In Memoria di Leonardo Sciascia

(di Gabriella Maggio)

TRAGIDIATURI

“Tragediatore. Che rende il vivere continua tragedia, a sé e agli altri. Ma altrove in Sicilia, e a Palermo specialmente,”tragidiaturi” è chi tiene i familiari in triboli, in angoscia, chi li assilla, li ricatta, li minaccia; chi a minime inosservanze, distrazioni o sprechi reagisce con lunghe prediche o mute violenze. A Racalmuto, invece, il “tragidiaturi” è una specie di “ingegnoso nemico di sé stesso”;…….di tutto malcontento…ed anche delle cose buone e belle, di cui diffida e mugugna aspettandosene il rovesciamento, l’inevitabile avvento del contrario….. “ Continua a leggere…

Cresce la fobia per l’influenza suina…

(segnalato da Carmelo Fucarino)


Inquinamento ambientale e patologia respiratoria

(Prof. Vincenzo Bellia*)

Una delle conquiste culturali più importanti e più largamente condivise del nostro tempo sembra essere la sensibilità nei confronti dei temi dell’ambiente e l’attenzione ai rischi dell’inquinamento. Tuttavia in genere non si va oltre una generica preoccupazione proiettata verso un ipotetica e futuribile catastrofe ambientale (la CO2, il riscaldamento planetario, il clima etc.) e si ignora l’attualità del disastro che ci circonda nella vita di tutti i giorni. Di fronte alla condizione delle nostre città ed in particolare a quella di Palermo non è consentito farsi illusioni: l’indignazione a lungo andare stanca e lascia il posto al mugugno e questo, a sua volta, in breve alla rassegnazione. Continua a leggere…

Farfalle di sabbia

(di Pietro Manzella)

Nel palmo
sabbia del deserto
che il vento
come cavaliere in battaglia
disperde e confonde
nel mare dorato Continua a leggere…

Vespri MODA 2009 su c6.tv

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La Compagnia dei Vespri

(Fotografie di G. Ammirata, testo di A. Carioti)

Backstage de “La liggi di Prattichizza” di Cl. Russo

Quasi in dirittura d’arrivo, dopo mesi di prove, la COMPAGNIA DEI VESPRI,  formata da Soci del Club Lions Palermo   dei Vespri e da alcuni Amici esterni ha deciso di intensificare il suo impegno per rappresentare la “La liggi di Prattichizza” di Cl. Russo tra un paio di mesi. L’impegno è notevole, perché il testo, liberamente tratto da “ Le donne al Parlamento “ di Aristofane, è molto impegnativo,  i componenti della Compagnia hanno poca esperienza di palcoscenico, la regia dello stesso Cl. Russo è severa ed inflessibile, come pure la guida di Carmen Cutrera, aiuto regista. Affrontare due, tre ore di prove dopo una giornata di lavoro  richiede determinazione e perseveranza, ma soprattutto richiede di avere un obiettivo preciso: quello di spendere qualche ora della propria giornata per aiutare qualcuno meno fortunato. Infatti il ricavato della o come si spera delle rappresentazioni va, come di consueto, in beneficenza per dare un aiuto a chi ne ha bisogno. Continua a leggere…

Lo sguardo dal ponte: parte seconda

(di Carmelo Fucarino)
Una lapide-edicola sulla facciata di Palazzo dei Normanni

Nel lontano 1990 fui preso dalla frenesia di istituire nel mio corso l’insegnamento della lingua siciliana, quando ero caduto nell’inganno di ritenere bagherese l’impasto italianizzato di Ignazio Buttitta, maestro affascinatore con la sua birritta e la trascinante gestualità dei suoi recitàl. Mi ero reso conto che un patrimonio linguistico immenso stava per essere cancellato dalla deriva di un ipotetico italiano inventato dai gestori dei mass-media, prima la radio e poi la tv del grande Biagio Agnes. L’Onu si batteva per salvare lingua parlate da poche diecine di indigeni brasiliani o africani o oceanici, mentre periva per eutanasia una lingua parlata e compresa da quattromilioni di cittadini. E che lingua! La prima, secondo padre Dante, quella che risuonava accompagnata dal liuto nelle sale sontuose del palazzo dei Normanni, l’eccelsa lingua praticata nientemeno che dall’imperatore tedesco Federico II (chi non ha letto da nord a sud nelle antologie della letteratura italiana per le scuole superiori la celebre Canzonetta d’addio), dai figli Manfredi, Enzo e Federico d’Antiochia e dalla schiera di poeti della sua Magna Curia, che disegnano la mappa della cultura italiana del tempo. Quando nella cosiddetta Padania qualche dotto monaco praticava un’approssimativa  lingua latina per scrivere libri di beatificazione e cronachette locali, intorno al 1200 fra i fiammeggianti mosaici delle  sale dell’allora capitale d’Europa risuonava la lingua siciliana. Fra’ Salimbene da  Parma scriveva nella sua Cronica che Federico II scribere et cantare sciebat et cantilenas et cantiones invenire. Per carità, non si trattava di quella falsa Scuola Siciliana che si legge a scuola, dotta traduzione degli estasiati Fiorentini che ne stravolsero rime e assonanze e falsarono l’armonia e la pregnanza della nostra lingua, la prima d’Italia ad assurgere a lingua d’arte, non solo riservata esclusivamente a mezzo di comunicazione. Ma così va il mondo tra i vincitori. Fu quel Federico II di Hohenstaufen, tedesco e normanno, che i Tedeschi vengono a venerare nella cattedrale di Palermo con preghiere e corone di fiori, colui che vendicò il padre dell’effimera sconfitta di Legnano da parte della emblematica Compagnia della morte (29 maggio 1176) e a Cortenuova sull’Oglio (1237) sbaragliò la Lega dei Comuni, catturò il mitizzato Carroccio e lo portò come trofeo a Roma. Continua a leggere…

A proposito di immigrazione

(di Mirella Pace)

‘Multiculturalismo e arte sono concetti chiave per sviluppare un’etica dell’integrazione?’

Ho letto da qualche parte questa frase e il senso credo sia il seguente:
l’arte può unire individuo e società grazie al comune desiderio di scoprire dei valori universali dell’esistenza?
Il multiculturalismo, inteso come fusione delle differenze , può fare approdare all’integrazione di una società che deve, sempre più , far fronte ad una notevole e rapida spinta di movimenti migratori?
Forse mi sono sensibilizzata di più a questo problema perchè vivo a Reggio Emilia, una città dove la presenza di stranieri è molto elevata. Continua a leggere…

Vaccinarsi contro l’influenza H1N1?

(di Natale Caronia – Lions Club Palermo Normanna)

Ogni anno, con l’avvento della stagione fredda, che facilita l’attecchimento virale e, soprattutto, con i figli che affettuosamente si scambiano a scuola i vari ceppi influenzali portandoli a casa, si sviluppano nelle famiglie quelle forme febbrili che tutti conosciamo.

Ciò è sempre avvenuto e continuerà ad avvenire, con varie e alterne gravità, a secondo la virulenza del ceppo; ricordiamo la pandemia di spagnola del 1918, l’asiatica del 1957, la SARS di qualche anno fa, etc., forme particolarmente gravi, ma eccezionali. Continua a leggere…

Era estate…

(Mimmo Caruso)

Cappuccino

«Non mi guardare, ché devo fare una cosa …»
A questa frase seguiva sempre un sorriso: era un invito ad osservare con attenzione quello che faceva.
Le mani afferravano quattro bustine di zucchero, che straripavano tra le dita come un pugno di caramelle tra le mani di un bambino. Continua a leggere…