l’ occasione per divulgare la verità di Bronte o di qualsiasi altro luogo in cui gli eventi divennero tragedia ingiusta, non per sminuire l’importanza e la generosità dei vari protagonisti, ma per non “santificarli” più, rendendoli poco credibili e lontani, perduti in un’atmosfera di perfezione che ce li rende estranei. Continua a leggere

NEL CENTOCINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA

Progressiva emancipazione della donna nell’Italia Unita

di Giuseppina Cuccio

Francesco De Sanctis

Giuliano Amato sul “Sole 24 Ore” di domenica 8 agosto 2010, dimostra che c’è almeno una ragione per celebrare il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia se si ricorda, per esempio, che il tasso di analfabetismo in Italia, al momento della proclamazione del Regno, superava il 70% e che le donne ne rappresentavano la parte più grande. L’estensione della legge Casati a tutte le regioni del Regno diffuse la conoscenza dell’alfabeto e del sistema metrico decimale, combattendo l’ignoranza. Resistenze di ogni genere non impedirono, scrive Amato. che l’istruzione si diffondesse, sebbene tra mille difficoltà, anche fra le donne tanto che “ il numero delle insegnanti di scuole pubbliche raddoppiasse fra il 1862 e il 1872, passando da poco più di 7.000 ad oltre 14.000, e che un ministro della Pubblica Istruzione, Francesco De Sanctis, pretendesse dalle scuole normali che preparavano le insegnanti lo stesso studio della grammatica e della storia con cui si formavano gli insegnanti maschi”. Senza l’unità cosa sarebbe successo ?

HIROSHIMA, 6 agosto 1945, 270.000 Vittime

(Gabriella Maggio)

“ VOTO SOLENNE DI FAR USO DELLA SCIENZA AD ESCLUSIVO VANTAGGIO DELL’UMANITA”

Queste parole sono pronunciate da Galileo nell’ultima scena di “VITA DI GALILEO” di Bertolt Brecht. Oggi 6 agosto ricorre l’anniversario della prima esplosione atomica nel cielo di Hiroshima, nel 1945. L’opera di Brecht indirettamente è un commento ed un interrogativo sull’evento catastrofico. L’autore dell’ <<Opera da tre soldi>> aveva già scritto nel 1938 la piéce  su Galileo, ma la riprende sotto la suggestione dell’evento tragico, rimaneggiando la scena XIV in cui lo scienziato afferma di avere tradito la scienza :” Ho tradito la mia professione; e quando un uomo ha fatto ciò che ho fatto io, la sua presenza non può essere tollerata nei ranghi della scienza ”.  L’antico scienziato, come i contemporanei Einstein e Bohr e tanti altri studiosi accorti, sa che è  cominciata una nuova era per la scienza, ma sa anche che questa ha acquistato la potenza di distruggere l’umanità. Continua a leggere

OGGI 4 LUGLIO 2010

(Gabriella Maggio)

Queste immagini ci riportano lontano nel tempo all’alba degli stati moderni. Il 4 luglio non ricorda un evento che riguarda la storia di una nazione in particolare. Infatti per la prima volta ha  realizzazione concreta un percorso ideale, nato in Europa nel XVII sec. e lentamente maturato e cresciuto con l’apporto di tante menti impegnate a progettare un mondo migliore. Questo giorno è quindi anche un patrimonio universale, appartiene  a  tutti coloro che in ogni tempo credono nei  diritti inalienabili dell’uomo, che lottano contro le vessazioni  e gli sfruttamenti d’ogni natura. Continua a leggere