NEL CENTOCINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA

(Gabriella Maggio)

Il 26 ottobre 1860 il generale Giuseppe Garibaldi incontra Vittorio Emanuele  di Savoia nei pressi di Teano.

Al giungere del Re , accompagnato da carabinieri a cavallo,  un rullo di tamburi impone il silenzio perché si  ascolti la marcia reale. Un certo Della Rocca grida: “ Arriva il Re d’Italia”. Allora Garibaldi esorta i suoi soldati , della divisione Bixio e della brigata Elber, ad inneggiare al Re, mentre si toglie il berretto e lo saluta amichevolmente. Mentre cavalcano per la campagna i contadini  urlano: “ Viva Calibardo”. Non hanno compreso il senso della scena non ostante gli sforzi del Generale per spiegarla. Vittorio Emanuele è infastidito , Garibaldi è sconfortato. Dopo un breve galoppo i due si separano. E’ l’ultimo atto dell’impresa dei Mille.

 

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La finestra sull’immigrazione

(Vera Ferrandi)

Approvato decreto per trasferire i detenuti stranieri verso stato di appartenenza
L’Italia è il primo Paese dell’Unione Europea ad attuare questa decisione, con largo anticipo rispetto alla scadenza fissata al 5 dicembre del 2011.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legislativo mirato a disciplinare il trasferimento delle persone condannate dall’Italia verso lo Stato di cittadinanza per la regolare esecuzione delle pene detentive.
“Con questo provvedimento – afferma il ministro della Giustizia, Angelino Alfano – l’Italia è il primo Paese dell’Unione Europea ad attuare la decisione quadro del 27 novembre del 2008, con largo anticipo rispetto alla scadenza fissata al 5 dicembre del 2011.
In questo modo, il Governo intende dare una risposta concreta all’emergenza del sovraffollamento carcerario attraverso il trasferimento dei condannati stranieri, per l’esecuzione della pena, senza un previo accordo dello Stato estero di cittadinanza e senza il consenso della persona condannata, agevolando, quindi, il trasferimento verso tutti gli Stati dell’UE”.
‘Si tratta dunque – spiega il Guardasigilli – di un importantissimo passo in avanti rispetto ai tradizionali accordi internazionali in base ai quali il trasferimento del condannato dipendeva sempre dal consenso della persona e da accordi con lo Stato di cittadinanza che, però, non era mai obbligato ad accogliere un proprio cittadino per fargli scontare la pena applicata da un altro Stato. ’ Continua a leggere

La grazia dei primi cent’anni

Omaggio a mons. Carmelo Amato


(Carmelo Fucarino)

Con la solenne, augurale benedizione apostolica di Sua Santità Benedetto XVI il 29 agosto 2010 mons. Carmelo Amato ha festeggiato nella chiesa madre di Prizzi i suoi freschi e allegri cento anni, officiando la Messa assieme a S. E. Salvatore Di Gristina Arcivescovo di Monreale con voce commossa, ma sicura e netta. Così avviava la sua omelia: “Mi presento. Ci vedo, ci sento, solo le gambe non mi accompagnano. Mi presento… con i miei cento anni… supremo dono di Dio”. Poi al momento della benedizione, un momento stupefacente, l’invito a cantare, “Mamma son tanto felice”, cavallo di battaglia di Beniamino Gigli e Claudio Villa. Mi spiegava, quasi a giustificarsi, che voleva essere un inno alla Madonna, ma utile a coinvolgere meglio i fedeli per l’evocazione dell’umana esperienza personale verso tutte le mamme del popolo osannante.
La sua voce calda e vibrante, poco appannata dagli anni, mi ha dato un tuffo al cuore e mi ha riportato agli anni dei pantaloncini corti fino all’inguine. Era sempre lui, l’insegnante di religione che ci aveva squadernato i misteri della fede in quell’aula gelida della Scuola Media, io undicenne, lui già trentottenne. Era stato ordinato sacerdote a Monreale dal grande arcivescovo Cassisa due anni prima della mia nascita, nel 1936. Qui aveva intrapreso la secolare formazione alla sorgente della teologia e della dottrina, ma anche della cultura tout court.
“- Lo sai, professore (a me!), c’era un autore latino che cantava il debito che Roma doveva alla civiltà greca.
– Sì, padre, Orazio, che esaltò la Grecia conquistata che conquistò il selvaggio vincitore [Epist. II, 1, 156, Graecia capta ferum victorem cepit].
– A Monreale avevamo un valente latinista che citava spesso i suoi versi e poi ci chiedeva, provocante, chi l’avesse detto. E noi gli cantavamo sempre, in coro, “Orazio, Orazio”.
Si estasia perciò al lontanissimo ricordo dei suoi diciassette anni, come quando parla del padre e dello zio, due dei dodici fratelli, ventiquattro anni di differenza.
Della sua lucida riflessione sulla vita, umile discepolo, voglio dare testimonianza attraverso la sua stessa parola, sublime didattica dall’alto della sua sapienza filtrata dalla secolare meditazione. La sicurezza che solo la fede può donare vibra nelle sue parole che sono un inno alla vita con quell’attacco possente e magnifico, la sua professione di cultura anche profana:
“VENI,VIDI,VICI. Continua a leggere

Omaggio al Papa

Associazione Il Baglio

UN OMAGGIO AL PAPA
in occasione della visita a Palermo del 3 Ottobre 2010

Basilica di San Francesco d’Assisi

L’Associazione Il Baglio propone a tutti gli artisti e agli artigiani che desiderano regalare a Sua Santità Benedetto XVI una propria opera come segno di affetto, di portarla al mattino di sabato 2 ottobre alle ore 7.00 nella Sacrestia della Basilica di San Francesco d’Assisi (accesso da via del Parlamento n. 34).
Al termine della Santa Messa delle ore 7.30 le opere saranno esposte nella Sacrestia dove resteranno fino a domenica 3 ottobre. Continua a leggere

LA LUNGA STRADA DELLE PAROLE

(Gabriella Maggio)

La parola inglese VINTAGE deriva dal francese antico Vendage, che  a sua volta deriva dal latino Vindemia.  In origine  il termine significa vendemmia e per metonimia  l’annata di produzione di un  vino. Oggi ha assunto  anche un  altro significato, indica capi  di moda di anni passati “moda vintage”.

La parola GHETTO deriva dall’antico veneziano GETO, termine che indicava la fonderia. Nel 1509, dopo la disfatta nella battaglia di Agnadello, la Serenissima Repubblica di Venezia decide di accogliere in laguna gli  Ebrei profughi delle città della terraferma, nella maggior parte ashkenaziti che parlavano un yiddish  molto vicino alla lingua tedesca. Fu loro assegnato il quartiere del “geto” perché vi si trovava un’antica fonderia.  La parola  venne pronunciata dagli Ebrei  con la “g” dura “gheto”. In lingua italiana diventò ghetto.

RICORDANDO MICHELE PERRIERA: INTENZIONALITA’ E PASSIONALITA’

(Gabriella Maggio)


Oggi 11 settembre è morto dopo una lunga malattia Michele Perriera grande animatore della cultura palermitana che dagli anni sessanta del secolo scorso ha lavorato in vari ambiti letterari per aprire sempre più ampie prospettive internazionali alla cultura cittadina e a quella italiana. Giornalista de L’ORA , fondatore del Teatès, romanziere, regista, scrittore di teatro, ha esordito in letteratura partecipando al Gruppo ’63, che proprio a Palermo, all’Hotel Zagarella veniva fondato nel 1963 da Perriera, Balestrini, Eco, Sanguineti ed altri. Il Gruppo costituiva un’avanguardia che si proponeva di “ sprovincializzare” la letteratura italiana. Ma ben presto Perriera se ne allontanò, quando ebbe sentore che il Gruppo si allineava “ai meccanismi del potere culturale” . Il lettore non va blandito, sosteneva, ma reso vigile ed attento con la proposta di quesiti , di problematiche. In fondo è stato sempre un romanziere autore di teatro , molto teatro nei suoi romanzi, molto romanzo nelle sue opere teatrali . Nel tempo il suo linguaggio denso ed evocativo si è alleggerito verso l’espressione cristallina e nitida. In questo percorso il suo modello è stato Leopardi delle “ Operette Morali”.

Dal segno al colore.

(Giacomo Fanale)

Ancora una volta in mostra a Palermo le opere di Carla Horat al Loggiato di San Bartolomeo dal 10 settembre al 8 ottobre 2010. Le opere in mostra esprimono una ampia panoramica su un ventennio di esperienze artistiche dal 1984 al 2004 di Carla Horat . Opere che si impongono allo spettatore catturato dal tratto duro ,marcato, tagliente e delicato nel contempo, lo è nell’ incisione , lo è nella pittura. Il suo è un percorso per stadi , un percorso in continua evoluzione, manifestazione di una sensibilità estrema e complessa , e nel contempo una ricerca profonda di tracce, di radici antiche, una scommessa con se stessa, un continuo scoprirsi artista di grande spiritualità. Può sembrare casuale il suo tratto, tanto nell’incisione quanto nella pittura, ma è il risultato ultimo di un percorso significativo che dal puro segno si amplifica e si evolve al colore, è una visione macroscopica del segno, quella non percepita dall’occhio umano , il segno analizzato al microscopio, ingigantito diventa la trama di un disegno macroscopico quasi un universalità cosmica legata all’esistenza , fatta di punti, di nebulose , di tratti, di luce, un modo personale di trasferire la propria sfera sensoriale, filtro di un complesso sentire del travaglio universale che è dell’esistenza e dell’essere . Dove il colore prevarica, il segno si espande diventa preponderante sulla tela fino a traboccare, ed è la sensibilità dell’artista che lo rende partecipe della realtà visiva contestuale , alle volte difficile da decifrare, come molti segni della quotidianità che diamo per scontati , ma pur sempre segni contestualizzati di un trascendente , di un intimo sentire, di quel sentire che è suono , è musicalità di una consapevole intimità fatta di riflessioni, di silenzi, di poesia.

Presentazione di F.sco Gallo
Venerdi 10 settembre ore 19,00