L’angolo del melomane

(Carmelo Fucarino)

Concerto per pianoforte a quattro mani di Barbara Mineo e Claudia Pisano

Venerdì, 4 dicembre, al Circolo Ufficiali di Palermo

Stagione 2009 dell’AGIMUS, presieduto da Maria Di Francesco

Fantasia in fa minore, D. 940 (Op. posth. 103), per pianoforte a quattro mani (due pianisti in un pianoforte), composta da Franz SCHUBERT a Vienna tra gennaio e marzo 1828, – sarebbe morto a novembre – e dedicata all’allieva da lui amata Karoline Esterházy. È una delle più importanti sue opere per pianoforte e la più famosa per più di un pianista. Si sviluppa in quattro movimenti (20 min.) e perciò è il trait d’union tra la tradizionale forma-sonata e la nuova forma libera di intonazione lirica. 1. Allegro molto moderato, si apre con una melodia lirica di stile ungherese, tema ripreso con una transizione cupa, quasi funebre, poi il secondo tema, infine una versione del secondo tema in fa maggiore. 2. Largo, si apre con un turbolento fortissimo e la frequenza doppia punteggiata del primo tema produce una grande tensione. Al primo tema segue un tranquillo e lirico secondo tema e una ripresa del primo dominante. Ispirazione dal Concerto per violino II di Paganini, da lui recentemente ascoltato. 3. Scherzo. Allegro vivace, brillante e vivace, ricorda gli scherzi di altre opere contemporanee. 4. Finale. Allegro molto moderato, riproposizione del tema principale del primo movimento, transizione in una fuga in base al secondo tema in climax, bruscamente chiusa in do maggiore dominante, ripresa del primo tema e infine “la cadenza più notevole in tutta l’opera di Schubert”, perché riesce a condensare le dicotomie dei due temi nelle finali otto battute. Il musicologo Christopher Howard Gibbs (La vita di Schubert. Cambridge University Press, 2000, p. 161) la definì “non solo tra la sua più grande, ma la sua più originale” composizione per pianoforte a quattro mani.

La Petit Suite di Claude DEBUSSY, scritta nel 1889 originariamente per pianoforte a quattro mani, fu poi arrangiata e riutilizzata per orchestra, come avviene spesso, da Henri Bussex nel 1909. Si caratterizza per il lirismo semplice, di puro intrattenimento e piacere, che contrasta con gran parte della musica del compositore dalla fine del 1880, accusato di essere “troppo modernista”. I movimenti della suite erano tratti da danze popolari ed in origine basati sul loro contrasto ritmico. I classici quattro movimenti sono da lui elaborati per dare pari opportunità a entrambi i pianisti. En bateau, “in una barca”, primo movimento, melodia raffinata con accordi spezzati a indicare increspature, vortici e mulinelli in acqua, che nella sua semplicità rivela lo stile armonico successivo, il Corteo, un vero festoso corteo, una marcia che diventa corsa esaltante e fasto musicale, il bel Minuetto, pura magia musicale, il movimento più coinvolgente della suite, un gioco di elfi, con una tecnica compositiva che saprà sfruttare successivamente, il Ballet, energico movimento di danza festosa.

Nei Six pieces op. 11 per pianoforte a quattro mani di Sergej Vasil’evič RACHMANINOV, una sua prima gemma del periodo russo nel 1894 (a ventuno anni, tre anni dopo la laurea al Conservatorio di Mosca), le due pianiste hanno avuto modo di esprimere le loro capacità tecniche, la loro stupenda armonia, e di deliziare il pubblico con la sequenza classica della suite, soprattutto nella emotiva e trascinante Barcarolle (Moderato), ove i ritmi ondeggianti del motivo marinaresco accompagnano la lirica armonia del turbinare in climax. Lo Scherzo è un allegro di brillante virtuosismo e sviluppo ritmico, il Thème russe, andantino cantabile, di vivace virtuosismo ed eccitazione ritmica, il Valse, tempo di valzer, serie di valzer continui nello stile tradizionale di Chopin, la Romance, Andante, melodioso e lirico notturno in tardo stile Romantico, la SlavaGlory, un allegro moderato, impressionistica ripresa di antico canto liturgico russo sviluppato in continue variazioni, intenso nel climax fragoroso, vera conclusione da poema epico della suite.
Che dire della prova di bravura nell’esecuzione del celebre Libertango, sfrenato e turbinoso martellante inno alla “libertà” coniugata al mistero del “tango”, accolto con entusiasmo in tutta Europa. Composto nel 1973 durante il suo soggiorno in Italia, dove eseguì nei cinque anni una serie di incisioni, in esso veramente Astor PIAZZOLLA, compositore e virtuoso di bandoneòn, espresse la sua rivoluzione musicale, il passaggio dal tango classico argentino al nuovo genere in cui tradizione popolare argentina, jazz e  musica classica trovano la loro moderna sintesi espressiva.

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