Es un soplo la vida

Da Fantasmi a Buenos Aires
di Rosa Maria Ponte
(terza parte)

Gardel

Daniele si accorse che non stava provando quella sensazione che aveva temuto. Gli sembrava che quei corpi, che emanavano un leggero odore di muffa, non fossero mai appartenuti ad esseri umani vivi tanto somigliavano a vecchi manichini di cartapesta molto sciupata e in certi punti così screpolata e sbrindellata da mettere a nudo le ossa. Il monaco parlava di antichi colatoi e di metodi di imbalsamazione più moderni con arsenico o paraffina, mentre lui pensava che non avrebbe mai permesso che sua madre facesse mostra di sé, vestita come quando andava a fare una visita, distesa in un loculo o peggio, appesa a una parete. Meglio che stesse nella loro tomba di famiglia a riparo da occhi indiscreti.
– Questa è la zona dedicata ai medici, disse il monaco. Continua a leggere

Es un soplo la vida

Da Fantasmi a Buenos Aires
di Rosa Maria Ponte
(seconda parte)

 

Invece all’ingresso delle catacombe dei Cappuccini, a Palermo, c’era scritto proprio così: “Vietato fumare”. Quella mattina si era deciso a visitarle, sembrava che lui fosse rimasto l’unico palermitano a non averlo mai fatto. C’era anche scritto: “Ingresso gratuito”, ma il monaco, un vecchietto di bassissima statura, che faceva da guida, prima di iniziare a scendere le scale del sotterraneo, tese eloquentemente il palmo della mano. Daniele vi mise qualcosa e lui accelerò il passo e insieme scesero le scale che portavano giù nelle catacombe.
Scendendo quei gradini di pietra consunta Daniele si chiedeva se avesse fatto bene ad andare lì. Non sarebbe stato meglio rimanere uno dei pochissimi concittadini a non aver mai visitato quel posto? Se lo era sempre immaginato come un luogo raccapricciante e ora, vedendolo nella realtà, le sue lugubri presenze lo avrebbero sicuramente perseguitato nelle notti insonni. Perciò non aveva mai avuto il coraggio di andarci. Arrivarono finalmente all’ingresso di quel grande cimitero sotterraneo. Il monaco tastò la parete a destra e accese le luci: grandi stanzoni dai soffitti a volta si susseguivano per poi girare a destra e a sinistra verso altri locali sicuramente altrettanto grandi : un intricato labirinto che poteva essere visitato soltanto con una guida. Le lampadine, in alto, male illuminavano gli ambienti tanto che da principio Daniele non si accorse che le pareti erano interamente tappezzate di corpi umani imbalsamati, sia appesi che sdraiati in loculi, interamente vestiti con gli abiti che si usavano nel tempo in cui erano vissuti, con calze e scarpe e gli uomini, talvolta, anche col cappello o la papalina. Il monaco spiegava che quei corpi erano raggruppati secondo i mestieri o le professioni che avevano svolto da vivi: c’era la zona riservata ai frati, alle suore, quella dove avresti visto solo medici, quella degli avvocati, la parte riservata alle donne sposate, alle vergini con palma e corona , ai neonati in abiti da battesimo. Era una folla immensa che lo fissava con orbite vuote. Non tutte vuote, comunque. Alcune mummie sembravano aver conservato gli occhi o forse l’imbalsamatore, per voler rendere più realistico l’insieme, aveva inserito al loro posto delle protesi di vetro.

BATTISTA TRIGONOMETRICO

BATTISTA TRIGONOMETRICO, La ricchezza del cuore, San Lucido, Edizioni Albatramonto, 1970

DA “ LA DONNA CHE PARLAVA AI LIBRI”
di Dante Maffìa

Affacciata alla finestra della sua stanza la giovane poetessa, l’erede naturale di Emily, guardava pensosa davanti a sé e si chiedeva se anche gli alberi, il paesaggio, il vento hanno un cuore. Lei il suo lo sentiva battere forte ogni volta che si emozionava, ma alla scuola di scrittura creativa le avevano detto di non dargli ascolto assolutamente, perché i grandi errori della Storia sono nati tutti da quei battiti incontrollati, dalle accensioni di quel muscolo capriccioso e bizzarro. Ma davvero poi la Storia faceva errori? O erano stati sempre gli uomini ad attribuirglieli? Forse però non era il caso di mettersi a pensare tante cose; per scrivere poesie, le avevano insegnato, bastava copiare pedissequamente la realtà. Pedissequamente. Punto e basta. Come quando si scatta una fotografia, dipende soltanto dalla molta o poca luce che ravviva l’immagine. Il resto non c’è, non conta, la poesia è un riflesso di ciò che accade ogni giorno, punto e basta.
A lei però sembrava diversamente nonostante gli insegnamenti e il lavaggio del cervello del docente, che tra l’altro veniva considerato uno scrittore di fama, quel Bar Ricco che sembrava il nuovo Manzoni per come sapeva sciacquare i panni nel Po inquinato. Continua a leggere

Glossario della biancheria intima

(Raffaello Piraino)

Camicia – Dal francese chemise. Nel oeriodo del rococò questo nome servì anche a indicare un abito da mattina, con maniche corte; più tardi (1785-1800), nacque la moda dei vestiti semplicissimi che, ricordando la camicia, furono chiamati chemisiere.

Camicia da notte – Questo indumento per la notte fa la sua comparsa soltanto nel tardo Medioevo sotto il nome di camicia da letto. Prima di allora le persone dormivano nude o con indosso gli stessi indumenti tenuti durante il giorno. Le prime camicie da notte erano molto larghe ma, per il resto, assomigliavano più o meno alle camicie da giorno ricavate da un grande taglio di stoffa con lunghe maniche abbondanti. La camicia da notte ha avuto una diffusione generale solo nel secolo XIX e in molti paesi ancora più tardi. Spesso le donne indossavano sopra la camicia una giacca da notte.

Collant – vedi calze. Indumento molto aderente lavorato a maglia, collante, appunto, che avvolge il corpo dalla vita – cui è stretto da un elastico – ai piedi. Il collant apparve sin dal 1958. Negli anni Sessanta, con l’avvento della minigonna, divenne di uso generale.

 

AUTUNNO IN CAMPAGNA

Foto di Attilio Carioti e Salvatore Pensabene

Domenica 24 ottobre il Lions Club Palermo dei Vespri si è riunito in assemblea nell’azienda agricola Mariscò di Laura Bargione, figlia del socio Carlo Bargione.

Dalla terrazza di Mariscò si scorge un panorama bellissimo. Continua a leggere

Che cos’è la Celiachia ? Come fare a riconoscerla e trattarla ?

( Dott.ssa Luciana Pace – Medico Pediatra)

La Celiachia è un’intemperanza permanente al Glutine, proteina presente in avena, frumento, farro, orzo, segale. L’incidenza è stimata in un caso ogni 100/150 persone.
I sintomi con i quali questa malattia si presenta sono estremamente vari: dalla carenza di alcuni elementi ( anemia da mancanza di ferro, deficit di calcio, fosforo e vitamine ) a segni legati ad uno scarso accrescimento ( rallentamento o arresto della curva di crescita ), a sintomi intestinali ( diarrea o stipsi, vomito ricorrente, dolori addominali ), ed anche alcuni tipi di dermatiti, alopecia e vitiligine.
La celiachia può essere associata ad alcune malattie auto-immuni come, per esempio, il diabete. Continua a leggere

La schiena… la schiena!

(Carmelo Fucarino)

La pazienza ha un limite: dignità e rispetto umani sono valori assoluti. I cosiddetti barbari Ostrogoti, Visigoti, etc. erano uomini di cultura. Noi siamo tornati all’età della clava e della caverna, dei gestacci e degli urli nella foresta.
Due notizie odierne, ultime di una serie ormai quotidiana di oscena imbecillità.
Per varie coincidenze, superficialità o colpe istituzionali, in una città che ha la pretesa di essere civile, si allaga un sottopassaggio e muoiono tre cinesi. Sì, quelli dei miliardi di conterranei.
Il sindaco rifiuta il lutto cittadino. Il vescovo Gastone Simoni esecra e ammonisce: “La morte, nella sua dura imparzialità, mette a nudo i nostri pregiudizi, ricordandoci che tutti, pratesi di vecchia origine o di recente venuta, e immigrati anche cinesi, siamo tutti accomunati dalla stessa umanità”. Aveva detto: “Nel mio cuore trovano posto i tanti cinesi sfruttati negli stanzoni accanto alle nostre case come i problemi di tutti i cittadini”. (Fonte ANSA). Giustificazione del sindaco, negli ultimi decenni il lutto non è stato indetto in città “anche per altri fatti tragici”. Non ci si ferma neppure davanti alla morte, pur di accondiscendere agli istinti razzisti dei propri elettori. Continua a leggere