io sono LIONS, io sono LEO

(Incontro di formazione LEO, tenuto da Pietro Manzella)

Quante volte è capitato di ripetere questa affermazione  a “non lions”, con enfasi, orgoglio o indifferenza e quante altre volte l’abbiamo ripetuta, anche inconsapevolmente, tra di noi, ma a vuoto o alla ricerca di un “vero significato”, di una motivazione, di una carica di non si sa quale “cosa”!
L’incarico che rivesto in seno alla nostra organizzazione è quello di “orientatore”, cioè di colui che dovrebbe ricostruire il giusto ago in una bussola smagnetizzata! Invero, oggi il mondo lionistico sta attraversando un momento di “smarrimento”, dovuto al ricambio generazionale, accompagnato dal mutamento dei costumi, delle abitudini, dell’etica, della famiglia, della società in generale.
Orientare significa, quindi, indurre a ritrovare quella via retta che conduce ad un sicuro approdo dopo avere solcato un mare in burrasca.
Tutto questo non può essere raggiunto attraverso semplici conviviali o lezioni piene di parole stereotipate, belle, roboanti ma, vuote se non applicate alla realtà! Né io ho la benché minima pretesa di volerlo e saperlo fare, né di arrogarmi tale compito: La mia vuole essere solo una riflessione a voce alta con Voi su alcuni principi e valori dell’uomo- Lion e LEO. Nello spirito di servizio, cerco di rispondere al meglio ad un invito rivoltomi dal Presidente Pensabene, non perché sia più bravo di un altro, ma per mettere anche alla prova il mio senso del dovere e, quindi, eccomi a chiacchierare con Voi, senza, però, volere apparire il “grillo parlante” del momento!
Questa è e vuole essere solo una semplice “chiacchierata” che ci consentirà, però, di riflettere assieme su alcuni aspetti della vita Lionistica, di coglierne alcune sfumature, che molte volte, per la fretta della quotidianeità, possono sfuggirci.
Il filosofo francese Jean François Lyotard dice: “ciò che rende simili gli uni agli altri gli esseri umani è il fatto che ognuno porta in sé la figura dell’altro”.
Con ciò si vuole significare che non posso dire “io” senza a mia volta contemplare un “tu”, un “altro”, nel quale mi riconosco.
E nel lionismo, così come nel mondo Leo, deve assolutamente prevalere la politica del “noi”, cioè “io e tu” “tu ed io”, in quanto solo l’unione di forze ed intelligenze potrà portarci al raggiungimento di quegli scopi, che abbiamo dichiarato di condividere quando siamo entrati a far parte del club e che non dobbiamo mai dimenticare. Essi sono “condensati” nella Missione del Lions Club International che così recita: “Creare e promuovere tra tutti i popoli uno spirito di comprensione per i bisogni umanitari attraverso volontari servizi coinvolgenti le comunità e la cooperazione internazionale”.
Il mondo dei giovani Leo,invece,è pieno di speranze perché le loro finalità sono:
DARE ai giovani di tutto il mondo l’opportunità di contribuire individualmente e collettivamente allo sviluppo della società, quali membri responsabili della comunità locale, nazionale e internazionale.
STIMOLARE tra i soci l’accettazione degli alti principi di etica.
SVILUPPARE le doti di Leadership.
FORMARSI un’esperienza attraverso il servizio alla comunità.
FORNIRE l’occasione per promuovere la comprensione internazionale.
VISIONE

Essere leader globale nella comunità e nel servizio umanitario.
Torniamo, per un attimo, all’affermazione iniziale: Io sono lions ed oggi pure Io sono LEO!
Riflettiamo, insieme, e cerchiamo di rispondere a questi primi interrogativi:
1.  Dove sono Lions e Leo, cioè, dove mi trovo;
2.  Con chi sono Lions e Leo, cioè, assieme a chi mi confronto ed assieme a chi opero, e quali sono i rapporti che mi legano agli altri;
3.  Perché sono Lions e Leo, perché faccio tutto questo.
Il primo interrogativo al quale devo rispondere, pertanto, è quello di conoscere la organizzazione dove opero.

Cenni storici a grandi linee

Melvin Jones nacque nel Texas a Dallas nel 1879 e vi morì nel 1961; era un uomo di affari che credeva nell’umanità e nel prossimo; fondò il 07/06/1917 a Chicago la prima cellula Lions chiamata club, approntando statuto, regolamento, scopi e codice dell’Etica.
Cominciò così il lungo viaggio alla scoperta di uomini di qualità, pronti a “servire”, che potessero sacrificarsi per altri, ossequiosi al primo scopo fondamentale e cioè che “nessun club dovrà avere quale obiettivo il miglioramento delle condizioni finanziarie dei propri soci”. Dopo si sviluppò in tutto il mondo.
In Sicilia il primo club nacque 52 anni fa a Palermo formando Host.
Ad oggi nel mondo i soci Lions sono oltre 1.350.000 e costituiscono la più grande “organizzazione di servizio” del mondo, mentre il primo club LEO nacque nel 1957 in Pennsilvania,USA, formato dal Lions Club Glenside: l’Abington High School Leo Club con 35 studenti e nel 1967 il Consiglio di Amministrazione del L.C.I. adottò il Programma Leo Club come ufficiale di tutta l’Associazione. Nel nostro distretto vi sono 105 clubs  lions e nel mondo 45.000 in 200 paesi e aree geografiche, mentre i Leo sono circa 5.500 clubs in oltre 130 nazioni.
Come per ogni struttura, però, per comprenderne bene l’essenza, ripeto, bisogna conoscerla nelle sue origini, nelle fondamenta e negli scopi.
A questo punto osserviamo attentamente i loghi per analizzare meglio alcuni aspetti, su cui spesso sorvoliamo.
La denominazione esatta dell’associazione è “Associazione Internazionale dei Lions Clubs”.
Il suo motto è “Servire”, “we serve”, che tradotto letteralmente significa “Noi serviamo”. Esso impone, automaticamente, il concetto di pluralità, collegialità ed unione, di cui ho già accennato. Non dimentichiamo, pertanto, che l’unione fa la forza! Ricordiamo a tal fine quanto affermato in modo chiaro e semplice da Melvin Jones: “Non potrai andare lontano nella vita, fino a quando non farai qualcosa per qualcun altro”.
I colori ufficiali sono il viola, spesso sostituito dal blu scuro e l’oro. Il viola simboleggia la lealtà verso il proprio paese, gli amici, se stesso e l’integrità di mente e del cuore. Esso è tradizionalmente il colore della forza, del coraggio e della dedizione instancabile per ogni giusta causa. Il colore oro simboleggia la sincerità dei propositi, la liberalità nel giudizio, la trasparenza nella propria vita e la generosità nella mente con il proprio cuore e le proprie possibilità di donare ai bisognosi.
Inoltre, è opportuno sfatare un luogo comune, che di solito ci identifica come “leoni”, perché veniamo associati alla figura delle due teste di leoni, che guardano uno a destra e l’altro a sinistra.
I nomi sono, invece, soltanto acronimi: il primo:LIONS significa letteralmente “Liberty, Intelligence, Our Nation’s Safety” (e cioè Libertà, Intelligenza, Sicurezza della propria nazione), mentre quello LEO significa: Leadership, Esperienza, Opportunità.
Libertà, è la prima ed essenziale condizione dell’uomo in quanto, come uomo libero, io sono cittadino del mondo, rispettoso, però, delle etnie di ciascun popolo.
Questa è condizione indispensabile!
Un uomo schiavo, succube, non può esprimere certamente al meglio le proprie qualità per metterle al servizio degli “altri”, di coloro, cioè, che hanno bisogno, che quel Dio programmatore di tutto ha reso più sofferenti sia nel corpo che nello spirito. Libertà, quindi, significa “affrancazione da qualsiasi vincolo che lega un uomo ad un altro, restando rispettoso, soltanto, di quelle “regole” scritte per la sopravvivenza e la vita in comune in un contesto societario civile e democratico. Infatti, riflettiamo un attimo: noi lions o cittadini del mondo occidentale, possiamo dire di essere liberi, oggi? Oppure siamo solo liberi dalla povertà! Il sociologo tedesco Ralf Dahrendorf nel suo libro “Tentazioni della schiavitù”, dice che: “Se sei libero, libero da ogni pregiudizio di potere, di razza, di religione, di nazione, libero da ogni “tentazione di schiavitù”, sei un lion! Invero, ciò che apre al futuro del mondo la nostra associazione non è solo solidarietà, ma il fatto che serviamo la libertà (libertà dalla fame, libertà dalla cecità, libertà dalla violenza). La libertà dalla povertà non è libertà!
Intelligenza: non è la capacità di essere più bravo l’uno dell’altro, ma la potenzialità di “intelligere”, cioè di comprendere le aspettative e le necessità altrui per il raggiungimento degli scopi che vedremo appresso.
Sicurezza della propria nazione induce a riflettere sulla tutela delle proprie origini legate alla territorialità, sebbene proiettati in un futuro ed in una dimensione internazionale e mondiale.
Noi lavoriamo in tutto il mondo e per tutti gli uomini indistintamente, ma non possiamo e non dobbiamo dimenticare le nostre origini e la nostra territorialità e, quindi, il primo aiuto va rivolto al nostro territorio.
L’uomo è tale in tutta la terra!
Non a caso, la “L” si trova al centro delle due teste di leoni che rappresentano indubbiamente forza, potenza, coraggio, impegno, carattere, animosità, irruenza, fedeltà e guardano a 360°, cioè sono rivolti al passato ed al futuro, intendendo con ciò collegare i due momenti della vita, non dimenticando che la storia, è “magistra vitae”! Con l’esperienza del passato, nello spirito della continuità, l’associazionismo lionistico è proiettato, inesorabilmente, nel futuro, dove dovrà apportare i suoi correttivi, se vorrà sopravvivere. I principi (sostanza) non cambiano, deve cambiare il metodo di veicolarli con linguaggi appropriati alle nuove generazioni ed alle nuove esigenze! La mia generazione è di già superata rispetto a quella dei giovani e, quindi, dovrò adeguarmi io a loro perché, per “legge di natura”, sarà difficile il contrario!
Oggi, così come Socrate faceva allora, si continua nella ricerca di quei valori che stanno dentro ogni uomo, per metterli al servizio dell’umanità, poiché, invece, come oste disonesto, la società in cui viviamo li annacqua e li disperde nel vuoto!
In definitiva, noi, abbiamo il compito di “coniugare insieme”  passato e presente per approdare ad un futuro migliore. Il Lionismo pensa a questo!
Proprio a questo punto si connette la presenza dei LEO, che rappresentano anche la faccia del leone che guarda verso il futuro. Infatti loro (i Leo) sviluppano le capacità necessarie per essere organizzatori e motivatori dei propri colleghi cioè devono sapere essere leadership = L.
Ma devono maturare, cioè apprendere l’Esperienza, e, quindi, svolgendo opera di servizio a favore della comunità,apprendere l’importanza della collaborazione. Infine sono portatori sani di   Opportunità, cioè devono sapere cogliere l’opportunità di sviluppare tratti caratteriali positivi e ricevere  così riconoscimenti per il contributo dato alla comunità.
Dalla lettura degli acronimi è,quindi,semplice cogliere le differenze propositive delle due forme associative, che sono pienamente complementari. Invero, i Leo devono osservare il lavoro dei Lions, attingere alla loro esperienza per potere sviluppare le proprie potenzialità di leadership e guide future, mentre i Lions devono costantemente guidarli, incoraggiarli,  correggerli nella loro crescita umana e sociale nel rispetto di quei valori su cui è fondata l’intera organizzazione lionistica in generale, e sempre nel rispetto delle scelte e della libertà di crescita ed iniziative dei singoli Leo. Nè più né meno di quello che accade nelle famiglie c.d. “sane”, in cui i genitori hanno dei doveri nei confronti dei figli, sia pur nel rispetto dei “diritti” di questi ultimi. Il criterio che ha ispirato le linee guida, quindi, è quello della sussidiarietà orizzontale e della complementarietà , come dicevo, lungi da ogni idea di assistenzialismo esclusivamente paternalistico.
L’associazione lionistica ha una struttura verticistica, alla cui base si trovano i clubs, e poi, gradatamente: la zona, che comprende più clubs, la circoscrizione, che raggruppa più zone, il distretto (ad esempio Sicilia), che è l’insieme di più circoscrizioni, il multidistretto,(ad esempio Italia) che è l’insieme di più distretti, il board che è l’organo decisionale composto dai rappresentanti di tutti i continenti, per arrivare al Presidente Internazionale che coordina ed esegue le direttive dell’intera Associazione.
Il Club Leo, invece, nasce per volontà di un club Lion e ne possono fare parte ragazzi dai 12 ai 30 anni. La prima fascia e cioè dai 12 ai 18 è registrata come Leo Club Alpha mentre la seconda dai 19 ai 30 come Omega.
Inoltre quando esistono 6 o più club Leo, ufficialmente omologati in un distretto Lion, possono formare un Distretto Leo. Poi 10 o più club LEO in un multidistrretto Lions possono formare un Multidistretto Leo ed il numero dei soci Leo nel multidistretto deve essere superiore a 100. La figura principale che fa da train d’union tra il club Lion e quello Leo è l’Advisor di Leo Club che è un socio Lion che tiene stretti rapporti tra loro.
Egli deve essere educatore,ispiratore,consigliere officier di collegamento,un esempio. Solo attraverso un lavoro di stretta collaborazione i Lions possono garantire che il Leo Club operi secondo quanto stabilito dal L.C.I., guidandolo in maniera positiva e costruttiva. L’anello di congiunzione,quindi,è l’Advisor che dovrà partecipare alle riunioni del loro club,sia pure con pareri solo consultivi, per esaminare e consigliare sulle attività programmatiche. Invero , anche i rapporti tra i Leo Club e la Sede Centrale sono indiretti, poiché devono passare attraverso il Lion Club sponsor ad eccezione del rapporto mensile e l’ordinazione del materiale gratuito.
Considerato che i premi che riguardano i Leo sono attinenti alla Leadership, i Soci e l’Estensione, è intuitivo che il compito principale dei Leo è, tra l’altro, quello del proselitismo, dell’affabulazione tra di loro e dell’incremento, non certamente la perdita di soci con comportamenti discutibili, settari  e prevaricatori poiché loro come noi devono riunire e formare una squadra ben compatta, nel rispetto delle libertà di ciascuno, con uno spirito democratico e cordiale, per realizzare un anello produttivo attorno alla solidarietà e  socialità collettive.
Recentemente il Boad nell’Aprile 2004 ha emanato le “Norme di etica e condotta” a tutti i soci. È stato stabilito che la serietà morale dei lions deve essere ripresa con integrità, responsabilità, collaborazione, eccellenza e ciò per debellare un poco la forte competitività dilagante nella società e nei clubs. Tutte le cariche, anche quello Leo, sono annuali, proprio per l’affermazione dei principi di rotazione, di non cristallizzazione, di continuità ed avvicendamento che ci distinguono.
Il tutto è disciplinato da statuti e regolamenti internazionali, distrettuali e di clubs, che il singolo club deve adottare in conformità.
I clubs possono organizzarsi autonomamente, ma sempre nel rispetto dello statuto internazionale, per il raggiungimento degli scopi comuni.
Il club è la cellula vitale dell’intero associazionismo lionistico, in esso nascono, e spesso però muoiono, i rapporti tra soci. È dentro il club che bisogna fare veicolare, con oculatezza, quei sani principi che devono legare i soci con spirito di amicizia, con reciproca tolleranza e forniti ciascuno di rispettosa capacità di “ascoltare” gli altri nell’ottica di un silenzio programmatore.
Non bisogna, però, dimenticare l’importanza del “nuovo socio”. Il club, e per esso l’apposito comitato soci, ha un compito delicatissimo nel valutare attentamente quelle “qualità” lionistiche potenziali che il soggetto cooptato deve possedere.
Né si dica che l’associazionismo è oggi lo specchio della società! Questa ospita tutti, l’associazionismo no, lui può selezionare! Selezionare, significa, a mio modesto avviso, evitare di far entrare nel club un soggetto che non sia pienamente convinto dello spirito di servizio che anima i “lions”. Egli potrà, magari, essere un uomo fornito di doti e qualità umane e professionali spiccatissime, ma non possedere quelle qualità lionistiche di cui stiamo discutendo.
Prevenire è meglio che curare! Vietare preventivamente un nuovo ingresso poco motivato è preferibile ad un ingresso che poi si trasformi in una cellula tumorale difficile da asportare ma che, per restare in tema scientifico, cancrenizzandosi potrà ostacolare la libera circolazione del sangue buono.
Infine, il club ha sì il dovere di pensare globalmente per non perdere di vista l’internazionalità del nostro movimento, ma deve impegnarsi, innanzitutto, ad operare in campo locale, anche in sinergia con altri clubs lions ed altre associazioni aventi identiche finalità (cosa che per altro si sta cominciando a fare), e ciò per evitare dispersioni e duplicazioni di iniziative che possano, in qualche modo, fare perdere di credibilità, sia al club proponente sia all’iniziativa lionistica umanitaria e sociale in generale.
Non dimentichiamo che le nostre attività devono essere dirette prevalentemente a fornire servizi che ci leghino al territorio ed alla comunità ed a lanciare alle istituzioni proposte concrete ed efficaci. È proprio lì che il club si afferma, cresce, produce e guadagna quella credibilità di cui facevo cenno prima. Dentro il club deve prevalere un principio da non sottovalutare e cioè la continuità, intesa sia nella programmazione di iniziative valide, che non devono morire con la cessazione della carica temporale, sia come continuità di idee e guide, istituendo, ove possibile, un apposito comitato direttivo formato dai Past-Presidenti, dal Presidente e dai Vice Presidenti per istruire la vita del club. Occorre trovare sempre più una apposita sintonia tra loro per arrivare ad una programmazione con chiarezza di obiettivi, conosciuti da tutti e oggi, ancora di più, operando un fattivo coordinamento anche con gli altri club esistenti nel territorio.
Con tale iniziativa e con altre, come quella di istituire due cariche all’interno del club (titolare e vice che diventerà titolare l’anno successivo) si indurrà il socio ad essere più motivato e a partecipare di più alla vita del club. Ma il socio oltre ad essere motivato dall’interno, deve essere informato sia della vita del club che di quella dell’associazione. Tali principi valgono anche per i Leo Clubs. Ritengo, quindi, opportuno che ogni Presidente di club si attivi fattivamente (ed oggi i mezzi di comunicazione (e-mail) lo consentono in tempi rapidi) ad informare puntualmente ogni socio di tutte le iniziative del distretto, affinché il lavoro sinergetico tra clubs, tra clubs e zone, tra zone e circoscrizioni e tra queste ultime ed il distretto e così via, sia produttivo e proficuo per verticizzare ogni proposito o iniziativa al fine di attuare al meglio gli scopi dell’associazione.
L’informazione, quindi, è il tessuto connettivo dell’intero associazionismo!

Tralascio di parlare della Fondazione Lions Clubs International
che è il braccio umanitario del Lions Clubs International.
Così come del Forum delle Aree che sono delle consulte internazionali formate sulle aree costituzionali  (America del  Nord e Sud, Europa, Oriente, Estremo Oriente) e non hanno poteri decisionali.
Passiamo adesso al secondo interrogativo:

Con chi

Come vorresti che fosse il socio del tuo club?:
Amico! Leale! Tollerante!
Consentitemi una piccola riflessione su questi concetti, che, certamente, fanno parte, almeno in nuce, dei valori di ogni uomo libero anche se giovane.
Prima, però, voglio ricordare gli scopi del lionismo ed il codice dell’etica lionistica, e quelli del Leo Club, per chiederci se effettivamente li rispettiamo sempre o se le nostre aspettative vengono tradite dagli altri e cosa facciamo noi, invece, per attuarli o smascherarne i tradimenti, oppure se restiamo conniventi con loro! Non dimentichiamo che impegno umanitario e impegno civile convergono e  noi Lions e Voi Leo riusciamo a fare la sintesi perché abbiamo la rappresentazione completa della società al nostro interno. Noi Lions non abbiamo bisogno di intermediari per operare tranne che per singoli e sporadici casi ove non possiamo entrare.
Scopi del Lionismo:
a) Creare e stimolare uno spirito di comprensione fra i popoli del mondo.
b) Promuovere i principi di buon governo e di buona cittadinanza.
c) Prendere attivo interesse al bene civico, culturale, sociale e morale della comunità.
d) Unire i clubs con i vincoli dell’amicizia, del cameratismo e della reciproca comprensione.
e) Stabilire una sede per la libera ed aperta discussione di tutti gli argomenti di interesse pubblico, con la sola eccezione della politica di parte e del settarismo confessionale.
f)   Incoraggiare le persone che si dedicano al servizio a migliorare la loro comunità senza scopo di lucro ed a promuovere un costante elevamento del livello di efficienza e di serietà morale nel commercio, nell’industria, nelle professioni, negli incarichi pubblici ed anche nel comportamento in privato.

Codice dell’Etica Lionistica:

1)     Dimostrare con l’eccellenza delle opere e la solerzia del lavoro, la serietà della vocazione al servire;
2)     Perseguire il successo, domandare le giuste retribuzioni e conseguire i giusti profitti senza pregiudicare la dignità e l’onore con atti sleali ed azioni meno che corrette;
3)     Ricordare che nello svolgere la propria attività non si deve danneggiare quella degli altri: essere leali con tutti, sinceri con se stessi.
4)     Affrontare con spirito di altruismo ogni dubbio o pretesa nei confronti di altri e, se necessario, risolverlo anche contro il proprio interesse.
5)     Considerare l’amicizia come fine e non come mezzo, nella convinzione che la vera amicizia non esiste per i vantaggi che può offrire, ma per accettare i benefici dello spirito che la anima.
6)     Avere sempre presenti i doveri di cittadino verso la Patria, lo Stato, la comunità nella quale ciascuno vive: prestare loro con lealtà sentimenti, opere, lavoro, tempo e denaro.
7)     Essere solidale con il prossimo mediante l’aiuto ai deboli, i soccorsi ai bisognosi, la solidarietà ai sofferenti.
8)     Essere cauto nella critica, generoso nella lode, mirando a costruire e non a distrugge
SCOPI DEI LEO:
STIMOLARE tra i soci l’accettazione degli alti principi di etica.
SVILUPPARE le doti di Leadership.
FORMARSI un’esperienza attraverso il servizio alla comunità.
FORNIRE l’occasione per promuovere la comprensione internazionale.
DICHIARAZIONE DI IMPEGNO PRESIDENTE LEO:
“Leo… sei stato eletto alla carica di Presidente del tuo Club. Poiché in tale veste sei il capo esecutivo del club,Ti impegnerai al massimo per creare unità tra i soci del club. Collaborerai, inoltre, con il Lions club sponsor e con l’Advisor di Leo Club. Presiederai a tutte le riunioni e sarai il Presidente del Consiglio Direttivo. Ti accerterai che i comitati funzioninobene,richiederai le relazioni dei comitati permanenti e starai attento acchè le elezioni siano svolte regolarmente. Inoltre ti impegnerai per determinare i bisogni di servizio nella comunità e per motivare i soci del club a farvi fronte con generosità.”
A questo punto bisogna riflettere sulla differenza tra l’ingresso di un socio lion nel club, che esprime una “promessa solenne” di comportamento e l”impegno” che assumono invece i giovani Leo al momento del loro ingresso. Riporto il primo impegno: quello del Presidente perché è il più emblematico e poiché il Presidente rappresenta la “guida”del club che deve coordinare le “iniziative adottate dai suoi soci”, di cui egli è soltanto un soggetto a cui sono state riconosciute evidenti doti rappresentative. Egli è il nocchiero di un carro (il club), che deve guidare tenendo solo le briglie,poiché il carro e i cavalli appartengono a tutti i soci e sono tutti i soci (Presidente compreso).
Il Presidente non è il “padrone e signore-despota” del club, poiché l’unico che prende le decisioni del Club medesimo è il Consiglio Direttivo, che mette pure in atto le sue decisioni e autorizza tutte le spese. Esso è composto dal Presidente, dal V. Presidente,dal Segretario, dal tesoriere e da 3 soci.
Noi Lions sponsor dobbiamo imparare a “carezzare le intelligenze” dei Leo per aiutarli in una crescita costruttiva affinché possano dare il meglio di loro stessi subito e l’ulteriore proficuo rendimento dopo nel mondo dei “grandi Leoni”!
Soffermiamoci adesso brevemente sul significato che diamo ad alcuni valori assoluti che permeano sia gli scopi che i codici testè letti, per cominciare subito dopo, quel processo introspettivo da un lato e di relazione con gli altri!

Amicizia

Il termine amicizia deriva dal latino “amare” da cui “amicus”. Per gli antichi romani equivaleva a “sodalitas” cioè alla solidarietà tra gruppi di individui detti “sodales”, accomunati cioè da uno stesso scopo pratico da raggiungere.  L’amicizia è un sentimento di affetto vivo e reciproco tra due o più persone dello stesso o di differente sesso. È considerato, altresì, uno dei più importanti stati emozionali alla base della vita sociale perché fonte di collaborazione al benessere comune, aiuto e condivisione di momenti importanti. Platone affronta il problema dell’amicizia, tra l’altro, nel Simposio e nel Fedro. Secondo il predetto filosofo, infatti, una società malata può guarire unicamente per mezzo di una comunità sana costituita da pochi individui in perfetto accordo tra loro, che possa essere un valido punto di partenza per la formazione di una società nuova. Dunque, l’amicizia viene intesa da Platone come il fondamento dell’aggregazione sociale e comunitaria tra uomini. Essa non deve essere considerata come una necessità naturale che lega gli individui tra loro, ma anche un legame di tipo etico. Secondo Aristotele, invece, vi sono tre tipi di amicizia: quella basata sul piacere, quella basata sull’interesse e quella basata sulla bontà. Parte della sociologia ha distinto, ancora, tre categorie di amici: quelli casuali, quelli intimi e i migliori amici. Secondo molti, quello del sapere – potere vivere in amicizia è considerato un eccezionale stato di grazia paragonabile per certi versi a quello della serendipità, cioè neologismo di tipo anglosassone che vuole dire scoprire una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un’altra! Il termine non indica solo fortuna ma, per cogliere l’indizio che porterà alla scoperta, occorre essere aperti alla ricerca ed attenti a riconoscere il valore di esperienze che non corrispondono alle originarie aspettative. “Trova il tempo di essere amico: è la strada della felicità” (Madre Teresa di Calcutta). Ma se non stai vicino agli altri e non frequenti il tuo club, non potrai avere neppure tale opportunità! Io posso amare meglio gli altri se prima ho amato me stesso: Emozionarsi per emozionare. Così come salvezza della propria nazione significa tutela e salvaguardia dei principi della propria nazionalità, delle proprie origini, ma anche dei migliori propositi e valori che abbiamo in noi, allo stesso modo per potere affermare quella filantropia verso gli altri e quella filiakia, amicizia, verso chi possiede meno di noi, dobbiamo aprirci con sincerità verso gli altri: “Il fuoco non tiene per sé la fiamma che produce, ma la manda in alto per gli altri” (Madre Serafina Formai)! Riflettiamo sulla generosità del fuoco che spesso, invece, viene visto solo come distruttore! Noi lions, oltre che l’effige del leone, dobbiamo portare quella del fuoco che arde, brucia ma irradia energie. Questi concetti, sebbene ripresi da studiosi di secoli passati, sono, tuttavia, ancora oggi validi a tal punto da essere veicolati all’interno di un club lions. Non può ipotizzarsi un club senza amicizia, intesa come sopra, che leghi tutti gli adepti, per potere pensare di raggiungere gli obiettivi prefissati dall’intera piramide e che con la promessa solenne d’ingresso abbiamo dato pubblicamente!
Ma i fattori che rafforzano se latente, che creano se inesistente, l’amicizia in un club,che può essere intesa, oltre che come sentimento dell’animo anche, per come detto sopra, come naturale corrispondenza tra soggetti legati da comune visione della vita, da affinità dello spirito, sono indubbiamente la partecipazione, la motivazione ed il coinvolgimento di tutti i soci. Tutti devono partecipare per dare il loro contributo di idee, di servizio con umiltà e sacrificio. L’amicizia in senso lionistico può essere intesa non tanto come sentimento, ma come naturale corrispondenza tra soggetti uniti da comune visione della vita, da uguali affinità dello spirito. Per noi lions l’amicizia deve essere considerata come “fine e non mezzo”; essa è il tessuto connettivo dell’intero associazionismo: io sono lions nel mondo e quindi amico dei lions di tutto il mondo, perché ci accomuna “qualcosa” ovunque ci troviamo! Spesso, però, siamo abituati a vedere e constatare l’esistenza del suo opposto: l’inimicizia che è la base dello sfaldamento del club e dell’intero sistema; è il tarlo corrosivo che mina alle fondamenta l’intera impalcatura. Oramai, di sovente, ci stiamo abituando a vedere proliferare clubs improvvisamente, quasi come una, per partenogenesi infettiva: due soci litigano, non sono più amici, hanno contrasti, più o meno futili? Bene! Non corrono con umiltà ai rimedi del censore ma vanno all’attacco e da una cellula ammalata creano, per reazione, un altro club di “moribondi”, che inevitabilmente sarà frutto di reazioni, di litigiosità, animosità e sarà privo di vero e sincero spirito lionistico a differenza, invece, in una gemmazione naturale. Ciò crea un inquietante quadro di decomposizione e sfaldamento dell’intero sistema lionostico. Spesso,ancora, di pari passo con la mancanza di amicizia tra soci, va il “carrierismo”, il “protagonismo” e la “presunzione con fini utilitaristici ed edonistici, con effetti devastanti e facilmente intuibili, ma soprattutto tangibili! Corriamo, dunque, ai ripari! Ritengo, a tal proposito, che un ruolo importante, per il consolidamento di questo rapporto sia quello dei consorti o compagni, che assieme al socio, devono collaborare ad interagire con gli altri.
LEALTA’

Sostantivo femminile: Onestà dichiarata e ammirevole, costantemente associata a franchezza e sincerità: Questa è la definizione che si trova sfogliando le pagine del Dizionario della lingua italiana DE VOTO–OLI. Lo Zingarelli, invece, definisce la lealtà come “qualità di chi, di ciò che è leale!”.
Viene classificata, quindi, come “sostantivo”, perché indubbiamente contiene profondi valori e non è un semplice “aggettivo” di specie. Tale concetto, a mio avviso, fa parte della più ampia categoria di valori dell’uomo, che è la morale.
Essa è una virtù propria dell’uomo o una sua sfaccettatura, è un valore assoluto che non è facile trovare. Certamente la lealtà non è un sentimento: invero, l’amore, l’odio (sentimenti questi), sono mutevoli, più o meno effimeri e relativi nel tempo e verso coloro ai quali sono rivolti. La lealtà, invece, non può essere soggetta ad emozioni. Queste provocherebbero esternazioni partitarie e relative verso alcuni soggetti a discapito di altri, anche per semplici risentimenti personali. La lealtà origina con l’uomo e vi dimora da sempre. Essa si sviluppa nel tempo, si estrinseca e si consolida nei rapporti sociali con gli altri senza possibilità di vacillamenti, mentre, a volte, è una necessità, un insieme da coniugare, un dovere verso noi stessi e verso gli altri. I linguisti italiani l’associano alla sincerità. Potrebbero sembrare sinonimi, ma non lo sono in quanto, a mio avviso, rappresentano aspetti simili di un medesimo concetto. La lealtà è una di quelle virtù che accompagna l’uomo sin dalla nascita. Spesso si associa anche a sinonimi come franchezza e sincerità, ma anche tali categorie sono diverse dalla lealtà! Talvolta si può essere leali pur non essendo sinceri, franchi e schietti! Riflettendo sulla definizione fornita dallo Zingarelli, invece, la lealtà è intesa come una qualità dell’uomo. Ma neppure tale definizione è del tutto adeguata: invero, le qualità sono degli atteggiamenti, anche comportamentali dell’uomo, che ne possono, però, travisare le sue originarie doti. La lealtà, invece, a mio avviso, è e deve essere una componente dell’uomo stesso, simile ad una sua parte corporea,ma che vive nell’anima! L’uomo nasce leale, ma può smettere di  esserlo quando viene a contatto con altri che non lo sono.
Facendo adesso un breve excursus nella storia del pensiero dell’uomo, si può notare come anche Cicerone annoverava la lealtà tra le virtù dell’uomo e di una certa società romana (v. Libro II, in Catilinam). Nella Grecia presofistica la lealtà doveva essere ricercata come un valore giusto, un valore-guida rispetto ai valori-tradizionali di un popolo e, quindi, di ogni singolo uomo che ne faceva parte. Tale definizione era, però, veicolata in modo sbagliato cioè era imposta. Con l’avvento dei Sofisti, quindi di Socrate e Platone, questo concetto-valore, così come gli altri, fu ripresentato con la “forma giusta” cioè con la riflessione critica, col vaglio razionale. Soffermandoci per un attimo, al motto, trovato, a dire dello stesso Socrate, sul portone del tempio di Delfi, “conosci te stesso”, si può ancora oggi sostenere che l’uomo è la misura di tutte le cose, dentro di lui si trova ogni verità, ma anche ogni valore; bisogna, però, saperlo cercare! La lealtà, a questo punto, affiora come una virtù propria dell’uomo, che spesso viene paragonata all’onestà ed alla giustizia. Ciò non sempre è vero. Infatti, si resta sempre leali anche se a volte si è costretti a commettere un piccolo atto di ingiustizia o un inganno: si pensi al padre di un bambino ammalato che non vuole prendere la medicina amara e gliela mescola con una gradevole pietanza, cosicché il figlio la prende senza accorgersene e guarisce. Indubbiamente ha ingannato, ma si può dire che è stato sleale? Certo no! Socrate diceva: “Come mia madre aiutava a venire alla luce esseri umani, aiutava i corpi a partorire, assisteva le donne gravide, io aiuto a partorire le anime degli uomini, le menti degli uomini. Il mio dialogare serve a fare emergere la verità, che è già contenuta nell’individuo!”. Allo stesso modo con l’ingresso nel lionismo e l’impegno con la promessa iniziale di giuramento al codice dell’etica, comincia il lungo “travaglio” per la trasformazione dell’uomo-socio, attraverso il lavoro e la partecipazione assidua dentro il club, con l’aiuto degli altri soci ed in particolare del socio “presentatore e padrino”. Spostando l’osservatorio in tempi più vicini a noi, si legge in alcuni scritti di Kant che la “morale” è fondata sulla ragione e per questo è formale, rigorista, che esclude le “inclinazioni, le passioni, i sentimenti, i desideri, gli istinti dell’uomo” che Kant definisce variabili da individuo ad individuo e quindi non universali a differenza della “ragione” che è la “facoltà” presente in maniera idealistica in ogni individuo. La lealtà è un altissimo valore morale; anche se i fatti negassero che sia mai esistito un solo uomo leale, la lealtà varrebbe ugualmente di per sé. Cioè in altri termini la lealtà è un imperativo categorico che esiste, a prescindere da ogni  devianza insita nell’uomo. Esistono, inoltre, altri aspetti della lealtà che sono piuttosto comportamentali, ma pur sempre vicini ad un canone rigoristico e a codice: basti pensare alla lealtà processuale nel campo giuridico. Infine, la lealtà è così complessa ed importante nella vita di un uomo, che si è sentito il bisogno di dedicarle un’intera isola: l’isola della Lealtà che si trova nell’arcipelago della Melanesia!
Tolleranza

Sempre secondo il dizionario della lingua italiana DE VOTO–OLI, la tolleranza rappresenta diversi aspetti dell’atteggiamento dell’uomo: 1) È la capacità di tollerare, senza subire danni, quanto in sé è o può essere pericoloso o spiacevole e cioè una tolleranza fisica; 2) È un atteggiamento teorico di rispetto e di indulgenza nei riguardi di azioni o convinzioni altrui rispetto alle proprie; 3) È il tempo concesso come dilazione di una data o di un orario prestabilito: l’inizio delle nostre conviviali vanno sempre oltre il tempo di tolleranza! e così via.
Ma per noi lions la tolleranza è il rispetto degli altri, che, come abbiamo visto, sono anche amici, compagni di una “cordata comune”, che condividono le nostre ideologie ed i nostri scopi. Quindi essere tolleranti nel mondo lionistico non è tanto una semplice passiva accettazione delle differenze “latu sensu” altrui, ma un modo di essere reattivi agli altrui diversi modi di vivere o atteggiamenti affinché, insieme, si possa dialogare e crescere; tollerare non vuol dire alzare le spalle supinamente, ma capire il perché dell’atteggiamento ostile dell’altro ed aiutare a superarlo.
Si sarà raggiunto, ancora una volta, il nostro scopo, che è quello di “servire insieme”. Tollerare, per esempio, è anche fare capire l’importanza della puntualità delle conviviali, così come asserivo sopra, perché la scelta dell’orario da parte degli organizzatori ha una sua precisa motivazione e non rispettarla significa, oltre ad un problema di buona educazione, che è solo personale, e su cui non voglio e non posso entrare, anche una rottura di quell’ingranaggio, di quell’equilibrio che aveva previsto il tutto secondo il motto “suum cuique tribuere”.
Passiamo al terzo interrogativo: ma perché faccio tutto questo?
Perché sono entrato nel club?
–    Per fare un favore ad un amico che si annoiava a cenare da solo perché a sua volta, non aveva “legato” con gli altri ed era fuori dai “gruppetti” o “clan” del club?
–    Oppure sono stato spinto da inconsapevole curiosità e volevo vedere come si stava nel mondo dei “ricchi” e mi volevo “intrufolare” in un ambiente diverso dal mio?
–    Oppure, ancora, pensavo che, entrando in un sodalizio grande, dove tutti diventavano amici, i miei affari professionali sarebbero lievitati e, quindi, se avvocato, ingegnere, medico avrei visto aumentare il numero dei miei clienti, se commerciante avrei fatto affari d’oro!?
Ma costoro erano stati realmente informati dal “padrino” di ciò che si faceva nel club?
Che, per esempio, oltre agli scopi istituzionali vi era quello di un impegno economico mensile?
Chi usufruisce di un servizio ne paga la quota assiduamente e costantemente! Perché, allora, vi sono soci che non pagano con regolarità, pur usufruendo dei servizi del club e dell’istituzione?
Perché, una volta entrato nel club, ci si dimentica, quasi subito, di quella “promessa”, cui ho fatto cenno sopra e di cui ho voluto rileggere il codice e  comincia, invece, a serpeggiare l’invidia, il rancore, il carrierismo finalizzato all’ostracismo dell’amico, accoppiato ad egoismo ed arrivismo?
No, carissimi amici, questo non è il lionismo che voglio vivere!
Entrando nel club lions devo portare con me una “valigetta 24 ore”, che dovrà contenere, oltre allo spazzolino per i denti per tenere la bocca sempre fresca, oltre alla saponetta per pulire il mio corpo da cattivi odori o da incrostazioni varie, oltre ad un piccolo asciugamani per detergermi il sudore dalle fatiche che ho sopportato con piacere, anche un fazzoletto pieno di liquido perforante e corrosivo: l’umiltà!

Essa è una forza, non violenta, che elimina tutti i suoi nemici, come l’egoismo, l’invidia, il carrierismo, il protagonismo, il cinismo, l’indifferenza.
Pieni di lei saremo in grado di riflettere, di parlare con noi, con gli altri; le nostre azioni diventeranno molto più semplici e comprensibili per tutti. Ci farà dismettere lo “smoking” e mettere i “jeans”, quando dovremo sederci a tavola e portare gli auguri di Pasqua o Natale ai bambini non fortunati della nostra città, e ci eviterà di indossare la pelliccia, anche se c’è freddo”!
L’umiltà ci renderà realmente “pares inter pares” e sarà in grado di farci riacquistare quello “spirito goliardico” puro, che ci deve fare avvicinare ai giovani. Noi, di una generazione più avanzata, abbiamo il dovere di trasferire a loro la nostra goliardia, perché spesso ci accorgiamo che i giovani l’hanno persa. Divertirsi senza nulla o con poco era il nostro motto! Oggi, invece, divertirsi per annoiarsi rischiando di morire nel corpo e nell’anima!
Sono forse questi falsi valori che i giovani lions o ancora di più i “Leo” vogliono vedere veicolati? Credo di no!
Credete che loro (Leo e giovani Lions) facciano parte di un mondo diverso?
Che i loro problemi non ci riguardino?
Non pensate che loro possano pensare altrettanto di noi?
Che ci giudichino, se ci va bene, “vecchi tromboni”, attaccati alle poltrone, “retrogradi”, spendaccioni, non in grado di capire le loro esigenze, che, tra l’altro, sono pur quelle di andare in “jeans” senza “etichettarsi” troppo?
Allora andiamo loro incontro con il migliore insegnamento che è l’esempio.

CONCLUSIONI
A conclusione di questa chiacchierata che, mi auguro, non vi abbia annoiato o infastidito oltre misura, ma solo quel pizzico per stuzzicarvi a riflettere con me, posso affermare che lions e Leo significa 1) “io e tu”, Noi che serviamo con umiltà una causa comune in seno alla società e con spirito di socialità verso gli “altri”; 2) I clubs lions e Leo sono simili ad un’“officina” dove ciascuno ha un proprio ruolo preciso per raggiungere il fine che è quello di “servire insieme”. Se questo non lo sentiamo più, allora non siamo nè lions ne Leo ma altri uomini eccezionali, fuori dal mondo lionistico, perché il lionismo non è una medicina né una panacea.
Quindi se siamo convinti di essere un tassello ben costruito, che sta accanto ad un altro perché insieme ed in silenzio dobbiamo costruire quel bellissimo “puzzle” che è una società nuova, allora possiamo affermare tranquillamente e senza tema di smentita:
Io sono lions!
Io sono leo!

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